La Vita Nova_Tarquinia (VT)

Libro vagabondo_Trentaduesima tappa

Mi hanno chiesto come scelgo le librerie da visitare, dove e come le trovo. Ho risposto che non c’è una regola, un unico modo: a volte semplicemente indago il territorio che ho in programma di girare, a volte mi vengono suggerite, a volte le individuo da post di persone che seguo o degli autori che in quelle librerie hanno fatto delle presentazioni. Poi magari nemmeno mi ricordo come ci sono arrivata. Però di Vita Nova lo so dire esattamente, perché la prima volta che ho sentito parlare di questa libreria erano tempi non sospetti, ovvero prima di questo progetto e prima anche del Covid, ero a Pordenone.

Me ne ha parlato una persona che un po’ devo ringraziare se oggi sono qua, non solo in questa libreria, ma proprio qua in giro per l’Italia, una persona che mi ha aiutata e guidata nel mio percorso di fiducia in me stessa: la mia psicologa. Ma questa è un’altra storia.

La storia che voglio raccontarvi, invece, è quella di Elena che quindici anni fa decide di aprire una libreria caffè, in un tempo in cui le librerie caffè in Italia non erano molte e, comunque, in una città in cui la novità non sempre viene (ancora oggi, figuriamoci allora) accolta con il sorriso sulle labbra.

La Elena di prima di Vita Nova ha il famoso lavoro fisso, ma capisce che non ha più voglia di lavorare per gli altri e così se ne va. Se ne va e si iscrive all’Università, a Lingue per l’esattezza. Lo fa a quarant’anni e, mi dice, è bellissimo studiare quando si è già grandi. Questo sarà un passo che muoverà tutto il resto e che la porterà nel 2007 ad aprire questo luogo che fin da subito Elena ha voluto che coniugasse le due realtà: il caffè e la libreria.

Sono sempre stata un lettrice e sono partita da questo, mi racconta, il resto l’ho imparato passo per passo.

Del resto che Elena sia una donna forte, sicura delle sue scelte, una donna che non teme di andare per la sua strada anche a rischio di commettere degli errori, lo si capisce subito. È una donna schietta Elena e, come spesso sono le persone schiette, oltre che generosa di parole, lo è anche nel donare se stessa.

Ora credo di saper fare la libraia e anche di essere un buon “capo”, perché ho saputo scegliere due collaboratrici competenti e capaci: due collaboratrici che hanno capito la cifra di Vita Nova.

E qual è questa cifra? Chiedo io.

Quella di creare un prolungamento del divano di casa, di essere un luogo che accoglie insomma.

E io, guardandomi intorno, questa accoglienza non posso che notarla, nelle poltrone distribuite qua e là, nella bellezza che accoglie chi qua entra, in quei piccoli complementi d’arredo che denotano la cura di chi mette amore in quello che fa. Sono una Vergine, mi dice Elena, per me il dettaglio è importante. E nel calore delle libraie, che ti fanno sentire di casa, appunto, in famiglia.

Siamo in tre e siamo molto diverse, amiamo anche letture differenti e questo è molto importante. Milena (che è presente al nostro incontro) è la nostra esperta in letteratura per ragazzi e anche di un genere di letteratura per adulti più raffinata, io ho una predilezione per gli scrittori in lingua inglese, mi dice Elena, Francesca (che ora è in ferie) è la più giovane e quindi può avere un sentore diverso su un target, appunto, più giovane. Così ci dividiamo i libri da leggere, perché è importante che noi libraie sappiamo quello che proponiamo.

Vita Nova è una libreria molto fornita, noto. Dobbiamo tenere un po’ di tutto, mi dice Elena, del resto siamo praticamente l’unica libreria di Tarquinia e non posso permettermi di avere solo i libri che piacciono a me. Certo sarebbe bello,

ma seguire solo il proprio gusto non è una scelta vincente per un libraio; almeno non lo è in una cittadina piccola come questa. Anche se poi i nostri lettori si sono affinati, perché ovviamente noi proponiamo e consigliamo ciò che piace ed è piaciuto a noi.

Abbiamo deciso di archiviare i libri in ordine alfabetico di autore, perché è più comodo per i lettori e meno faticoso per noi libraie (parla un po’ al singolare e un po’ al plurale Elena, e si capisce quanto le sue collaboratrici siano più famiglia che dipendenti), del resto, aggiunge, Di Giovanni si trova benissimo vicino a Dante.

Abbiamo anche un gruppo di lettura storico, ormai ha dieci anni. Ci siamo rivisti proprio l’altra sera, dopo questo lungo periodo di fermo, lo abbiamo fatto in campagna nella mia casa di famiglia: mi è sembrato importante organizzare qualcosa di carino. E mentre me lo racconta mi mostra orgogliosa le foto della serata.

Negli anni qua abbiamo organizzato molte iniziative, dice, oltre alle ovvie presentazioni di libri: abbiamo fatto degli eventi legati alle nazione, con letture a tema, ma anche cibo ed alcol o magari rappresentazioni teatrali. Per esempio, continua, quando abbiamo fatto la serata dedicata alla Russia, la vodka era garantita e ha partecipato il gruppo delle badanti dei nostri vecchietti, a una di loro ho chiesto di fare delle letture in russo.

