Kader Abdolah – Iperborea – traduzione Claudia Cozzi/Isabella Svaluto Moreolo
“La notte seguente Shehrazade disse: O re fortunato!”
Conosciamo tutti la storia di Shehrazade e del suo stratagemma per salvare la vita, non solo a se stessa, ma anche ad altre donne; donne che sarebbero state scelte dal sultano per passare con lui una notte per poi essere destinate a morte certa. Shehrazade si sacrifica e si salva con l’incanto della parola, con quei racconti che, notte dopo notte, narra al sultano, serbandone sempre un seguito per la notte successiva
“Arrivata a questo punto, Shehrazade interruppe il suo racconto e serbò il resto della storia per la notte seguente”
Ma tutto questo, appunto, lo sappiamo già tutti.
Io, non ricordo nemmeno più perché, ma a inizio di quest’anno avevo espresso il desiderio di leggere Le mille e una notte, non mi ero ancora decisa solo perché stavo cercando di capire quale fosse l’edizione adatta. Poi ho scoperto che Iperborea ne avrebbe pubblicato la rivisitazione di Kader Abdolah e ho pensato che non fosse un caso, che sarei entrata in quel mondo attraverso la narrazione di quell’autore che amavo già.
Del resto non esiste una sola versione di questo libro
“Le mille e una notte che si legge al Cairo è diverso dalla versione persiana. Ma nel corso dei secoli una cosa è rimasta immutata: la voce pura di Shehrazade, che con la sua forza originale risuona chiara in tutte le culture.
Adesso, mentre scrivo questo capitolo, guardo con occhi diversi il testo delle Mille e una notte che mio nonno e mio bisnonno avevano fatto riscrivere per i loro discendenti: anche loro hanno adattato molte scene.”
Kader Abdolah ci racconta la storia e le storie di Shehrazade, decidendo di tagliare qua e là, di togliere la parti che avrebbero potuto risultare incomprensibili o comunque troppo pesanti al lettore, serbandone alcune per il futuro. E decide di restituirci questo libro intervallando i racconti della figlia del visir, con capitoli nei quali ci spiega i personaggi, i luoghi, i tempi, le componenti che tornano e ritornano nella narrazione. E lo fa seguendo lo schema di Shehrazade, lasciando sempre qualcosa in sospeso per la spiegazione successiva, lanciando un gancio al lettore. Terminando i capitoli più o meno così
“… nelle sere in cui si leggevano le storie delle Mille e una notte, le donne si sedevano in disparte, vicino alla finestra. Ne parlerò nella prossima nota dedicata al ruolo della finzione nelle Mille e una notte.”
Le mille e una notte di Kader Abdolah si integra in questo modo di una narrazione dentro alla narrazione
“È normale in un libro come questo: nei labirinti delle storie ci si perde. L’ho provato di persona, mi sono perso decine di volte, In certi casi sono dovuto tornare all’inizio per raccapezzarmi, ma poi mi sono perso di nuovo.
È semplicemente una delle caratteristiche del libro.”
E diventando ancora di più un libro da poter leggere a diversi livelli
“Se si legge Le mille e una notte come una semplice raccolta di favole non ci si accorge della tensione politica che come un filo rosso percorre tutta l’opera. È la tensione che accompagna lo storico, eterno conflitto tra arabi e persiani.”
Un libro che racconta di principi e principesse, di jinn e schiavi, ma anche di lotta per il potere e di guerre, di tradimenti e di sotterfugi. Di amori che nascono all’istante davanti alla bellezza o a un gesto gentile. Ma è anche un libro dove la violenza c’è, dove la donna è spesso vittima di soprusi, dove il sultano può chiedere e avere ogni cosa.
“Le donne non potevano ribellarsi se non facendo ricorso alle loro forze interiori. L’unica arma che avevano era il loro «essere donna», con tutto quello che significava.
Attraverso i suoi racconti, Shehrazade mostra quanto fosse difficile la vita delle donne, ma allo stesso tempo dipinge gli uomini come esseri schiocchi e ingenui, che si lasciano facilmente ingannare, che si fanno catturare come mosche nella tela del ragno”
Ed è un libro che si può leggere anche in modi diversi: tutto d’un fiato o notte dopo notte, come quei racconti che Shehrazade ha saputo inventare e raccontare, ricordandoci che da sempre l’uomo ha avuto bisogno di sentirsi raccontare delle storie e che, in fondo, cosa più bella non c’è…

