William Saroyan – Marcos y Marcos – traduzione di Claudia Tarolo e Marco Zapparoli
“La vita a Ithaca – e in generale nel mondo – segue un disegno che a prima vista parrebbe senza senso, per non dire folle, ma a mano a mano che i giorni e le notti formano i mesi e gli anni questo disegno acquista una forma e un senso.
Parecchie volte il telegrafo ticchettava e il signor Grogan batteva un messaggio d’amore o di speranza, di dolore o di morte dal mondo ai suoi figli. “Arrivo a casa”. “Buon compleanno”. “Il ministro della difesa è spiacente di informarla che suo figlio è morto”. “Ci vediamo al deposito della Southern Pacific”. “Ti mando un bacio”. “Sto bene”. “Dio ti benedica”. Parecchie volte, Homer Macauley consegnò quei messaggi”
Ithaca, California. Questo è il luogo che fa da scenografia (ma forse più che da scenografia) a La commedia umana. Sullo sfondo anche la Seconda Guerra Mondiale e quei giovani americani arruolati per andare a combattere. Uno di questi è Marcus Macauley, che partendo ha lasciato Homer, suo fratello quattordicenne, a capo della famiglia Macauley.
Loro padre è morto
«[…] ma era mio padre, per me è diverso. Gli importava soltanto della sua famiglia – mia madre e i suoi bambini. Era capace di risparmiare per mesi per comprare un’arpa a rete – pensa un po’ un’arpa. Nessuno suona più l’arpa al giorno d’oggi, ma mia madre ne desiderava una. Gli ci vollero cinque anni per pagarla. Era l’arpa più costosa del mercato. Noi eravamo convinti che ogni casa avesse la sua arpa, visto che noi ne avevamo una. Poi comprò un piano per mia sorella Bess – un po’ meno costoso. Pensavo che tutti fossero come mio padre, prima di incontrare altre persone.»
La famiglia Macauley, che sembra quasi una famiglia Bradford (la ricordate?) di altri tempi, personaggi pervasi dalla bontà e dalla mitezza. Capaci di accogliere, aiutare e non dubitare mai di chi incontrano per strada: la madre che sembra essere eterna attesa del ritorno dei figli, sempre pronta ad ascoltare, a consolare a dir loro una parola; Bess l’unica figlia femmina, sempre accompagnata da Mary, la fidanzata del fratello in guerra; Ulysses e il suo sguardo da bambino di quattro anni, lo sguardo dell’innocenza e della curiosità
“Credo che un bambino cerchi un suo simile in tutti quelli che incontra. E se trova un bambino in un adulto, credo che lo preferisca a chiunque altro”
di quell’innocenza che pare essere il filtro che Saroyan sceglie per raccontarci la sua storia.
E poi c’è lui, Homer, il ragazzo che deve crescere in fretta e trovare un modo per mantenere la famiglia, perché mantenere la famiglia è un lavoro da uomini. Homer si farà così assumere come portalettere e sarà lui a consegnare quei telegrammi spesso portatori di cattive notizie
Non era colpa sua. Aveva il compito di consegnare telegrammi. […]“Sono soltanto un portalettere, signora Sandoval. Mi dispiace molto doverle portare un telegramma come questo, ma è il mio lavoro.”
Homer ha forse il ruolo di protagonista in questa storia, ma forse anche no, perché è il paese, è Ithaca, a esserlo con i suoi abitanti, con i ragazzini che fanno i dispetti, le insegnanti che provano a mantenere l’ordine, i negozianti di origini armene, il telegrafista che non vuole andare in pensione e molti altri. È Ithaca la vera protagonista de La commedia umana e, attraverso Ithaca , l’umanità tutta e la denuncia per una guerra che, come ogni guerra, non si capisce mai fino in fondo
“Non riesco ad accettare l’idea che esistano dei nemici, perché nessuno essere umano può essermi nemico. Un essere umano, chiunque sia, lo considero amico. Il mio conflitto non è con lui, ma con quella parte sfortunata di lui che prima di tutto sono costretto a distruggere in me stesso.”
Quella guerra che può cambiare le persone, ma che sembra così lontana da Ithaca, dove i rapporti di buon vicinato hanno la meglio, dove la solidarietà e l’accoglienza non demordono. Così lontana se non fosse per quei telegrammi consegnati in bicicletta da Homer.
“Io ho portato un telegramma a quelle persone. Puoi immaginare il tipo di telegramma. Sono tornato in centro, giravo per le strade con gli occhi spalancati, guardando le case, i luoghi così familiari, tutti pieni di gente. Ho visto finalmente Ithaca, la gente che ci vive. Ho provato compassione, ho pregato che non accadesse nulla di male. Solo allora ho smesso di piangere”

