Octavia E. Butler – Sur – traduzione Veronica Raimo
“Aveva dimenticato come si faceva a leggere e scrivere. Era il suo danno più serio e il più doloroso. Prima insegnava storia alla UCLA. Aveva scritto delle cose da freelance. Ora non era nemmeno in grado di leggere la propria grafia. Aveva una casa piena di libri che non poteva né leggere né convincersi a usare come combustibile.”
Quando ho iniziato il progetto Libro Vagabondo uno dei miei intenti principali era quello di allontanarmi dalla mia zona di conforto, quella di lasciarmi guidare dai suggerimenti dei librai e delle libraie, senza mettere limiti o freni. Avrei letto ogni cosa, anche a rischio di incontrare qualcosa di molto distante da me. #Laserailgiornoelanotte il #librovagabondo proposto dalla Libreria Maco Polo di Venezia forse è quello che maggiormente mi ha portata lontana dalla mia zona protetta di lettura (la fantascienza è sempre stata un luogo che mai avrebbe potuto interessarmi!) e, lo confesso, è stato un viaggio inaspettato.
Butler mi ha fatto capire che la fantascienza non è solo raccontare il fantastico, ma è un modo diverso di “raccontare la realtà”, un modo più fantasioso certo, ma in grado di denunciare, mettere a nudo, scavare.
“Nella migliore delle ipotesi, la fantascienza stimola l’immaginazione e la creatività. Porta i lettori e gli scrittori fuori dai terreni battuti, fuori dallo spazio angusto, dal sentiero angusto, di ciò che «chiunque» sta dicendo, facendo o pensando, a prescindere da chi possa essere questo «chiunque» nel momento presente.”
dice infatti l’autrice nei due saggi che integrano questa raccolta di racconti. Dove ci racconta la sua ossessione positiva per la scrittura
“Un’ossessione positiva è quando non riesci a smettere anche se sei spaventata e piena di dubbi. Un’ossessione positiva è pericolosa. È l’incapacità totale di smettere.”
e dà consigli ai suoi lettori, a chi ha il sogno di scrivere, ma non solo.
“È una verità che non riguarda soltanto lo scrivere. Riguarda tutto ciò che è importante ma difficoltoso, importante ma spaventoso. Siamo tutti quanti in grado di arrivare molto più in alto di quanto normalmente ci concediamo di immaginare.
Ecco di nuovo la parola: «Perseverate!»”
Ma veniamo ai racconti:
Come detto la fantascienza non è un genere che amo molto e appena sono entrata nel primo dei racconti di Butler “Figlio di sangue”, mi sono detta Oddio, dove sono capitata! Tutto mi sembrava troppo strano, inavvicinabile; cosa dire poi quando in “La sera, il giorno e la notte” (dove una malattia porta all’autolesione; fino a cannibalizzare se stessi) ho avuto la tentazione di chiudere gli occhi per non assistere ad alcune scene? Ma poi, sono entrata nel mondo della scrittrice, mi sono soffermata ad apprezzare una scrittura perfetta, limpida, mai di troppo. Misurata. E ho trovato anche i miei racconti preferiti, e quelli li ho proprio adorati.
In uno di questi (Fonemi) Butler ci porta in un mondo dove si è perso l’uso della parola,
“… in questo mondo dove l’unico possibile linguaggio comune era il linguaggio del corpo”
Dove chi può ancora parlare deve farlo di nascosto, temendo di essere scoperto.
In un altro (Amnistia) gli alieni, che hanno le sembianze di piante, hanno occupato i deserti e rapito alcuni essere umani, probabilmente per capire, per studiarli, per renderli traduttori
«Son qui», disse per la terza volta. «Io sono una della trentina di persone in questo paese in grado di parlare con loro. Dove altro potrebbero mettermi se non qui nella bolla, a cercar di aiutare le due specie a capirsi e accettarsi a vicenda prima che una delle due faccia qualcosa di irreversibile?»
Ma dove forse una forma di contatto, di convivenza potrebbe essere non solo possibile, ma indispensabile.
E dove, alla fine, emerge che il male non dimora sempre dietro al diverso, a chi è “emigrato” in suolo “straniero”
«Il fatto che questa volta i miei aguzzini appartenessero alla mia gente fu un dato più rilevante di quanto riesca a spiegarvi. Erano umani. Parlavano la mia lingua. Sapevano tutto quello che sapevo io sul dolore, l’umiliazione, la paura e la disperazione. Sapevano cosa mi stavano facendo eppure ciò non gli ha impedito di farmelo»
E poi c’è Il libro di Martha, dove Martha si trova a cospetto di Dio e ha il compito di trovare un modo per dare un’occasione al futuro nell’umanità,
«Vorrei che gli esseri umani vivessero la loro unica utopia possibile»
Butler correda ogni racconto con una sua postfazione, lasciandoci così il tempo e il modo di farci un’idea nostra, senza influenzare, fornendoci solo alla fine la sua versione, il suo motore di partenza.
Io ho avuto anche la sensazione che ci presenti anche, sempre o quasi sempre, in quei suoi mondi cupi e infestati da malattia e aguzzini, una piccola luce di speranza. E, sopra a tutto, Butler ci regala la sua storia, la sua esperienza di prima donna nera a scrivere di fantascienza (e già questo vale molto, se non tutto)
“«Tesoro… i negri non possono fare gli scrittori».
«Perché no?»
«Perché è così e basta».
«Sì che possono!»”
La sera, il giorno e la notte è il quarantanovesimo Libro Vagabondo consigliato da libreria Marco Polo di Venezia

