La confraternita dell’Uva_Bologna

Libro Vagabondo_Quarantesettesima tappa

Bologna l’ho sempre vista di passaggio, in premura, soffermandomi solo sulle solite cose, quelle che chiunque conosce già anche senza esserci stato fisicamente a Bologna. Non posso dire di conoscerla questa città, penso mentre attendo l’ora del mio incontro con Giorgio, il libraio de La Confraternita dell’uva. Sto bevendo un caffè e mangiando due biscotti, quelli che si chiamano brutti ma buoni e buoni lo sono di certo e, in fondo, non sono nemmeno così brutti, hanno il fascino dell’imperfezione, ma questa è un’altra storia. L’appuntamento è per le dieci, ma Giorgio mi ha chiesto di concedergli un quarto d’ora accademico, per controllare le mail, per vedere se ci sono dei sospesi. Io gli ho risposto che attendere in libreria per me non sarebbe stato un problema, ma decido di concedergliene trenta di minuti accademici, in fondo seduta qua sto bene, fuori fa freddino, ho aperto un libro e sto anche ascoltando due avventori che si raccontano un viaggio in Marocco.

Sono appena arrivato mi dice Giorgio tendendomi la mano, ho bucato, aggiunge, oggi è iniziata male la giornata. Mi chiede un attimo e io ne approfitto per guardarmi intorno, in mezzo a scaffali di legno chiaro che profumano ancora di nuovo, dato che, come mi dirà dopo il libraio,

La confraternita dell’uva si è spostata in questa sede in aprile. Prima era altrove e prima La confraternita era anche caffè e vineria, aggiunge, ma lo spazio era troppo piccolo e così abbiamo deciso di dividere le attività.

Ma questo me lo racconterà dopo, intanto Giorgio sta sbrigando le sue attività e io mi sto godendo l’ordine di questa libreria, perché qua davvero ogni cosa sembra essere al posto giusto, quasi in squadra, nulla è fuori luogo, tutto pare essere passato sotto lo sguardo attento di un libraio che sente che anche questo è un biglietto da visita per lui e per la sua attività, ma che sa soprattutto che i libri meritano di essere trattati bene, con rispetto, con amore. O almeno questa è la sensazione che ho sentito da subito in questa libreria, che già dall’insegna annuncia orgogliosamente di essere indipendente.

Abbiamo praticamente solo case editrici indipendenti, mi dice Giorgio poco dopo rispondendo a una mia domanda,

ho voluto proporre una scelta alternativa alla città, siamo a Bologna e questo penso di potermelo permettere. Bologna è una città molto aperta, continua,

molto giovane penso io. Bologna ha la più importante comunità LGBQ italiana, aggiunge per farmi capire cosa intende, ci sono persone che qua si trasferiscono solo per questo motivo, conclude. Ma nemmeno tu sei di Bologna, chiedo io sentendo un accento che non ha la cadenza che poco fa mi faceva da sottofondo nel bar della colazione. No, mi risponde, sono pugliese, sono di Foggia, ho studiamo qua e poi mi sono fermato. E perché aprire proprio una libreria, chiedo io, tutti sappiamo che i lettori sono “merce rara”. Giorgio mi dice che è ciò che ha sempre voluto fare, mi parla di lettori forti, anzi lettrici sottolinea, quelle che garantiscono il sostentamento della libreria, mi dice che su di loro bisogna puntare. Poi mi racconta che La Confraternita dell’uva ha aperto i battenti nel 2016; non avevamo molti soldi, aggiunge, ma abbiamo trovato un locale che in quel momento stava chiudendo, abbiamo così recuperato tutti gli arredi e siamo partiti. Siamo stati fortunati in questo.

Nel mentre entra un cliente e Giorgio lo invita a sedersi con noi; anche il suo accento non è bolognese, mi dice di essere originario di un paese vicino a Napoli e, mostrandomi un libro che recupera da un’isola della libreria, mi racconta che in quel paese c’è una libreria che è anche casa editrice @wojtecedizioni . Si chiama Carlo, il cliente napoletano, ed è un appassionato di gialli, non solo, ma soprattutto aggiunge. Mi racconta che Giorgio gli consiglia libri che scova chissà dove, e ai quali lui non sarebbe arrivato senza il suo suggerimento, aggiunge che Giorgio fa un po’ così con tutti. Insomma penso, La confraternita dell’uva è una di quelle librerie dalle quali rischi di uscire con ciò che non pensavi nemmeno di essere entrato a cercare.

Qua arrivano soprattutto lettori consapevoli, mi racconta Giorgio, alcuni si presentano già con la lista di ciò che vogliono e alcuni mi portano i loro consigli di lettura

(lo stesso #librovagabondo che mi verrà proposto da Giorgio arriva dal consiglio di una lettrice, di una cliente delle libreria), poi ovviamente c’è chi cerca il consiglio da me, perché questa è una libreria di proposta e chi qua entra per caso, senza conoscerci, spesso ha bisogno di essere un poco indirizzato. Mentre chiacchieriamo seduti su due sedie rosse e divisi da un piccolo tavolino, Giorgio allunga il braccio e sistema un libro che ha notato essere leggermente storto, poi inverte l’ordine di due pile di libri: insomma non perde un attimo di vista la sua libreria e questo mi conferma la sensazione che ho avuto appena entrata a La confraternita dell’uva: un ordine quasi maniacale (e questo è assolutamente un complimento!).

La confraternita è una libreria davvero molto fornita, dico a Giorgio, e immagino sia anche difficile scegliere cosa leggere, perché in una libreria di indipendenti i libri devono, appunto, essere proposti, ma per proporli bisogna leggerli, aggiungo. Non ti viene l’angoscia di trascurare alcuni titoli che meriterebbero più attenzione?

