Le incantatrici

di Boileau e Narcejac – Adelphi – traduzione Federica Di Lella

“Alla fine si decise a dare un’occhiata da quella parte e per un minuto dubitò di se stesso, perché questa volta era sicuro di stare vivendo un incubo. Alla sua destra c’era una ragazza. Ed era di nuovo la sconosciuta bionda. Stesse labbra, stessi occhi azzurro scuro, stesse ciglia che sbattevano, stesso sorriso divertito. Il profilo che vedeva a destra era la fotocopia esatta di quello che gli era parso di vedere a sinistra. Le due ragazze si chinarono in avanti, avvicinarono le teste, e di fronte a lui apparve la stessa faccia sdoppiata, gli stessi occhi azzurri dall’espressione canzonatoria”

Fin dalla prima pagina de Le incantatrici si sa che c’è stato il morto, anzi la morta. Fin dalle prime pagine si capisce che c’è un mistero, perché la morta è una, ma le ragazze erano due. Fin dalle prime pagine si capisce che

“All’inizio era solo la storia di un ragazzo come tanti. Ma poi…”

Boileau e Narcejac due scrittori noir francesi dai quali hanno attinto registi del calibro di Hitchcock e che io confesso colpevolmente di aver conosciuto solo ora, ci regalano un romanzo che ci porta nel mondo dell’illusionismo, ma soprattutto nel mondo del doppio.

Pierre Doutre, il protagonista, il ragazzo di cui sopra, è figlio di un famoso illusionista che muore improvvisamente. Questo avvicina Pierre a una madre da sempre assente, Odette, una madre che sostiene che quando i figli crescono non hanno più genitori; e lo avvicina anche al mondo del teatro ambulante, dell’illusione, dei giochi di prestigio e, soprattutto, gli lo avvicina a Greta e Hilda, due gemelle identiche e bellissime.

Ovviamente lui si innamora all’istante, ma di quale delle due?

“Era Greta? O invece era Hilda? In ogni caso era Lei!”

E nasce un’ossessione della quale poco posso raccontare, siamo pur sempre all’interno di un noir, di un mistero che si svelerà pagina dopo pagina

“Che cosa si dicevano le gemelle la notte, prima di addormentarsi? A Doutre pareva di vederle mentre si scambiavano confidenze, soffocando risate sotto alle coperte. Lui, dal canto suo, restava a lungo sveglio nel letto a farsi sempre la stessa domanda. Quale delle due? Ma in realtà sapeva benissimo che se fosse riuscito ad averne una, avrebbe immediatamente desiderato l’altra. Era l’altra che lo ossessionava, l’assente, la prigioniera, il doppio”

Il mio primo incontro con questi due scrittori posso dire essere stato positivo, il libro ti tiene incollata al pezzo e anche se qualcosa puoi intuire strada facendo, l’illusione, il sogno, il gioco del doppio tengono acceso il dubbio fino alla fine e ti affascinano.

La sensazione, però, è quella di aver letto un’opera minore di questo duo e il desiderio è quello di andare a indagarne altre.