Paolo Milone – Einaudi
“C’è chi ritiene che il ricovero in Psichiatria sia la cosa più brutta al mondo. Talvolta la vita è ancora più brutta. Gli animali feriti si nascondono in una tana e si leccano le ferite:
Psichiatria è una tana.”
L’arte di legare le persone è un viaggio nel Reparto 77, nella Psichiatria d’urgenza, là dove bisogna saper anche improvvisare, risolvere, andare altre a dei protocolli
“Ma come? Non avete i protocolli in Psichiatria? […]
Sì, ma il paziente ha bisogno di uno che si stupisca,
di uno che si commuova,
di uno che raccolga la sua merda e si risollevi la faccia ridendo,
di uno che si confonda, che scappi, che gli metta le mani addosso.
Cerca te, ha bisogno di te, non dei protocolli. Cerca il medico non la medicina.”
È un libro che parla di un argomento forse scomodo, un argomento del quale spesso si preferisce non parlare, come se non parlandone il problema potesse scomparire, non esserci. Ma è un libro che riesce a trattarlo con una delicatezza rara, con una poesia che tu, lettore, non avresti immaginato mai poter arrivare in soccorso a un tema come questo
“Chiara, sei come una piantina in vaso.
Sei separata, vivi con due figli piccoli:
se nessun uomo ti innaffia con un po’ di attenzione, arrivi secca, col capo chino e le foglie cadenti
-anche se cerchi di sbattere le tue piume –
ma se è nuvolo, ti basta qualche goccia,
un complimento di passaggio,
mentre si aprono gli ombrelli nel vento,
e tu sollevi la testolina
apri i petali
fai respirare le foglie
e vieni da me con gli occhi limpidi,
ansiosa di sapere
se il mondo è ancora bello.”
Milone dialoga con noi lettori, ci dona una sorta di diario non cronologico, una raccolta di frammenti di vita tra le mura di un carcere del quale lui ha le chiavi, lui alla sera può tornare a casa (forse)
“… i pazienti mi dicono: beato lei che ha le chiavi.
Sì, ho le chiavi, ma sono sempre qui.”
Ma dialoga anche con i suoi pazienti, chiamandoli per nome (ovviamente si tratta di nome di fantasia), facendo loro delle domande, chiedendo loro il perché. Mettendosi lui dall’altra parte della scrivania.
Parla di suicidio, parla di difficoltà, parla di malattia mentale in tutte le sue forme e parla di contenere le persone.
“Se mi chiedete un’immagine simbolica di Psichiatria d’urgenza
è proprio il contenere,
il riunire frammenti spezzati tra loro,
mettere insieme mente e corpo, riunificare la persona,
come un gesso rinsalda le ossa.
Far di pezzi, uno.”
E parla dell’impossibilità di sopportare, a volte
“Talvolta mi passi un tal senso di solitudine che io, appena
finisco il colloquio, devo telefonare a mia moglie;
se non la trovo, a mia figlia; se non la trovo, a un amico.
Dico: sono io, e poi non so dire perché ho chiamato”
se non utilizzando un po’ di “ironia gentile” (definizione che ho rubato a qualcuno, ma non so più a chi), un po’ di poesia appunto e il mare
“I genovesi, quando sono pesti e tristi, salgono su uno scoglio e vanno a parlare al mare.
Il mare è disponibile, non si nasconde,
quando parli non interrompe.
Col mare puoi piangere, urlare, bestemmiare,
tirare pietre, lui non si spaventa.
Continua ad andare avanti e indietro:
ti cerca, non ti cerca,
ti chiama, non ti chiama.
Sarebbe bello imparare i segreti del male.”
L’arte di legare le persone è un libro da leggere in sequenza per poi rileggere aprendolo a caso, come un libro di poesie. È un libro che tratta argomenti duri, disperati, ma capace anche di farti sorridere. Un libro che a tratti ti accarezza come solo la poesia può fare, a tratti ti schiaffeggia come spesso riesce a fare la vita.
Un libro che tratta il paziente come un essere umano, non solo con un malato mentale. Un libro che ci porta a provare empatia per tutti, per chi ha le chiavi e per chi non le ha. Per chi rimane rinchiuso dentro quella casa in fiamme (definizione non mia, ma dell’autore) che è la malattia mentale e per chi, da fuori, cerca di salvarlo
“E penso: la mia giornata è fatta di tanti piccoli addii.
Ecco il mio trucco per arrivare fino a sera:
trasformare ciò che più temo in abitudine.”
L’arte di legare le persone è il cinquantesimo #librovagabondo proposto dalla libreria Le due zitelle di Belluno, ed è il libro di aprile di Pnleggebooklovers un libro crossover per me, al quale sono “costretta” a volere bene alla seconda potenza.

