La casa capovolta

Elisabetta Pierini – Hacca edizioni

“Eva restava a guardare da lontano che ne faceva quella gente di quel calore, di quella morbidezza. Spesso non ne facevano proprio nulla. Vivevano come bambole su uno scaffale – la via era un lungo scaffale ordinato – senza guardarsi intorno e senza capire quello che attraversava il loro campo visivo, quasi avessero anche loro occhi di plastica. Certe volte intuiva perché i suoi genitori pretendessero da lei il rispetto di quel modo ordinato di vivere. Altre volte si scordava quello che aveva capito e voleva che i vicini prendessero vita così come pretendeva che le sue bambole parlassero e che i pensieri che aveva in testa assumessero la forma di nuovi mondi. Ma non tutto si poteva cambiare con la forza del pensiero.”

In via Madonna del Latte gli abitanti sembrano non sorridere mai. Ognuno di loro pare avere un motivo di tristezza, di rimpianto o di insoddisfazione. La via Madonna del Latte è una via di “casalinghe disperate” e mariti che cercano altro. È una via grigia, una via noiosa o forse colorata dalla banalità del quotidiano.

Così Eva, una bimba costretta a vivere con una mamma affetta da disturbi mentali, una mamma a tratti violenta e con un papà a mezzo tempo, dato che lui ha scelto di avere anche un’altra famiglia, perché lui ha bisogno di respirare, di rilassarsi, di allontanarsi dalla moglie (e forse anche dalla figlia), decide di rinchiudersi (o di volare via) in un suo mondo. Di colorare in qualche modo quella via o, almeno, di crearsi dei supporti per poterla affrontare, per poterla guardare con occhi differenti.

Eva la vorresti abbracciare, nonostante il suo essere così scostante, il suo non capire mai bene la situazione; il suo innamorarsi di una gallina o di una risata, forse perché solo quella ha sentito e non importa se è una risata sciocca, forse demoniaca, di certo cattiva. Eva è diversa dagli altri, non sempre è capita, ma lei non se ne fa un cruccio, lei forse non se ne rende nemmeno conto. Eva sì la vorresti abbracciare nonostante questo o forse proprio per questo.

La scrittura di Elisabetta Pierini accompagna la via e i suoi personaggi. Ha pochi fronzoli, ha una sorta di crudele cinismo: lo sguardo sincero di chi osserva la realtà per quello che è – e questo fanno i suoi personaggi anche quando si illudono, anche quando provano a cercare conforto altrove.
La casa capovolta è una favola moderna, ma una favola dark, una favola che come via consolatoria suggerisce la fuga, l’altrove: l’imparare a volare.

“A Eva prendeva ogni tanto quella paura strana: che le fantasie se ne andassero. In certi momenti non sapeva se lo temeva o lo desiderava. Qualche volta provava a desiderare le cose che temeva. Se arrivavano poi avrebbe smesso di averne paura. La paura se la sarebbe inghiottita e non ci sarebbe stato più niente oltre a quello stomaco vuoto e ingordo, un posto tutto nero come il buio sotto il suo letto. Forse ci si entrava da lì.”

La casa capovolta è l’ottavo Libro Vagabondo, la proposta di Iobook di Senigallia (AN)