Francesca Violi – Elliot edizioni
“Non so però se è davvero quello che faccio, affrontare la paura. Forse è più corretto dire che la seppellisco, giorno dopo giorno, passo dopo passo, insieme alla Melissa di prima. E l’una e l’altra le do in pasto al bosco che tutto mangia, le foglie morte, le carcasse di piccoli animali, i rami caduti spugnosi di marciume, e tutto trasforma in materia viva e nuova. Se si nutre delle parti morte di se stesso, non avrà problemi a mangiarsi le mie.”
Inizia più o meno così il nuovo romanzo di Francesca Violi; più o meno nel senso che questa è una citazione presa dalla prima pagina del libro, dal momento antecedente alla vera narrazione. Qua sappiamo subito che qualcosa è successo a Melissa, sappiamo subito che esiste una Melissa di prima del fatto e una del dopo. Sappiamo subito che questo romanzo ci terrà sul pezzo.
Violi è brava nel raccontarci il percorso della sua protagonista, è brava nel farci conoscere una Melissa che crede che solo la cura dell’anima possa condurre alla cura del corpo, che il benessere fisico dipenda solo dal benessere psichico e da una sorta di equilibrio interiore. È brava a farci vedere come, piano piano, in Melissa si innesti il dubbio di essere stata plagiata, di essersi affidata alle persone e alla medicina sbagliata per curare il cancro del padre; è brava a farci vedere come in lei nasca il senso di colpa, il desiderio di vendetta.
“Qualunque azione, anche la più cattiva, finché accade solo nel pensiero non fa male a nessuno, giusto? Puoi rigirarti nella mente questo cristallo abnorme e acuminato ma di fatto ancora innocuo. Puoi giocarci, specularci, soppesarlo, modellare nuove punte e prismi.”
Perché se L’abbaglio nelle prima parte (scritta utilizzano la terza persona) sembra essere un libro che indaga il senso di colpa, ma soprattutto lo scontro tra medicina tradizionale e medicina alternativa, sembra essere il racconto di una scelta di vita a contatto con la natura, di un benessere che da quella natura dipende; nella seconda parte diventa altro, diventa un vero noir, un romanzo ricco di colpi di scena e di sviluppi inaspettati.
Ricordo di averne letta gran parte tra una panchina e l’altra di un parco, a tappe, tornando verso casa, perché volevo sapere, volevo averne ancora qualche pagina
Ma questo un romanzo del quale, a mio avviso, è meglio conoscere poco prima di leggerlo, quindi eviterò di raccontare altro.
Conosco Francesca come una persona mai banale, una persona che pensa e ragiona su ogni scelta e non scivola mai nel superficiale, nemmeno se deve scegliere un tramezzino al bar; tutto questo l’ho ritrovato ne L’Abbaglio (non il tramezzino ovviamente). Sono certa che dietro al nome di ogni farmaco o non farmaco ci sia stato dello studio, sono sicura che ogni scena sia stata provata e riprovata nella testa di Violi, fino a raggiungerne la perfezione. Perché leggendo questo noir hai la sensazione che tutto fili liscio, che tutto sia al posto giusto: una grondaia, un albero, un percorso nel bosco, il grido di un bimbo. Persino la scelta di quel nome: Melissa, una pianta, una tisana calmante, qualcosa di dolce e armonioso: un nome così adatto alla protagonista che incontriamo nelle prime pagine del romanzo, ma poi…
qua è dove puoi ascoltare e vedere la diretta Instagram che ho fatto con Francesca Violi

