Qualcuno ha detto che il vero cinefilo è colui che rimane seduto fino alla fine del film;
colui che considera parte integrante del film anche lo scorrere dei titoli di coda. Colui che è l’ultimo a lasciare la sala.
Io non mi considero di certo cinefila, ma a volte seduta rimango, se non altro per raccogliere le emozioni che il film appena visto mi ha lasciato. Necessito di un momento tutto mio, dopo un film, ed è forse questo uno dei motivi che mi spinge ad andare al cinema da sola: poter restare in silenzio.
Qualche giorno fa i titoli di coda stavano scorrendo accompagnati da una musica che mi ha tenuta sulla poltrona fino alla fine, ed è allora che sullo schermo è comparsa una parola giapponese, una parola che in altre lingue non esiste: komorebi.
Komorebi esprime la luce fra le foglie degli alberi, un momento unico e irripetibile; una sensazione accompagnata dalla malinconia di sapere che quel momento non potrà mai più tornare uguale. Una parola che forse solo i giapponesi potevano avere come loro.
Tutto passa, sembra volerci dire quella parola: i momenti belli come quelli brutti. Anzi forse quella parola ci mette in guardia più sulla precarietà di quelli belli, quelli che pensiamo ci resteranno attaccati per sempre, perché li abbiamo immortalati, raccontati, rivisitati. Sognati anche.
Il momento in cui abbiamo capito di esserci innamorati; quel vento che ci ha accarezzato la prima volta che siamo scesi dall’aereo in una città nuova; il colore del mare quel giorno che lo abbiamo guardato con una persona speciale; il sorriso di un grazie o la mano di un bimbo avvolta da un guanto che ci fa ciao.
E passa anche ogni emozione, ogni sensazione: non potremo mai rivivere nulla come l’abbiamo vissuta, cambia tutto, cambiamo soprattutto noi. Nemmeno il ricordo ci potrà aiutare, il ricordo trasforma si fa avvolgere dalla nostalgia: addolcisce, mitiga, esalta.
Komorebi è una parola che, in fondo, ci invita a cogliere ogni attimo, ma forse anche a non trattenerlo a lasciare spazio a quello successivo, a vivere intensamente la vita tutta.
In ogni dettaglio, in ogni suo raggio di luce, in ogni suo cambiamento. O almeno questo è ciò che ci ho visto io.

