Niviaq Korneliussen – Iperborea – traduzione Francesca Turri
«Naasuliardarpi?»
Lei annuisce. Naasuliardarpi: dove va chi cerca i fiori.
«La valle dei Fiori», spiega.
«Ci sono dei fiori laggiù?» chiedo.
«Al momento solo fiori di plastica. Vieni, c’è troppa neve.»
«Fiori di plastica?»
Mi fa segno di seguirla, io non mi muovo. Allora mi raggiunge e mi abbraccia da dietro.
«È come… una sorta di limbo», dico.
«Limbo?
Annuisco.
«Dove si trovano i morti che non hanno potuto raggiungere il luogo a cui erano destinati.»
È un conto alla rovescia a scandire il ritmo dei capitoli de La valle dei fiori, un conto che parte dal numero 45 e arriva all’epilogo finale. Ogni capitolo ci racconta un suicidio: il come, il dopo, il perché di un suicidio. E il suicidio è, senza ombra di dubbio, il motore trainante di tutta la narrazione
Del resto la storia ha come scenario una delle terre che detiene il primato dei suicidi mondiale: la Groenlandia
“Non esiste una spiegazione certa del perché così tanta gente si tolga la vita in prossimità dell’arrivo del sole di mezzanotte. Un’ipotesi è che dormire troppo poco porti alla depressione. Un’altra ipotesi è che, dopo un inverno freddo e buio, ci si consoli con il pensiero dell’arrivo di giorni più caldi e chiari, ma quando questi finalmente arrivano ci si accorga che la vita non migliora. Non migliora mai.”
Niviaq Korneliussen ci racconta una storia triste, una storia disperata, una storia, in fondo, di solitudine, nonostante tutto l’amore che potrebbe esserci, nonostante la nostra protagonista sia amata, nonostante abbia una famiglia e una fidanzata. E ce la racconta attraverso la prima persona, facendo parlare con noi la sua protagonista, facendoci arrivare direttamente il suo disagio. Direttamente dalla sue parole che a volte appaiono urlate, scurrili, senza filtro alcuno.
Sembra trovare un po’ di pace e di poesia nella narrazione solo quando parla di quella nonna che non c’è più o della valle dei fiori, quella valle dove, in un pezzetto di carta che mette accanto alla patente, chiede di essere seppellita a prescindere dal luogo dove morirà.
“Sulla tomba di Guuju i fiori di plastica sono suddivisi per colore: quelli rossi sono in mezzo, quelli rosa in basso, e il tutto è circondato da rose bianche. Non c’è scritto quand’è nata, quand’è morta, non c’è scritto chi è. Poso una mano sulla croce, mi sembra sbagliato. Faccio alcuni passi indietro e la osservo, poi alzo lo sguardo, su, su, su, fino alle montagne, dove d’estate sbocciano i fiori veri della Valle dei Fiori. Come mi chiamo? Non ho un nome, sono solo un numero.”
Non si piace la protagonista de La valle dei fiori, non si sente all’altezza di ciò che ha o che potrebbe avere, si boicotta forse, si maltratta di certo; non permette al suo personale copione di ragazza “sbagliata” di uscire dai binari, nemmeno quando la vita pare volerle destinare un trattamento di favore.
E tutto questo si amplifica sempre più quando, per studiare, approda in Danimarca; quando si confronta con i biondi danesi, quando il suo essere groenlandese spicca, emerge, non può essere nascosto.
La valle dei fiori ci porta in un luogo poco conosciuto, poco raccontato (almeno per noi), ci fa conoscere usi e problemi della vita in una regione climaticamente ostile; ci racconta il rapporto tra Groenlandia e Danimarca, ci parla di corpi e di sesso e di personaggi che, tutti, hanno avuto contatti con il suicidio, personaggi che ogni giorno potrebbero aprire i social e trovare il nome di un conoscente che si è tolto la vita
Non è una lettura facile La valle dei fiori, non lo è per l’argomento trattato, per l’inevitabile dolore che si porta dietro; ma posso dire che questo romanzo ha un grande merito, quello di avvicinarci a un mondo da noi così lontano, a un modo di vivere e di pensare per noi così diverso. Anche a una scrittura che, pur essendo a tratti abbastanza basica (a volte persino intercalata dall’essenzialità del linguaggio social) riesce a diventare poetica davanti a un cimitero e una valle fatta di fiori finti e di tombe senza nome. Di ragazzi e ragazze, uomini e donne morti suicidi.

