La collera e il desiderio

Alice Renard – Clichy – traduzione Tommaso Guerrieri

“madre
Camillo pensa che Isor sia idiota. I medici a suo tempo hanno pensato che fosse minorata. Io invece penso che capisca l’essenziale, e soltanto l’essenziale, e che non voglia assolutamente preoccuparsi del resto. So che affronta qualcosa di estremamente forte, che noi non riusciamo a individuare. Questa cosa invisibile, irrazionale, la guarda dritto negli occhi, con le sue iridi azzurre come la gioia. Sono convinta che sia questo a sfinirla, che sia precisamente in questo che lei disperde tutta la sua energia, tanto da non volerne sprecare un grammo per nient’altro.”

Quando il romanzo inizia Isor ha tredici anni, ma non ha mai parlato, né scritto. Isor ha problemi a fare tutto e una malattia che, forse, un nome non ha. Il suo umore cambia velocemente, a volte balla ed è felice, a volte la collera si impossessa di lei, a volte compie atti che non si capiscono, che “madre” e “padre” non capiscono. 

“madre
[…] A tratti, in quelle conversazioni impossibili in una lingua inesistente, eppure perfetta (tanto da sembrare verissima), mi sembra che Isor ci dica davvero tutto ciò che ha dentro, tutte le sue motivazioni, tutto ciò che ha.”

Non va a scuola Isor, i suoi genitori si occupano di sorvegliarla, di non permettere che resti sola, anche se Isor, a volte, fugge dalla sua “prigione” per poi fare sempre ritorno nella sua stanza.

Quei genitori che fanno mestieri coraggiosi: madre è pompiere, padre si arrampica sui grattacieli, ma che sembrano così impotenti davanti alla loro bambina. Davanti a quel mistero.

“padre
[…]
Ci sono giorni che vivo come se fossi in ostaggio”

Poi un giorno un’emergenza alla caldaia obbliga madre a chiedere a un vicino di occuparsi per qualche ora di Isor e sarà quello l’inizio di una relazione tenera e struggente

“A un uomo della mia età non può più succedere niente, pensavo. Non ho più le forze! Era il mio privilegio che non ci fosse più niente da fare.
Ma lo sai, mi sbagliavo: a sessantasei anni dovevo ancora incontrare Isor.”

che andrà a colmare due mancanze forse: la solitudine di Vincent (il vicino) e la necessità di essere accettata così com’è (in fondo un’altra solitudine) di Isor.

Fino al giorno in cui un altro evento scombussolerà le vite dei nostri protagonisti e spingerà Isor alla fuga. Una fuga che dalla Francia la porterà al Sud dell’Italia alla ricerca di qualcuno. Alla ricerca di qualcosa.
È una narrazione potente quella di Alice Renard, una storia che ci viene raccontata in tre parti, da tre punti di vista differenti. Madre e Padre si prendono la prima e ci introducono nella loro visione di Isor, nelle loro mancanze e sofferenze di genitori, nel loro tentativo di cercare il bello in Isor e in quel dovere che hanno di cercare di proteggerla da tutto e anche da se stessa, nel desiderio di riconoscere quell’atto che faccia loro capire che Isor c’è, che Isor vuole loro bene.


Vincent si prende la seconda parte e parla direttamente a Isor, quasi a farci intendere che lui, quella ragazza l’ha capita, l’ha accettata, la considera sua pari


“Ho sempre distinto due tipi di amicizia. Le amicizie di circostanza e quelle d’elezione. La differenza, la gerarchia che stabilisco tra le due, non si definisce in termini di intensità, ma piuttosto di prestigio morale.”


Quasi una sorta di dipendenza.
E poi arriviamo alla terza parte, dove sarà Isor a trovare un modo di raccontarsi. E qua Renard è davvero brava nel farci vedere una crescita, uno sviluppo che, ovviamente, non vi racconterò.

E credo che il bello di La collera e il desiderio stia proprio qua. Nella scelta stilistica di Renard, nel fatto di regalarci un romanzo che parla di famiglia, di diversità, di doveri e di legami, dovuti o voluti, cercati forse (come direbbe Vincent “di circostanza” o “d’elezione”), ma di farlo in modo non banale. Ci racconta lo speciale della diversità e lo fa, appunto, in modo speciale, decisamente poetico.

Decisamente grandiosa la traduzione di Tommaso Guerrieri.