La ghirlanda – Sigrid Undset – Utopia editore – traduzione Andrea Berardini
«Mi sembra che il drago sia proprio piccolo», disse Kristin, guardando l’immagine della santa di cui portava il nome. «Non sembra che possa mangiare la fanciulla».
«In effetti non poteva», disse fratello Edvin. «Non era molto più grande di così. I draghi e le altre creature che servono il demonio sembrano grandi solo fintanto che in noi alberga la paura. Ma se una persona cerca Dio con passione e sincerità, così da affidarsi al suo potere, allora la forza del demonio diminuisce così tanto che i suoi strumenti si fanno piccoli e impotenti… I diavoli e gli spiriti maligni rimpiccioliscono, diventano grandi come folletti, o gatti o corvi. Come puoi vedere, la montagna in cui è stata intrappolata santa Sunniva è così piccola che potrebbe nasconderla nella gonna della sua veste».
[…]
«Nulle nessuno può farci del male, bambina, tranne ciò che temiamo e ciò che amiamo».
Mai e poi mai avrei pensato che mi sarei ritrovata a leggere la “prima puntata” di una saga medioevale, ma come resistere a questa veste (leggi copertina) che Utopia ha voluto riservare all’opera di Sigrid Undset?
Confesso che da subito mi sono detta: ma ha senso leggere oggi un romanzo di questo genere? Un romanzo dove la trama è la protagonista principale, insieme ai dettami della religione e agli usi di un mondo così lontano, ma dove la storia resta indietro, parecchio indietro, quasi effetto scenografico della vicenda? O meglio, ha senso per me che in un romanzo cerco più che la trama la scrittura, le sensazioni, a volte anche me stessa?
Me lo sono chiesta leggendo, ma nel mentre macinavo pagine su pagine senza rendermene conto, perché le vicende di Kristen, alla fine ti trascinano, anche se (per me) la sensazione è stata quella di leggere un romanzo di puro svago, di intrattenimento, certo di assoluto buon livello. Fermo restando che l’intrattenimento non è qualcosa da rifuggire, ma anzi necessario. A volte indispensabile.
Non voglio soffermarmi su una trama ricca e arzigogolata, fatta di tradimenti, segreti e onore perso o da difendere. Tra
“La fattoria sorgeva su un colle ai cui piedi si stendeva il fiordo di Botn, grigio e malinconico, come le sue foreste nere, mentre sulla riva opposta e alle spalle degli edifici il cielo arrivava a lambire le chiome degli alberi. Non c’erano vette né ripide montagne come quelle di casa sua, che sollevavano il cielo su in alto, e che addolcivano e incorniciavano la vista, così che il mondo non sembrasse né troppo grande né troppo piccolo”
e monasteri. Tra fughe d’amore e neve tanta neve, e freddo, perché non dimentichiamoci che siamo all’interno di una saga nordica, norvegese e lì la notte dura sei mesi e, quindi, trovare rifugio nelle braccia dell’altro diventa quasi una scusa, una giustificazione anche al tradimento, all’adulterio. Tra Abiti su abiti, mantelli e cavalli, tentativi di stupri e aggressioni. Pugnali insanguinati, veleni e guaritori.
Voglio soffermarmi su Kristin, un’eroina che non risulta simpatica sempre, almeno non a me: una bambina adorabile e amata dal padre che finirà per tradire quel padre (e io questo non glielo sono riuscita a perdonare), una ragazza forte e coraggiosa e in questo, a suo modo, moderna, che sa prendere le redini della situazione, anche se il suo lottare, il suo non arrendersi (ahimè) è legato solo al suo sogno d’amore.
“… i giorni felici spettano alle persone ragionevoli, mentre i giorni migliori sono riservati a coloro che hanno il coraggio di mettere da parte la ragione”
Ma ricordiamoci siamo nel Medioevo, in un’epoca dove non solo i messaggi dovevano essere mandati attraverso messaggeri umani, ma anche dove l’idea di emancipazione era ben lontana dall’essere pensata. Anche se, qua le donne, in qualche modo, riescono a dire la loro… o almeno a “fare” la loro