Mentre Elena e Milena parlano con me entrano i clienti e si percepisce subito come qua siano di casa: due bimbi si muovono tra gli scaffali in attesa che la mamma li raggiunga, una donna passa a chiedere le chiavi di casa sua (teniamo le chiavi di tutto il quartiere qua, mi dice Elena, e ritiriamo anche i pacchi per chi non può farlo), una signora mi racconta di essere originaria di Udine e mi dice che lei compra qua tutti i libri, tanto se non ci sono me li procurano in pochissimo tempo. Poi si ferma a  parlare dell’intervento alla gamba che deve fare e della dieta anche, ma dice che la fa solo per questioni di salute, perché lei è sempre piaciuta anche con qualche chilo in più. Non posso che commentare dicendo che io quella donna l’adoro.

A volte vorrei essere solo la libraia che fa la libraia, perché è questo che so fare: occuparmi di libri e di lettori, vedere cosa va e cosa non va, decidere cosa ordinare e quanto ordinare, ma oggi non è più così, mi dice Elena, oggi bisogna essere sui social (e per fortuna ci sono Milena e Francesca che sono brave a gestire questo aspetto), bisogna farsi pubblicità e io non sono brava a farmela.

Ho sempre pensato che la miglior pubblicità per una libreria fossero i lettori, continua, una pubblicità lenta e inesorabile, ma quella alla quale mi affido. Sono una libraia, io.

Ma da Vita Nova, oltre ai clienti, si aggira anche la mascotte della libreria: Artù, un gattone bellissimo e tranquillo che credo abbia capito la cifra di Vita Nova, così dopo un po’ di giri, trova la sua poltrona e ci si stende, incurante di noi che continuiamo a chiacchierare e che anzi cerchiamo di attirare la sua attenzione per coinvolgerlo nel video. Ovviamene lui ci ignora, in fondo è un gatto.

Perché Vita Nova? Chiedo a Elena. Ho pensato molto al nome da dare a questa mia creazione, diverse amiche mi hanno proposto delle idee e questa è stata quella vincente, perché, in fondo, per me questa era una nuova vita, un grande cambiamento, un ripartenza e così Vita Nova è stato.

Per il gatto sul logo non chiedo delucidazioni, mi pare ovvio, qua i gatti sono rappresentati in ogni angolo, in ogni particolare, dalle tazzine a quel bellissimo scacciapensieri appeso proprio sopra a dove ha scelto di stendersi Artù.

Abbiamo voluto abbinare alla libreria e alla caffetteria anche la vendita di giocattoli e gadget di qualità e, soprattutto, sempre in cifra (a Elena piace questo termine quindi io ne abuso) con il locale. È stata una mossa vincente, perché questi reparti bilanciano i momenti in cui la libreria va meno bene, mi dice Elena. Poi mi racconta che con il tempo hanno inserito e ampliato la parte dedicata ai bambini, È una fetta di mercato che funziona ancora bene: un libro per un bimbo lo comprano anche gli adulti che leggono poco. Poi mi racconta che Milena ha proposto il libro più bello per il festival Pagine a Colori, un festival dedicato alla letteratura e all’illustrazione per l’infanzia che si svolge a Tarquinia. Milena quel libro me lo mostra, si chiama Barnabus dei @thefanbrothers @galluccieditore ed è bellissimo!

Milena se ne va, ha un bimbo da andare a prendere all’asilo, non prima di raccontarmi che qua lei ci è arrivata un poco per caso, un poco a piccoli passi. Abito poco distante, mi dice, ho iniziato a fare delle sostituzioni, poi questo è diventato il mio lavoro fisso. Del resto il i libri li amo e li ho sempre amati.

Io ed Elena continuiamo a chiacchierare davanti a un bicchiere di prosecco. Ormai l’intervista è fatta, il #librovagabondo è già nella mia borsa, ma noi di libri continuiamo a parlare, anzi Elena mi legge proprio alcuni passaggi di uno dei suoi libri del cuore. Ci raccontiamo le nostre lacune e le nostre passioni,

Elena mi dice che ama la letteratura che la sappia far ridere, il problema, aggiunge, è che se ne trova così poca. E detesto le fascette, scrivilo che penso che siano più bugiarde delle lapidi, mi dice indicato un libro al quale la fascetta è stata tolta.

Il tempo passa e, almeno io, non me ne accorgo, arriva l’ora della chiusura ed Elena mi saluta dicendomi che sente che questo mio viaggio mi porterà qualcosa di buono. Sei un poco strega tu? Le chiedo. Certo, mi risponde. Ci abbracciamo e, mentre Artù continua a ignorarci, Elena appende il cartello di chiusura e io vado a perlustrare Tarquinia pensando che qualcosa di buono oggi questo viaggio me lo ha portato ed è stato conoscere questa realtà e vedere la serenità negli occhi di Elena e Milena mentre me ne parlavano.

La Vita Nova è a Tarquinia (VT), via Giosuè Carducci 8
ha una pagina Instagram
ha una pagina Facebook

qua è dove potrai conoscere Elena e ascoltare le sue risposte alle cinque domande

Il Libro Vagabondo proposto da Elena