L’acrobata

Laura Forti – Giuntina

“Andandomene nel silenzio ti priverei due volte di tuo padre, di quello che so e dell’idea di lui che pensi di voler conoscere, Devo correre il rischio di lasciare uscire la mia storia, una storia che ho tenuto dentro per tutti questi anni,  a costo che mi si schianti il cuore rivivendola, a costo che tu mi giudichi. Forse è venuto il momento, uso una parola forte, di fare testamento. Non entusiasmarti, non ti lascio un tesoro in eredità, non ti arricchisco con qualcosa di prezioso, non ti faccio neanche un regalo. I ricordi sono come schiaffi, sono zavorra e c’è il rischio che ti facciano affondare.”

L’acrobata è un piccolo ma densissimo libro. In poco più di cento pagine Laura Forti ci regala la storia di una donna forte, una donna che, ancora bambina, ha dovuto fuggire dall’Italia a causa del suo essere ebrea. Una donna che è approdata in Cile, dove non ha trovato una vita facile: sposata per essere indipendente, madre di una figlia con un grande handicap, finalmente madre di un figlio del quale sappiamo fin da subito dovrà sopportare la perdita. Una donna dai tratti duri, ma marchiata da quella perdita

“Io non riesco a soffrire. Se non soffro, lui non è morto. Piangere vorrebbe dire ammettere di averlo perso.”

Una donna che sceglie di confessare il suo passato e le sue colpe scrivendo delle mail (è questo l’espediente narrativo che sceglie Laura Forti) a quel nipote che non ha mai conosciuto suo padre

“È stato egoista e anche, uso una parola che ti sorprenderà, è stato debole. È scappato dall’amore. L’amore fa paura, risveglia sentimenti e anche il nostro bisogno di appartenere a qualcuno. Richiede forza e consapevolezza. Perché a volte non si riesca ad amare proprio perché non si capisce subito quanto sia importante, centrale, quanto tutto parta da lì. E poi diventa troppo tardi.”

Come detto un piccolo libro, ma un libro che ci illumina su una parte della Storia, che ci fa viaggiare dalla Russia all’Italia, dal Cile alla Svizzera, alla Svezia e ci fa venire voglia di indagare il periodo cileno di Allende e Pinochet, di colpi di stato, attentati e dittatura

“Mi chiedi cos’era la politica a quei tempi. Bella domanda, nipote. Mi viene da dirti semplicemente: era coraggio. Sì, proprio così, era avere coraggio, lealtà, fiducia verso la vita e verso gli altri. Coraggio di credere nelle nostre idee e non avere paura di dirlo. Se eri per Allende eri per Allende, se non lo eri eri di destra, da una parte o dall’altra, sì o no, non come è successo dopo, quando tanti si sono nascosti nel silenzio, nell’omertà, e non hanno preso una posizione precisa”

Una storia vera quella de L’acrobata, quella del cugino della scrittrice, morto assassinato dalla polizia cilena. Una storia politica, un piccolo gioiello che merita di essere letto, se non altro, per farsi attraversare dai brividi evocati dai fatti narrati e dal dolore di una madre che forse vive nel rimorso di non aver educato un figlio troppo indipendente, troppo “giusto”

“No gli ho mai detto esplicitamente «no», lui capiva da solo cosa era giusto. Giustizia, ecco, ha sempre avuto un senso della giustizia innato.”

ma del resto avrebbe mai potuto farlo?

“Il bambino aveva chiesto, quasi gridato a sua madre: «Perché nessuno fa niente?». L’adulto aveva deciso che avrebbe fatto qualcosa.”