La campus libreria di quartiere_Bari

Libro Vagabondo_cinquantacinquesima tappa

Non è la prima volta che entro a La Campus di Bari, ma questo a Francesca mi sono dimenticata di raccontarlo. Ci ero entrata qualche anno fa, agli inizi del mio viaggio vagabondo; ero entrata per chiederle se voleva farne parte, ma avendo trovato Francesca occupata, credo al telefono, io avevo fatto un giro e poi la mia timidezza mi aveva fatta uscire. Oggi non sarei più quella persona, oggi aspetterei. Oggi farei la mia proposta.

Comunque questo a Francesca non l’ho detto, anche perché appena entrata, Francesca mi ha dato il benvenuta con un abbraccio e poi ha iniziato lei a fare domande a me. E prima di tutto mi ha chiesto il perché di questo mio amore per Bari, di questo continuo ritorno; io ho risposto che a Bari devo molto, che molto del mio cambiamento di vita è merito di questa città. Ma questa è un’altra storia e magari l’ho anche già raccontata o la racconterò un’altra volta, siamo qua, come ho detto a Francesca, per parlare de La Campus e della sua libraia.

È solare Francesca e si vede subito che è una persona che sta bene lì dov’è, in mezzo a quegli scaffali e a quei libri che sono diventati casa e dove, probabilmente, passa più ore che a casa.

Si scusa perché è in atto un’opera di restyling della libreria, mi dice che ha deciso di sottolinearne l’identità di libreria di quartiere. Campus è nata come libreria universitaria,dice, qua venivano gli studenti ad acquistare i testi per gli esami, per studiare.

Ma già quando l’ho presa io nel 1997, gli studenti andavano più nelle copisterie che in libreria e oggi una libreria universitaria non avrebbe davvero più senso di esistere. Mi racconta di quegli studenti che compravano i libri quasi dovessero subire una tortura e mi dice che lei non ha mai comprato un testo universitario con quel rifiuto stampato in faccia: a me piaceva, dice.

Francesca ha sempre respirato libri, suo padre era un agente editoriale, anche se si occupava soprattutto di libri legati al settore medicina e in famiglia ha sempre letto tutto ciò che ha voluto leggere. Non ho mai avuto veti, avevo piena libertà, mi racconta Francesca,

oggi vedo che molti genitori cercano di proteggere i loro figli evitando di fargli affrontare alcune tematiche. Ma non so se questo li protegga o li renda più fragili, aggiunge.

Ma stavamo parlando delle origini de La Campus, di quando è diventato necessario cambiare direzione. Prima ho aggiunto il reparto legato ai bambini, racconta Francesca; molti dei miei clienti erano diventati genitori e mi facevano richieste per i loro bimbi, continua. E così ci soffermiamo un poco a raccontarci albi illustrati e case editrici che stanno sviluppando in modo egregio e sempre più raffinato questo “filone”. Molti albi poi, dice Francesca, non hanno età e io li regalo anche ad amiche.

Poi, riprendendo il filo del discorso, mi racconta di aver integrato con la parte di narrativa.

Solo che è ancora molto difficile far capire che questa libreria ha cambiato identità, aggiunge, che non è più la libreria universitaria di un tempo, e questo nonostante io mi impegni a partecipare a eventi, manifestazioni come, per dirne una, Lungomare di libri (manifestazione letteraria che a fine giugno/inizio luglio si svolge sulla Muraglia di Bari Vecchia e riunisce molte librerie della zona).

E nonostante il suo modo di raccontarsi sui social, gli eventi che promuove in libreria e il fatto che collabori con altre realtà baresi: ospitandole, creando scambi, organizzando eventi insieme a loro. E Francesca ama sottolineare questa collaborazione con altre realtà, anche non legate direttamente al mondo del libro. Abbinamenti libro/vini con l’enoteca biologica che abita il marciapiede di fronte, abbinamento libri/vestiti con il negozio poco distante che ha anche allestito una piccolo biblioteca al suo interno. Mi dice che La Campus diventa anche luogo di incontro di associazioni amiche della libreria o che hanno la simpatia della libreria.

La Campus, ancora oggi, continua a essere percepita come libreria universitaria, e questo rischia di allontanare il pubblico dei lettori; se poi aggiungiamo il fatto che non ci troviamo in centro tutto diventa più complicato, conclude Francesca.

Per questo ho deciso di cambiare aspetto alla libreria e, soprattutto, di cambiare logo, aggiunge: ora è La Campus libreria di quartiere e questo spero possa servire a farci vedere in modo diverso. E, mentre io e Francesca chiacchieriamo, davanti a noi  la parete che diventerà sfondo ai futuri incontri si dipinge, per opera di un artista che mi dice essere anche poeta, di fiori e di colori.

Chiedo a Francesca come sceglie i libri che trovano spazio sui suoi scaffali e lei mi dice che, ovviamente, molto è frutto del suo gusto:

per esempio io amo la letteratura sudamericana, aggiunge, e quella e le case editrici che la trattano hanno sempre un posto di riguardo a La Campus.

Ma sono diverse le case editrici che amo e sono quelle che mi fanno scoprire cose nuove, a volte per puro caso anche. Poi, in una libreria come la mia, che non si trova su una strada di passaggio e che deve sopravvivere come tutte, non posso evitare di tenere quelle case editrici che richiamano il pubblico, quegli autori che mi vengono richiesti, che sono attesi a ogni uscita.

Ma la mia proposta e la mia preferenza va sempre all’editoria indipendente, perché sono gli editori indipendenti quelli che al giorno d’oggi fanno opera di scouting, dice, e questi editori, come un bravo libraio, sanno anche raccontarti i libri, non limitandosi alla scheda o alla quarta di copertina, mettono in campo un rapporto di conoscenza diretta del libraio o della libraia.

