Anna Kańtoch – Voland – traduzione Raffaella Belletti
“Quando tre settimane più tardi feci sviluppare la pellicola, tre persone ritratte nella foto erano morte e Romek era scomparso. Era tornato solo Jacek. Nella foto sorride anche lui, non come gli altri però, non apertamente, il suo è un sorriso che a seconda di come lo si interpreta può essere d’intesa, nervoso o triste. Per anni l’ho guardato chiedendomi che cosa si nascondesse dietro di esso, e non ho ancora trovato la risposta. Forse niente, o forse tutto”
Krystyna ha lavorato nella milizia ed è stata una poliziotta. Madre di due figli e nonna di due nipoti, non è mai stata e non è una madre e una nonna nella norma; ora ha superato i settant’anni ed è in pensione, vive una vita tranquilla e forse un pochino monotona, facendo quello che farebbe una qualsiasi pensionata. Ma un giorno incontra, anzi vede, Jacek un uomo che sa di conoscere, un uomo che la riporta a cinquant’anni prima, quando cinque ragazzi sono partiti per una spedizione in montagna e di quei cinque ragazzi solo uno è tornato a casa: Jacek, appunto. E tra quei ragazzi mai più tornati a casa c’era anche Romek, il fratello di Krystyna.
Si apre più o meno così il thriller dell’autrice polacca Anna Kańtoch un libro del quale, per ovvi motivi, si può raccontare poco, ma credo di non fare spoiler dicendo che Krystyna decide di vendicare il fratello. Decide di pianificare l’omicidio di Jacek, ma quando, armata di coltello entra in casa della vittima predestinata
“Mi ha risposto il silenzio, non quello normale, che regna in una casa dalla quale si è usciti da poco, ma un altro, più profondo e immobile. Lavorando nella milizia, e poi nella polizia, entravo spesso in edifici abbandonati e avevo imparato a distinguere i vari tipi di silenzio. Quello normale, che odora dell’ultimo pasto e di un tappeto appena pulito, e l’altro. L’altro puzza di sangue, ed è questo che ora avvertivo nell’aria”
lo trova già morto ammazzato e lei si trova coinvolta nell’indagine per quell’omicidio, ma non in veste si sospettata, bensì di investigatrice.
Il romanzo di Kańtoch è fatto di scomparse e di misteri, di colpi di scena e di indizi, di sangue e di interrogatori. Insomma La primavera degli scomparsi è un libro che tiene incollati alla pagina, come nella miglior tradizione dei gialli, e regala un personaggio memorabile come quello di Krystina, e forse non solo il suo. Perché, se attraverso la voce in prima persona dell’ex poliziotta vediamo alcuni capitoli, altri prendono la distanza della terza persona, consentendoci di seguire le indagini insieme a due investigatori che diventano co-protagonisti (a tratti antagonisti) della nostra detective in pensione.
La primavera degli scomparsi è un thriller di qualità, una storia fatta di incastri e di sorprese. Ma anche di rapporti familiari e di ricordi del passato. Di solitudine e di speranze anche
“Allora ho pensato che forse tutti i fantasmi che ci perseguitano sono proprio questo: un’illusione creata dalla speranza e da una somiglianza casuale”
Di cani che scompaiono e di piccoli drammi da raccontare al numero del pronto intervento…

