La parabola del seminatore

Octavia E. Butler – Sur – traduzione Martina Testa

“Non sapevo quanto sarebbe stato grave o quando sarebbe arrivato quel giorno. Ma stava peggiorando tutto: il clima, l’economia, la delinquenza, le droghe e via dicendo. Non credevo che ci avrebbero permesso di restare seduti comodi dietro le mura, puliti e pasciuti e ricchi come dovevamo apparire alla gente affamata, assetata, senza dimora, senza lavoro e lercia che ci vedeva da fuori.”


Lauren, protagonista e voce narrante di questo romanzo, ha quindici anni quando inizia la storia e vive in un mondo futuro, dove il cambiamento climatico ha modificato la vita, dove la criminalità l’ha resa più pericolosa, dove le droghe hanno inquinato il modo di guardare e di dare importanza alla vita degli uomini. Un mondo dove delinquenza e povertà vengono arginati oltre al muro, oltre a quel cancello, che divide tutto il resto dalla comunità di Lauren. Un mondo dove è normalità che anche dei ragazzini sappiano usare le pistole per difendersi.
Il padre di Lauren è un predicatore battista, la madre è morta per l’uso di droga, lasciando a Lauren una scomoda e pericolosa eredità: Lauren sente il dolore (e il piacere) degli altri come se fosse suo
 

“C’è tutta una serie di cose cui non facciamo mai il minimo accenno al di fuori della famiglia. Prima fra queste, tutto ciò che ha a che fare con mia madre, la mia iperempatia e il modo in cui sono collegate. Per mio padre è una faccenda di cui vergognarsi. Lui è un predicatore, un professore e un funzionario accademico. Una prima moglie che si drogava e una figlia danneggiata dalla droga non sono cose di cui ha voglia di vantarsi. Per mia fortuna. Essere la persona più vulnerabile che conosco non è certo qualcosa di cui voglio vantarmi neanche io…”
 

La voce di Lauren ci arriva attraverso il diario che scrive, gli appunti sulla quotidianità e l’idea che sta germogliando in lei: una nuova religione, basata su un dio che è cambiamento. Una nuova fede: Il seme della terra.
E Lauren sa che bisogna essere preparati ad andarsene a nord, perché prima o poi qualcosa può succedere, qualcosa può minare la già incerta sicurezza della sua comunità, e poi, in fondo, a lei la vita dentro al perimetro del muro sta decisamente stretta.

 

«Sto provando a imparare qualunque cosa mi possa essere utile a sopravvivere nel mondo esterno. Penso che dovremmo tutti studiare libri come questi. Che dovremmo nascondere i soldi e altri generi di prima necessità sottoterra, dove i ladri non li troveranno. Penso che dovremmo preparare dei bagagli di emergenza, da prendere al volo, in caso siamo costretti ad andarcene in fretta. Soldi, roba da mangiare, vestiti, fiammiferi, una coperta… penso che dovremmo stabilire dei punti all’esterno per ritrovarci se ci separiamo.»

E, ovviamente, quello che Lauren teme un giorno succede e a lei non resta altro che scappare, andare nel mondo esterno. Direzione nord.
Il viaggio di Lauren (che in questa fuga non sarà sola) è un viaggio tra i pericoli di chi la vuole derubare, attaccare, uccidere. Un viaggio con scenari apocalittici, dove il fuoco predomina su tutto, dove trovare i morti sulla strada una costante, dove l’importante è potersi difendere, salvarsi


“Strano quanto sia diventato normale per noi rimanere stesi a terra ad ascoltare mentre nelle vicinanze ci sono dei nostri simili che si uccidono fra loro.”


Un viaggio verso un sogno, verso una speranza. Perché in questa (chiamiamola) avventura la nostra Lauren trova anche qualcosa o qualcuno capace di sentimenti, capace di amicizia e di amore


«E occuparsi degli altri può essere una buona cura per gli incubi come i tuoi e magari i suoi».
«Sembra che parli per esperienza».
Ho annuito. «Vivo in questo mondo anch’io».


Ma lascio a voi scoprire chi, come e cosa.
Aggiungo solo che La parabola del seminatore ci regala un’eroina che, con il suo coraggio, la sua sensibilità e la sua visione, non potrà lasciare indifferente il lettor; e che questo romanzo che potremmo definire distopico, ma solo perché Butler lo ha scritto nel 1993 immaginando un futuro racchiuso tra il 2024 e il 2027. Un futuro che per noi è già presente e, forse, non solo come anno sul calendario, ma anche come valore dato all’esistenza e alla vita dell’altro.

Per Butler, nel suo romanzo, forse un margine di speranza nell’uomo c’è, mi chiedo ogni giorno di più se anche per noi, oggi, possa mai esserci…