Non si può leggere tutto, mi fa capire Giorgio, io ho il rapporto diretto con molte case editrici che ormai mi conoscono, quindi sanno già quali titoli suggerirmi, quali titoli potrebbero piacermi. Poi, come ti ho detto, mi fido di alcuni lettori, aggiunge, e poi capita di riscoprire titoli che non sono recenti, che magari appena usciti ho trascurato, ma che in fondo stanno aspettando solo il momento giusto per essere letti e quel momento spesso arriva seguendo percorsi misteriosi.

Ho appena letto Ho paura torero, mi dice (e io, ovviamente, rispondo che l’ho appena letto anche io e l’ho amato profondamente e la mia stima verso Giorgio sale di un altro gradino), era sul mio comodino da molto tempo aggiunge, ma il momento è arrivato solo ora.   

Poi mi racconta di aver visto di recente il film David Copperfield; mi sono chiesto perché non ho mai letto il libro, mi dice, ce l’ho, è a Foggia, appena scendo lo recupero. Insomma i libri non hanno scadenza penso io, come mi dice spesso un libraio amico.

Gli chiedo un parere su un libro che vedo sull’isola alla mia destra e lui mi dice di non averlo letto, ma che gliene ha parlato una libraia amica, e di lei mi fido, aggiunge. Ne approfitto per dirgli che credo che le librerie della zona di Bologna (e non solo!) vedano in lui un poco un punto di riferimento, tutte quelle che ho visitato con il mio progetto, aggiungo, mi hanno fatto il tuo nome. Giorgio sorride e non risponde, credo che il suo essere un libraio umile non gli permetta di prendersi il merito di questo suo ruolo. Ma sicuramente deve prendersi il merito del festival delle librerie indipendenti bolognesi che è riuscito a inventare e organizzare nel 2022. Ho lavorato in una libreria a Barcellona, mi racconta, e là il giorno di Sant. Jordi, la giornata mondiale del libro e delle rose, è una vera festa dove si regalano, appunto, libri e rose; quindi ho pensato di portarla anche qua. La prima data, in aprile, è andata bene e così abbiamo pensata di riproporla in ottobre, in occasione del giorno di San Petronio il patrono di Bologna, chiamandola Sant Jordi tutto l’anno. La facciamo in Porta Pratello, ogni libreria indipendente che partecipa propone alcune case editrici indipendenti in modo che la proposta sia la più larga e varia possibile.

Oltre a questo, Giorgio mi racconta che ogni settimana organizza una media di tre eventi, non li presento io e non sempre li facciamo in libreria,

perché un’altra cosa importante da fare quando fai il libraio è quello di creare comunità, di creare legami con le altre associazioni e comunità. Da lì nascono gli scambi, nascono gli spunti e le collaborazioni.

E poi c’è il gruppo di lettura che un tempo era gestito da una lettrice, ma ora a moderarlo è Giorgio: stiamo finendo il percorso dell’anno scorso “La storia nelle storie”, ogni anno con il gruppo seguiamo un percorso diverso, io faccio delle proposte su più libri e il gruppo sceglie la lettura.

Io penso a quanto questo libraio sia instancabile e gli chiedo se riesce a fare questo da solo. Giorgio mi risponde di sì, certo con le collaborazioni di cui ti ho parlato aggiunge, ma non è facile ed è stancante, praticamente sei sempre qui e il lavoro lo porti anche a casa, per questo deve esserci molta passione, mi dice, altrimenti non puoi pensare di fare questo mestiere.

Ma quando trovi il tempo per leggere? Ogni momento libero è buono e un poco devo anche impormi dei tempi: inizio in bagno alla mattina, approfitto di ogni spostamento con i mezzi pubblici (e io penso subito a Stephen King che dice di leggere persino in coda alla posta, anche se non ho mai creduto che King andasse a fare la coda in posta…), in ogni buco libero insomma. Poi ho deciso di chiudere in pausa pranzo e di restare chiuso anche la domenica, aggiunge.

Sono sempre stato un lettore, ma facendo il libraio ho cambiato modo di esserlo, ora sono un lettore più consapevole.

Se un tempo leggevo prevalentemente letteratura americana (come si può intuire dal nome della libreria!), ora ho imparato a conoscere e frequentare quella africana o quella di genere, per esempio. Insomma sono migliorato come lettore. Un libro forse non ti cambia la vita, mi dice, non ti rende migliore, ma ti fa aumentare la consapevolezza, la voglia di esplorare.

Giorgio mi lascia la sensazione di essere un libraio pacato e professionale, o meglio un professionista preparato che conosce molto bene il prodotto che tratta, perché quel prodotto lo ama e ne vuole conoscere ogni giorno un pezzetto di più. Esco da La confraternita dell’uva pensato che chi vive in zona o chi per Bologna ha modo di passeggiare e di esserci è fortunato ad avere questo punto di riferimento e di aggregazione. Penso, ancora una volta, come fare il libraio (o la libraia) oggi sia un mestiere avvolgente, un luogo più che un posto di lavoro, una casa da aprire agli amici, ai conoscenti, alle persone che vorranno entrarci e andare oltre, superare la propria zona di conforto. Penso che una libreria indipendente sia questo e che Giorgio sia un perfetto padrone di casa.

La Confraternita dell’uva è a Bologna, via Belmeloro 1/E
ha una pagina Instagram
ha una pagina Facebook

qua è dove puoi conoscere Giorgio e ascoltare la sua risposta alle cinque domande

Il Libro Vagabondo proposto da Giorgio