La ragazza da odiare

Lee Kkoch-Nim – La nuova frontiera – traduzione Sara Bochicchio

«Mi è stato detto che tutti pensano sia io la colpevole.»
A quell’affermazione di Ju-yeon , l’avvocata Kim abbozzò un flebile sorriso.
«E tu?»
«Io?»
«Anche tu pensi di essere colpevole?»
Non lo sapeva Ju-yeon. Davvero non ne aveva idea. Inizialmente aveva dichiarato senza esitazione alcuna che non era stata lei a uccidere S.. Tuttavia, tutti la stavano additando come l’assassina e lei non riusciva più a trovare convinzione nelle parole con cui sosteneva la sua innocenza.

Seo-eun viene trovata morta in un terreno abbandonato sul retro dell’istituto scolastico superiore che frequenta, accanto a lei un mattone sbriciolato, l’arma del crimine. La principale sospettata è Ju-yeon, l’amica di sempre. Seo-eun e Ju-yeon sono state inseparabili fin dal tempo della scuola.
A incriminare Ju-yeon è uno scambio di messaggi con l’amica, una testimone che qualcosa ha visto e l’opinione pubblica, incalzata dai mass media

“Ad essere onesto, sono rimasto profondamente stupito dalla vostra ultima trasmissione. La povertà è una virtù e la ricchezza un male? Chi muore è virtuoso e chi vive malvagio? Allora tutte le persone qui presenti sarebbero malvagie. Siamo vivi, no?”

Perché Seo-eun e Ju-yeon sono ragazze molto diverse tra loro, sono ragazze che arrivano da situazioni familiari opposte: la prima non ha più un padre e la madre deve lavorare duramente per mantenerla, tanto che Seo-eun  sarà costretta a trovarsi un lavoro per aiutarla.
Ju-yeon, invece, è figlia di genitori ricchi, che la sommergono di regali inutili, tanto che spesso la ragazza, quei regali, li dona a sua volta all’amica. E Ju-yeon ha anche la fama di avere un carattere tremendo, a differenza della docile e remissiva Seo-eun

“Per me è andata così: Park Seo-eun ha improvvisamente smesso di ascoltarla, e cosi Ju-yeon ha perso la testa. D’altronde anche Park S era umana, non poteva andare avanti all’infinito ubbidendo servilmente a qualsiasi richiesta. Una volta diventata liceale si sarà resa conto di quanto fosse stata stupida. Nel vederla ribellarsi, Ju-yeon, con quel suo caratterino, di certo non sarà rimasta a guardare. Non l’ho visto con i miei occhi, ma mi sembra ovvio che sia andata così.”

Seo-eun e Ju-yeon sono due solitudini diverse che paiono essersi trovate. Ma pare anche che Ju-yeon spadroneggi su Seo-eun. Che Seo-eun sia la schiavetta che esegue ogni ordine dell’amica.
Quindi cos’è successo? Perché quel giorno Seo-eun e Ju-yeon si sono trovate sul retro della scuola, e ora Ju-yeon pare non ricordare più nulla, pur continuando a ripetere che non è lei la colpevole?

Nessuno pare però crederle, nemmeno la madre che si preoccupa più dell’opinione della gente, né il padre che pensa solo a trovarle una brava avvocata, pronta a tutto pur di vincere. E l’unica persona che riesce a credere alla sua versione è forse la persona dalla quale si aspetterebbe di meno.

E qua mi fermo, perché il romanzo di Lee Kkoch-Nim, uscito nella collana Oltre de La Nuova Frontiera è pur sempre un thriller, un thriller psicologico direi, formato da tanti punti di vista, tante opinioni, tante verità… Perché come dice, alla fine del romanzo, la scrittrice stessa: spesso la verità è ciò che si vuol credere essere vero.

Il punto di forza di questo romanzo è, a mio avviso, proprio la struttura scelta dall’autrice per raccontarci la storia: ogni capitolo ha il punto di vista di chi lo racconta, i dialoghi in carcere con profiler, avvocati e psichiatra, si alternano con le interviste dei media tra gli studenti, gli insegnati, chi le ragazze conosce o ha incrociato, chi ha visto, ha sentito, sa o crede di sapere.

E così il mistero si infittisce. Cosa ci sarà di vero tra i vari racconti degli attori di questa storia? Perché poi davanti a un microfono ognuno ha una sua versione da raccontare


“Non riesco a capacitarmi che sia potuta accadere una cosa del genere tra due amiche del cuore. Comunque questa intervista verrà trasmessa davvero? A che ora?”

 

Un romanzo, un thriller certo, ma che parla di adolescenza, di differenze tra classi sociali, di bullismo, di rapporti “malati” forse, dove l’amicizia si intende esclusiva e possessiva. Di quella solitudine, in fondo, che rende fragili, vulnerabili.

Un romanzo che credo possa essere consigliabile già dai 14/15 anni.