La nostalgia che avremo di noi

Anna Voltaggio – Neri Pozza

«È sempre una questione di luce, non trovi? Esiste quella livida e stanca dell’inverno e quella infinita dell’estate, il cambio delle stagioni in fondo non è mai una questione di temperatura».
«Sai cosa penso? Che quando esco da qui vado al mare, comunque vadano le analisi stiamo vivendo per l’ultima volta, no?» Lei ride.
«Stamattina in via Saffo è arrivato il profumo d’estate, arriva sempre il profumo ad annunciarla e in quel momento mi viene sempre voglia di cambiare vita».
(Tommaso) 


Credo che a portarmi dentro questo libro sia stato il titolo, tanto che l’ho preso senza saperne alcunché, senza leggere la quarta di copertina. Il titolo e il fatto che fosse il libro di una scrittrice italiana esordiente.

Un titolo splendido che arriva dal dialogo, anzi da una frase scritta sul corpo della protagonista di uno dei racconti che compongono questo libro. Perché La nostalgia che avremo di noi è una raccolta di racconti, ognuno dei quali ha come titolo il nome di uno dei suoi protagonisti.

E le storie che ci narra Anna Voltaggio sono storie di sentimenti, di emozioni, storie di persone che si trovano o che si perdono; di persone che qualcosa hanno lasciato nel passato, senza mai , in fondo, averle abbandonate completamente, e a quel passato sono spesso legate da rapporti affettivi di varia natura


“… pensa che le ombre non sono così diverse dalle persone, alle ombre interessa esserci, diventare grandi e avvolgere, e poi sparire di  nuovo.”
(Iole)


storie di vite, mi verrebbe da dire, ma, ancora meglio, storie che estrapolano un determinato passaggio di quelle vite.

Sono racconti di solitudine, di amore, di desiderio e di fantasmi anche, dove il rumore della nostalgia si percepisce sempre.


“Non rubo mai nei negozi o al supermercato, non proverei alcun piacere. Non rubo soldi o gioielli. Quello che mi fa pulsare il sangue sono ricordi, idee, fallimenti, pezzi di intimità. Mi eccitano al punto che non riesco a trattenermi.
(Lucilla)


racconti di personaggi che si intrecciano, tanto che, alcuni riescono a fuoriuscire dalle loro pagine, per andare a passeggiare in un’altra storia, magari solo come pensiero, come ricordo, come un nome su una rubrica telefonica

Racconti dove, soprattutto, regna sovrana la scrittura di Anna Voltaggio: perfetta, senza fronzoli, ma capace di trasmettere emozioni, di schiaffeggiare e di consolare, una scrittura asciutta e mai ammiccante, essenziale ma mai scontata


“I primi mesi non ne sentivi il bisogno, non parlavi molto di te, non parlavamo molto in generale, ogni parola serviva a trattenere la fame e a farci credere quello di cui avevamo bisogno, ma poi forse ti sei innamorato perché lentamente hai lasciato che si formassero crepe più profonde tra le azioni e le parole, la realtà si è infiltrata e adesso non siamo né una coppia né due amanti, siamo un errore.”
(Clara)


Poi, come in ogni raccolta di racconti ognuno troverà i suoi preferiti e i miei portano il nome di Tommaso, di Clara, perché è quello che mi ha trascinata dentro (il racconto che sapientemente apre la raccolta), di Vita e il suo viaggio verso Trieste e Iole con il suo sentirsi completa in una solitudine che forse solitudine non è


“Ci sono persone che non sopportano l’idea di saperti senza qualcuno, ma nella vita di tutti c’è sempre qualcuno.”