La morte non sa leggere

Ruth Rendell – 66thand2nd – traduzione Marina Calvaresi

“Eunice Parchman ha sterminato la famiglia Coverdale perché non sapeva leggere né scrivere.
Nessun movente, niente premeditazione. Non ci ha guadagnato un soldo né alcun tipo di sicurezza. Grazie a quel crimine, la sua lacuna è diventata nota non più solo a una misera famiglia o a un crocchio di paesani, ma a un’intera nazione.
[…]
Due settimane più tardi Eunice fu arrestata per il delitto, perché non sapeva leggere.
Ma c’era dell’altro, in questa storia.”


Ruth Rendell nelle prime tre pagine del suo romanzo ci dice già chi è stato a commettere un delitto, anzi una pluriomicidio, ci dice come e con chi lo ha commesso, ce ne svela il movente e anche che la colpevole verrà arrestata. Ci anticipa, se non tutto, molto; ci racconta ciò che usualmente in un romanzo giallo troviamo molto più in là nella storia. Spesso nel finale.
Ma, appunto, in questa storia c’è dell’altro ed è di questo altro che Rendell vuole parlare…

C’è la storia di Eunice, c’è il perché la vita l’ha resa una persona fredda e insensibile,

“Sembrava sprigionare freddezza, quasi un alito gelido. Ovunque andasse, insinuava uno spiffero polare nell’aria tiepida.”

una persona che pare disinteressata a tutto, tranne a custodire (a ogni costo) il suo segreto: il suo essere analfabeta.

C’è quel crescendo di accadimenti che porta Eunice fino alla fatidica sera del 14 febbraio e al vedere come unica soluzione una strage.

C’è la famiglia Coverdale e la loro scelta di Eunice come domestica, il loro ignorare ogni segnale (e ce ne saranno diversi) che avrebbe dovuto far cambiare loro idea, allontanare la donna. Salvarsi la vita.

“Eunice, come avrebbe detto Melinda, era più vera del vero.
Non solo, ma era anche il soggetto più improbabile che gli sarebbe mai capitato di incontrare. E se solo avessero saputo quello che si annidava nel suo passato, avrebbero preso la fuga o barricato le porte, per tenerla lontana come la peste. Per non parlare del suo futuro, ormai legato a doppio filo al loro.”



C’è la complice di Eunice, una donna accecata dal fanatismo religioso.

E ci sono tutti quei momenti della storia che Ruth Rendell evidenzia, quasi in un dialogo dietro alle quinte con i suoi lettori, quei momenti in cui tutto avrebbe potuto prendere una direzione diversa. Quei momenti in cui il caso ha deciso la strada e ha delineato il macabro destino della famiglia Coverdale


“I quattro membri della famiglia – George, Jacqueline, Melinda Coverdale e Giles Mont – morirono in un arco di quindici minuti il 14 febbraio, giorno di San Valentino.”


Rendell è davvero brava a tenere il suo lettore attaccato alla pagina (non per niente è considerata una delle maestre del genere), nonostante abbia rivelato tutto (o molto) nel suo incipit. È brava a far vivere il conto alla rovescia, lasciando a chi legge la speranza che qualcosa possa ancora cambiare, che quell’inizio sia solo un malinteso o un macabro scherzo.

È brava a raccontare l’ossessione della sua protagonista. Una donna che probabilmente il lettore arriverà a detestare, e che Rendell è riuscita a delineare con vera maestria, come del resto ha fatto con tutti i protagonisti di questa storia (molti dei quali detestabili a loro volta, fatta eccezione, forse, per un unico personaggio).

È brava a farci entrare in questo suo thriller psicologico e a farci uscire con una certa angoscia, ma con la sensazione di aver letto un’opera intelligente e davvero ben strutturata. Un’opera che ha anche un riscontro sociale: l’incontro tra due realtà, tra due ceti, destinati a non comprendersi.

La morte non sa leggere è stato pubblicato per la prima volta nel Regno Unito nel 1977 e in Italia nel 1986, ma era ormai fuori catalogo. Ora 66thand2nd lo ripropone nella nuova traduzione di Marina Calvaresi.