Paul Guimard – L’orma editore – traduzione Eusebio Trabuchi
“Ho voglia di una mela. Non una mela qualunque, lucidata di cera nella catena di montaggio di uno stabilimento industriale, ma di una renetta che profumi esattamente della fragranza che ho respirato poco fa nel prato: la buccia gialla con qualche striatura più vivace, rossa quasi, e un principio di ticchiolatura a darle qualche pennellata di grigio. Questo tipo di mele, e soltanto questo, quando si addenta scrocchia e si squaglia, concedendo già al primo morso la quintessenza del suo sapore. Il rumore dei denti a ferire una renetta matura, quel che di selvaggio insito nella bocca che prende d’assalto la polpa carnosa di un frutto (Aurélia ne era maestra): che antidoto strepitoso a qualunque idea di morte! Sarei salvo se soltanto Aurélia mi offrisse una mela.”
Quali sono le cose che contano veramente quando la vita senti che sta per fuggire via? Quali sono i ricordi che tornano, che rimangono impigliati a quel momento? Quali sono le cose che mancheranno e a chi mancheremo dopo la morte?
Un uomo percorre una strada in macchina, fa una curva, si accende una sigaretta e non sa di andare incontro a un destino travestito da camion che trasporta maiali. Non sa che due secondi in più o in meno avrebbero potuto cambiare il corso degli eventi.
“Chissà dove li ho persi, quei tre secondi. […] Qui è tutta questione di un paio di secondi. Quali, vorrei sapere.”
Non sa che quella lettera che ha nella tasca della giacca ora rischia di arrivare a destinazione, non sa che non vorrà che questo avvenga.
Paul Guimard ci racconta un incidente, ce lo racconta nei dettagli, tanto che noi lo vediamo come se fossimo seduti in una poltrona davanti allo schermo di un cinema, tanto da far venire voglia di mettere una mano davanti agli occhi per nascondere i particolari più cruenti e crudeli. Ma Paul Guimard ci racconta anche il “dietro alle quinte” ovvero ciò che avviene nella testa del suo protagonista, un uomo che si vede passare davanti tutta la vita, come si usa dire, ma di quella sua vita percepisce e ricorda solo alcuni frammenti, alcuni dettagli, alcuni profumi.
“A ciascuno le sue madeleine. A me, quest’erba umida ha portato l’Aurélia di quel settembre, con il suo sorriso da pechinese e i suoi rossori discreti, mentre tutt’attorno la campagna si preparava all’autunno”
Un’amicizia, un amore che è, forse, un rimpianto.
E noi lettori siamo nella testa di quell’uomo, lo sentiamo mentre cerca di comunicare con quei soccorritori che parlano di lui come se lui non ci fosse, lo sentiamo mentre ci racconta il suo passato, ma anche mentre ci dice di essere diventato una persona diversa e di esserlo diventato proprio a causa di quell’incidente. Lo ascoltiamo mentre ci parla di morte e di vita, di scelte.
“Ci si sceglie la vita come si sceglie un’auto e in fin dei conti in entrambi i casi si presta molta attenzione agli optional e ci si lascia condizionare da quelli.”
Paul Guimard è magistrale nel dare al flusso di pensieri del suo protagonista, il ritmo incalzante di un romanzo; nel rendere con la sua scrittura la sensazione di claustrofobia di chi non può più scegliere, decidere, di chi non riesce a farsi sentire. E di fare il tutto con la poesia di una scrittura pulita, a tratti poetica e dove le parole sembrano scelte per anticipare, profetizzare gli eventi
“Quando il dolore è passato, poiché tutto passa, ho provato a trapiantarmi l’amicizia di nuovi compagni, per non restare invalido a vita. Spesso ho creduto che l’operazione fosse riuscita, ma ogni volta, dopo un periodo di tempo più o meno lungo, una crisi di rigetto mi faceva ripiombare nella mia condizione di infermità. Ho fatto come i mutilati, vivendo con delle protesi che simulano l’amicizia quasi alla perfezione.”
E ci dice che la vita può andarsene in un attimo, per colpa del caso, di due o tre secondi che si perdono per strada, e che forse dobbiamo evitare di farci trovare con la lettera sbagliata in tasca…
“Il profumo di quei fiori che ho respirato un attimo fa, mille anni fa, nel campo dopo l’incidente, che non sono colombine – Hélène saprebbe dirmi il nome -, quelle campanelle autunnali che hanno suonato la fine della mia ricreazione”
Le cose della vita è il ventottesimo Libro Vagabondo, il consiglio di Hellisbook di Milano

