La maledizione dei Löwensköld

Selma Lagerlöf – Iperborea – traduzione Andrea Berardini

“Da parte sua, avrebbe amato l’amore fino all’ultimo respiro, e mai gli avrebbe tenuto rancore per tutte le sofferenze che le causava.”


Qualche giorno fa ho parlato di questo libro con un cliente, o meglio ho parlato dell’intera trilogia dell’anello di Selma Lagerlöf (questo è il secondo libro della saga pubblicato da Iperborea). O meglio ne ha parlato lui a me.
Mi ha detto di averla letta in svedese e di averlo fatto ad alta voce: tutte le circa novecento pagine che compongono la trilogia! Mi ha detto di essere molto legato a quest’opera, anche se il suo è un ricordo triste. Lo leggevo a mia moglie, mentre era nel letto, malata, mi ha raccontato, e aveva gli occhi lucidi mentre lo diceva e io i brividi; il suo sorriso, però, era dolce, e io ora non potrò mai più pensare a questo libro e, probabilmente, a tutta l’opera di Lagerlöf senza collegarla a questo momento in libreria e alla malinconia di quello sguardo.

Ma veniamo al romanzo.
Charlotte appartiene al ramo povero dei Löwensköld, fa la dama di compagnia alla moglie del parroco di una piccola canonica ed è fidanzata da diversi anni con il vicario, Karl-Artur.
Karl-Artur che a sua volta ha sangue Löwensköld (del ramo ricco però!), essendo figlio della, stimata da tutti, Colonella.

Un giorno un po’ per scherzo, un po’ per spronare il fidanzato che non ha ambizioni di crescita e vuole votarsi all’assoluta povertà, vedendo passare l’uomo più ricco della zona, Charlotte pronuncia una frase che scatenerà il seguito degli eventi



si voltò verso il fidanzato, che era rimasto in fondo alla stanza, e disse a voce così alta che tutti la sentirono: «Sai cosa ti dico, Karl-Artur? Per quanto io ti voglia bene, se Schagerstrom mi chiedesse in moglie, gli direi di sì.»


frase che porterà alla rottura del fidanzamento, alla decisione di Karl-Artur di mettersi completamente nelle mani del Signore e sposare la prima donna che incontrerà sulla strada



“Non si rendeva conto che si apprestava alla camminata più pericolosa della sua vita?”

Ora non vi starò di certo a raccontare cosa succederà dopo, quello dovrete scoprirlo leggendo e lasciandovi trasportare dalla splendida scrittura di Selma Lagerlöf

capace di raccontarci una storia che, come al suo solito, dice molto di più di quello che pare dire. Capace di parlare anche a noi che la leggiamo un secolo dopo la sua pubblicazione.


“All’improvviso si sentiva povera. Non avere più nessuno da sognare, nessuno da desiderare! Leggendo qualcosa di bello, l’eroe non avrebbe più preso i suo tratti. Ascoltando una musica ardente di passione, non l’avrebbe più capita, perché non avrebbe trovato eco in lei.
Sarebbe riuscita a vedere la bellezza dei fiori, degli uccelli, dei bambini, avendo perso l’amore?”


Certo Lagerlöf ci parla di un amore che, per alcuni versi, ci può sembrare antico, superato (ammesso che l’amore possa esserlo), di una protagonista capace di sacrificarsi, di mettersi in secondo piano, addirittura di prendersi delle colpe che non ha, pur di non danneggiare l’uomo che ama. E questo può parere un poco anacronistico.
Ma ci parla anche di desiderio


“E per quanto le sembri che i desideri degli altri non siano che leggere brezze estive, quando i suoi sono violenti uragani, capaci di spostare le montagne e di strappare la terra alla sua orbita, sa bene che sono solo fantasie. In realtà non porteranno mai a niente, né ora né mai.”


di un desiderio che può muove gli animi e farli diventare “cattiva influenza”, seminando zizzania, diffondendo calunnia, instillando il sospetto


“Era il malvagio serpente della calunnia, che la stringeva tra le sue spire e che l’avrebbe tenuta prigioniera a lungo.”


rischiando di far apparire la nostra Charlotte come ambiziosa e desiderosa di ricchezza e indirizzando l’evolversi degli eventi verso il negativo, forse. Perché questo non è detto, o meglio non è detto che la strada che pare essere sbagliata, perché diversa da quella immaginata, non si riveli invece una nuova direzione “interessante”.


Selma Lagerlöf parla e strizza l’occhio al lettore e regala un’eroina capace di tenere sempre la testa alta, una donna appassionata e buona d’animo, alla quale è impossibile non affezionarsi (ma anche non urlarle di pensare un poco a sé stessa!) e non augurarle il miglior destino. Quello che si merita.
E poi Lagerlöf è Lagerlöf che ve lo dico a fare?