Francesco Scarabicchi – Einaudi + Angela Curina – Eretica edizioni
“Chi scrive versi abita la prosa come una seconda casa nascosta. Alla prosa assegna un valore altissimo ma sa che quella seconda casa difficilmente potrà mai somigliare alla prima e, ogni volta che ne occupa una stanza, tenta di farlo con tutta la discrezione ed il pudore possibili, come un provvisorio ospite, con la fatica di ogni ospite che s’alza quanto ancora gli altri riposano e tenta di non svegliarli.”
Così scrive Francesco Scarabicchi e io posso dire che invertendo le cose questo è un po’ il mio pensiero di quando da lettrice di prosa mi avvicino alla poesia. La temo, la considero troppo per me, incomprensibile, distante, da attraversare in punta di piedi. Ho un pregiudizio mi hanno detto e, probabilmente, è anche vero.
Quando Simona di Fogola/Fagola ha scelto non uno, ma ben due libri di poesia come trentunesimo #librovagabondo , qualcosa dentro di me, lo confesso, ha detto Noooo!. Quel qualcosa non l’ho pronunciato ad alta voce, in fondo, lo scopo di questo progetto è proprio quello di seguire ciecamente il consiglio di chi i libri li abita ogni giorno, è quello di scoprire mondi che normalmente non avrei frequentato; così quei libri li ho portati con me, li ho letti, li ho assolutamente apprezzati, ma sempre con i miei limiti, quelli di chi non legge poesia e di poesia non sa parlare. Quindi mi metto da parte e faccio parlare loro: Francesco Scarabicchi, un poeta marchigiano che ci ha lasciati l’anno scorso e Angela Curina una giovane poetessa che nella parte introduttiva di questa che è la sua prima raccolta scrive:
“Scrivo poesie per pregare […] preghiere profane per saldarmi alla pelle, alla terra, al tempo.”
Ma dicevo, lascio parlare loro. Lascio parlare alcuni dei loro versi.
“sono grafite
la più fragile tra le pietre
che cade e si spezza
ma continua a scrivere”
(Curina)
“T’incontro qui dove non sei mai stata, ti riconosco
senza averti vista, ti chiamo come se sapessi il nome,
tu che manchi senz’essertene andata.”
(Scarabicchi)
“Alla bellezza smagliante
scelgo quella silente.
La domenica e la città vuota,
l’asfalto spoglio e una cupola rottamata,
palazzi scortecciati, visi sgualciti,
la notte dentro i vicoli,
la luce di lucerna sui vincoli,
legarsi stretti e sussurrare
pure senza sbraitare, senza declamare.
(Curina)
«La vita è nei dettagli d’ogni cosa,
nel reperto trovato senza avviso,
che sia fiore seccato, tronco o foglia,
proprio sotto il mio passo che si ferma
ad osservare i resti della storia»
(Scarabicchi)
“I momenti di massima completezza
li ho vissuti nell’incompiutezza.
Verso sera,
verso cena.
È quasi estate,
siamo quasi tutti a casa.
Il mio tutto è sempre stato nel quasi,
nel verso.”
(Curina)
“Esistiamo, se siamo ricordati,
se qualcuno ha memoria di noi,
se non ci lascia al bivio o a un crocevia,
abbandonati come una valigia
che nessuno reclama o cerca invano.”
(Scarabicchi)
E qua mi fermo. Sarà invece lui, il trentunesimo Libro Vagabondo a continuare il suo viaggio. O almeno lo spero… Del resto ho scoperto che non è vero che non si legge poesia, ma anzi la poesia sta riguadagnando terreno.
La figlia che non piange e Il corpo fa eco sono i Libri Vagabondi proposti di Fogola/Fagola