Parliamo di libri che abbiamo amato, io e Francesca, e lei mi dice che, rispondendo a una delle mie cinque domande (vi spoilero già che Francesca preferirà non fare il video, dicendomi di essere troppo critica verso se stessa), mi confessa che non ha un libro del cuore, che è volubile lei, che i libri che ama sono tanti e cambiano a seconda del momento. O che comunque sono troppi per poter essere elencati.

Ci sono molti lettori che sono abituati a leggere sempre le stesse cose, dice, a rimanere nella loro zona di conforto, ed è bello cercare di capire se c’è un margine di movimento, e provare a portarli in una direzione diversa, magari più indipendente. Osare insomma.

Poi mi racconta del lockdown: abbiamo tutti dei ricordi legati a quei giorni penso io e, spesso, nelle librerie che ho visitato quei ricordi riguardano incontri. Francesca mi parla di Giovanna, che si fa spedire libri al Nord; Giovanna che a Bari è praticamente di casa, ma Francesca l’ha conosciuta attraverso i social, in quei giorni in cui tutto passava da lì e lì restava, anzi no evidentemente…

E mi parla di una sua cliente di novant’anni, alla quale consegna un paio di libri al mese: non esce più di casa lei, così glieli consegno io, racconta Francesca, e li scelgo anche, dato che questa cliente di me si fida. Leggeva solo giallisti italiani, mi racconta, ma piano piano l’ho portata a leggere altro. E poi quei libri me li racconta anche, continua Francesca, e lo fa con un garbo e una delicatezza di altri tempi. Per esempio l’altro giorno, raccontandomi il personaggio di un libro, mi ha detto: lui è un uomo, ma gli piace mettere il rossetto. E, non so a voi, ma a me questa descrizione ha riempito il cuore di dolcezza!

Entra una cliente e l’accoglie Olga, la collaboratrice ormai da quasi sempre di Francesca; mi trova solo alla mattina, dice Olga alla cliente che la guarda come se non la conoscesse. Ah ecco, io vengo sempre di pomeriggio, dice la cliente mentre prende da uno scaffale La donna che visse due volte. A me Kim Novak non è mai piaciuta, afferma decisa la cliente, ma del resto a me le bellone bionde non piacciono proprio; e così iniziamo a parlare di attrici bionde e more e di un cinema più o meno passato e io, guardando un poster di Bonnie e Clyde, incorniciato e appeso, penso che sul cinema siamo tornate diverse volte nella nostra conversazione e che Francesca di cinema deve essere proprio appassionata.

Alla libraia piacciono i legami, fare rete, sentire cosa pensano e come vivono le librerie del resto d’Italia. Le piace che la sua libreria sia un punto d’incontro, un luogo dove si può stare bene, dove nessuno giudica; e questo è forse il punto di forza (dico io rispondendo per lei a una delle cinque domande) di La Campus.

Le chiedo del gruppo di lettura, ora stanno leggendo L’arte della Gioia di Goliarda Sapienza: ne parleremo domani, mi dice, se riesci passa così partecipi, aggiunge. Non lo seguo io, ma Emma, @apotechefarmacialetteraria un’amica, insegnante di filosofia e grande lettrice, io partecipo ovviamente, e i libri li proponiamo un po’ “come viene”, non abbiamo una regola fissa. A volte facciamo scegliere, a volte imponiamo una scelta.

Mi racconta di soffrire della sindrome dell’impostora, di sentirsi sempre in difetto, di leggere meno di quel che vorrebbe, anzi dovrebbe leggere.

Rispondendo a una delle tue domande, dice, a chi vuole aprire una libreria direi di scordarsi di avere il tempo per leggere.

Qua le cose da fare sono sempre molte, continua, la libreria è un’impresa e deve dare dei risultati. Poi mi dice che tra i suoi scaffali lei ci sta bene, e che si sente in colpa ogni volta che va in vacanza. Anche se, aggiunge, la vita non può essere solo qua dentro, è giusto che si scopra cosa c’è là fuori.

Se dovessi pensare agli aggettivi che rappresentano la libraia Francesca direi: curiosa, ma questo me l’ha suggerito anche lei, perché Francesca la voglia di stupirsi, di meravigliarsi e di conoscere cose nuove non la perde mai e questo lo capisco anche dalle domande che fa a me, dal fatto che non voglia solo raccontarsi, ma anche sentire un’altra storia. Poi direi accogliente, perché non c’è dubbio che qua ci si senta avvolti in un abbraccio. Il terzo potrebbe essere coraggiosa, oppure collaborativa: la voglia di fare comunità è presente in ogni parola di questa libraia.

Mi dice che vorrebbe che Bari lasciasse un’immagine più culturale, invece siamo sempre rappresentati dalla cucina. Sono stanca di sentire parlare di panzerotti e orecchiette, noi siamo anche altro. Poi dice che dobbiamo iniziare a coltivare i piccoli lettori: i bimbi in libreria vogliono entrare, spesso sono i genitori che li trascinano via, dicendo Un altro libro? Ne hai già uno a casa, oppure, come abbiamo sentito l’altro giorno Non entrare, è solo una libreria.

Francesca è una donna, una libraia, di cuore, una libraia che resiste. Una libraia che al Nord invidia solo il fatto di essere più vicino a tutto: qua tutto impiega un po’ di più, ma del resto un libro si può anche attendere qualche giorno, no?

La Campus libreria di quartiere è a Bari, via Gioacchino Toma 76/78
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Il libro Vagabondo proposto da Francesca