L’amore inutile

Gianfranco Di Fiore – Wojtek edizioni

“Ma poi l’oscurità finiva per ingoiare ogni cosa e il silenzio non era abbastanza comodo da rasserenarla. Aveva bisogno di liberare la gola e i polmoni e di parlare. E allora di notte accendeva la lampada a forma di stella, che aveva comprato in gita, sulla neve, quando era troppo piccola e immaginava di poter volare, si copriva la testa con le lenzuola e telefonava a lui.”

Un lui e una lei senza nome, un lui e una lei che si alternano i capitoli e si raccontano in terza persona. Un lui e una lei che non si sono mai incontrati o che, sì lo hanno fatto di sfuggita, lui ha visto lei, l’ha anche fotografata, lei forse lo ha notato di sfuggita, ma che un giorno iniziano a telefonarsi, a parlarsi a scriversi. A confidarsi in modo aperto e senza filtri, a mentirsi omettendo, ad aspettare l’uno la voce dell’altra e viceversa

Ci si può innamorare di una voce?

A innamorarsi, a chiamarsi “Amore mio”

“In quel momento pensò che non ci si poteva innamorare di una voce, ma solo delle parole. Lui lo sapeva, glielo ripeteva sempre, diceva che le parole potevano guarire.”

Lei è bella, lei è ricca, lei aspira a essere perfetta, alla perfezione del suo corpo. Lei non risulta poi così simpatica al lettore, ma pare non esserlo nemmeno a se stessa. Lei è attraversata da mille ossessioni e pare trasformare tutto in ossessione

“E così lei continuava a utilizzare le parole e la voce di lui per rianimare la speranza, per dimenticare, per avventurarsi senza difese in un’oscura giungla di emozioni dentro la quale non filtrava alcun raggio di sole. Ed è così che nasce la funesta devozione: deragliando, confondendo le opportunità con il bisogno.”

Lui l’ascolta, la consola, cerca le parole giuste. Lui è fotografo e proietta diapositive sul soffitto mentre  attende che lei chiami, che lei torni dall’ennesima sparizione. Lui è la parte passiva, sottomessa; a lui vorresti dire, basta non rispondere più a quelle telefonate!

A metà libro ho avuto la tentazione di abbandonarlo. Troppo diretto, troppo doloroso, troppo insopportabile il personaggio di lei, ma forse anche di lui. Troppe volte mi sono chiesta Ma questi perché non si incontrano?

Troppo volte ho sostituito la parola dipendenza alla parola amore. Troppi dialoghi li ho sentiti non veri, non trasportabili nella realtà. Un eccessivo dilungarsi di un dolore, fino a diventare ridondante, ripetitivo.

Ma l’ho letto tutto e posso dire che questo romanzo è la prova che i libri bisogna leggerli, appunto, fino alla fine. Perché solo leggendo L’amore inutile fino all’ultima pagina, puoi capirne il quadro completo, solo capendo quali sono i segreti che i due protagonisti si celano, e la voce narrante cela a noi lettori, puoi rivalutare tutto. Ma non vi racconterò di più.

Dire che Gianfranco Di Fiore ci racconta un amore ai tempi del digitale è decisamente riduttivo: l’amore di lui è lei, ammesso che di amore si possa parlare, è il tentativo di trovare un motivo di appiglio di salvezza in una vita che ha saputo bastonare pesantemente e che non smette mai di farlo. È il tentativo di trovarlo nel parlare, nell’essere ascoltati e nell’ascoltare, nell’essere liberi di essere amati anche senza essere toccati, visti, annusati. Di esserlo a prescindere, insomma. È il tentativo di trovare un altrove dove poter andare o fuggire, dove poter essere veri, pur in fondo non essendolo mai. Perché la verità detta sarebbe troppo vera, forse, sicuramente troppo dolorosa, più ancora di quella realtà che decidiamo di abitare. E allora è meglio allontanare il momento dell’incontro, immaginarlo, prometterselo ogni giorno. Illudersi che un giorno, quel giorno arriverà

“Forse, aveva soltanto bisogno di un amore inutile”

Ho scoperto questo romanzo tra le mani di un libraio, lo stava leggendo e me ne ha raccontata la prima parte. L’ho voluto perché ho pensato subito a un film di qualche anno fa “Her”, ma anche a un mio amore nato più dalle parole che dallo sguardo. Non ho trovato né l’uno né l’altro, come non ho trovato speranza in questo romanzo. Ma ho trovato la non banalità di chi ha avuto il coraggio di scrivere un storia non per tutti, una storia che ti lascerà un ricordo, anzi una piccola cicatrice.

Prenditi cura di te.
Sai cosa ho capito in questi anni?
Che davvero ci si può innamorare di una voce.