Le vie dell’Eden

Eshkol Nevo – Neri Pozza – traduzione Raffaella Scardi

“Forse evitiamo di domandare quando abbiamo paura di conoscere le risposte. O forse la ragione è più semplice: non sono un investigatore e non ho l’istinto da investigatore. Sono un uomo che si è lasciato irretire da una donna capace di premere i pulsanti giusti. E così: quando si premono i pulsanti giusti possiamo perdere la testa, possiamo cadere nell’abisso, possiamo diventare complici di un crimine.”

Nevo, come aveva già fatto in Tre piani, racconta tre storie, tre racconti che in un momento più o meno importante si toccano. Tre racconti in prima persona che i protagonisti, due uomini e una donna, fanno a noi lettori e, in fondo, anche a se stessi in una sorta di confessione; nel tentativo di esaminare cosa sia realmente successo, il perché di un comportamento proprio o degli altri. Una confessione fatta senza veli, senza perbenismo, senza tentativo di nascondere o nascondersi la verità. Una confessione nuda.

Il tutto, inevitabilmente, in un incontro tra presente e passato. Tra ricordi e mancanze.

“Ho rallentato Viaggiavo sulla superstrada a settanta all’ora, come se cercassi di rimandare una conclusione. O guadagnare tempo per i ricordi.”

Tre storie che in comune, oltre alla scrittura delicata di Nevo, hanno il senso di smarrimento di un qualcosa che si è perso o che si sta perdendo o che si potrebbe perdere. Hanno la mancanza: un amore sbagliato, un amore che continua dopo la morte, un amore fuggito. Hanno, in fondo, la perdita, ma anche il desiderio, quel desiderio che fa scivolare a volte, sbandare, o del quale si sente la mancanza quando una mano non cerca più un corpo. Hanno le piccole cose che rimangono anche dopo, i dettagli di una storia, ciò che resta

“Sono le piccole cose a spezzarti il cuore”

Quelle che ci racconta Nevo sono vite che per un motivo si sono spezzate, ma che continuano a sperare forse

“… ma sognare è permesso. No, mamma?
Sognare è d’obbligo”

O semplicemente ad andare avanti

“Il mondo si divide in due gruppi di persone: chi ha figli. E chi non ne ha.”

Tre storie che hanno in comune il rapporto con i figli, la priorità che ai figli un uomo o una donna deve e sente di dare. Il legame che c’è oltre e va oltre la famiglia intera, quel matrimonio che può anche per svariati motivi finire o non esserci mai stato.

I tre racconti sono collegati anche dalla musica, e non solo come musicalità della scrittura di Nevo:

c’è chi il musicista lo fa per professione, chi sceglie la musica come sottofondo alle conversazioni o che la ritrova come elemento che accomuna, avvicina. C’è la musica che si balla o quella che si ascolta e poi c’è quella che scatena i ricordi

“Sapevo che nel giro di qualche secondo sarebbe arrivato il ritornello che per me era pericoloso ascoltare – perché, come Ofer mi aveva citato una volta dal libro di un poeta di cui ho dimentico il nome, la musica è l’amo infondo alla canna da pesca lanciata nelle profondità della nostra anima, da cui fa riaffiorare tutto quello che è sprofondato -”

E poi in ogni racconto c’è l’indagine, la ricerca di una risposta, che sia dentro a se stesso per capire se un atto è stato volontario o no, che sia quella per un crimine, che sia quella che segue la pista dei racconti scritti da un uomo scomparso.

Io Le vie dell’Eden lo consiglio a chi non cerca risposte, ma ama farsi delle domande. A chi pensa che la musica sia la colonna sonora della vita, a chi crede nei legami forti e negli amori “predestinati”, a quegli amori che provano, in qualche modo, a vivere per sempre, a chi pensa che la vita, in fondo, meriti sempre di essere vissuta e a chi crede in questa citazione

“Ha impiegato anni a capire che un buco è anche qualcosa attraverso cui si può vedere”