K-PAX

Gene Brewer – Accento – traduzione Dario Fonti

«…sa perché si trova qui?»
«Ovvio. Credete che sia pazzo».
«Preferisco usare il termine “malato”. Pensa di soffrire di qualche malattia?»
«Forse di nostalgia, mi manca un po’ casa».
«E dov’è “casa”?»
«K-PAX».
«Keipacs?»
«Cappa-trattino-pi-a-ics- K-PAX»
«Con la cappa maiuscola?»
«È tutto maiuscolo»


Questo è un dialogo tra medico e paziente, tra uno psichiatra e quello che potrebbe sembrare un uomo convinto di essere arrivato da un altro pianeta, K-PAX. O questo è il dialogo tra un medico, la nostra voce narrante, e un abitante di K-PAX, che afferma di chiamarsi prot, con la lettera minuscola, di essere da alcuni anni su TERRA, tutto con le lettere maiuscole. Su K-PAX solo i pianeti e le costellazioni si scrivono maiuscoli, tutto il resto no.
 


«La malattia mentale è spesso nell’occhio di chi guarda. Troppo spesso su questo PIANETA è attribuita a chi pensa e si comporta in maniera diversa dalla maggioranza»
 


Siamo a New York, è il 1990 e la gran parte della narrazione di questa storia si svolge in un ospedale psichiatrico. Come detto, lo sguardo è quello di Gene, lo psichiatra omonimo dello scrittore, è la registrazione delle sedute con prot, sono i dialoghi tra i due, sui quali aleggia la domanda: alieno o malato di mente? Realtà o illusione?
 


“Il nuovo paziente viveva in un mondo tutto suo. Un luogo per lui reale, come il vostro e il mio lo sono per noi. Sembra un’assurdità, ma è davvero così difficile da capire? Senz’altro al lettore di questo resoconto sarà capitato, prima o poi, di lasciarsi trasportare da un film o da un romanzo, di essere completamente rapito dall’esperienza. I sogni, anche i sogni a occhi parti, sul momento sembrano quasi sempre reali, come gli eventi ricordati sotto ipnosi. Quando succede, chi può dirci qual è la realtà?”
 


E dai quali emerge, settimana dopo settimana, l’immagine di K-PAX un pianeta perfetto nel suo non avere leggi,
 


«Senza leggi, come si fa a sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato?»
«Come fate voi umani. I vostri bambini non studiano legge, no? Quando fanno qualcosa di sbagliato, qualcuno glielo fa notare»


dove tutti gli essere viventi sono messi sullo stesso piano,

 

«Mi sta dicendo che chiama per nome tutte le rane di K-PAX?»
«Certo che no. Solo quelle che conosco».
«Conosce molti animali inferiori?»
«Non sono inferiori. Sono diversi».

Dove non c’è scuola, né famiglia, né religione


«Allora non credete in Dio?»
«L’idea ci ha accarezzato per qualche ciclo, ma è stata presto scartata».
«Perché?»
«Perché prendersi in giro?»
«Per avere qualche conforto…»
«È un falso conforto, se è dato da una falsa speranza».


Un luogo dove tutti vivono in armonia e in felicità, liberi, e a lungo (prot ha trecento e trentasette anni). Dove si viaggia utilizzando l’energia della luce e gli specchi.

Gene è convinto che prot sia malato, che la sua storia sia frutto di fantasia e di invenzione, della malattia appunto, e farà di tutto per provare a smascherarlo e per capire chi sia realmente prot; ma prot risponde a ogni sua domanda e riesce a fornire dettagli e disegni delle posizioni delle costellazioni a sostegno di ciò che afferma.

Prot è un personaggio che non potrà che entrare nel cuore del lettore, come entra nel cuore dei pazienti dell’ospedale psichiatrico (e ovviamente anche della nostra voce narrante), perché prot porta con sé la narrazione di un posto dove chiunque vorrebbe vivere, ma anche l’attenzione verso gli altri, la lentezza, quell’ascolto che spesso la frenesia degli umani ha messo da parte


«Comunque, a parte gli occasionali viaggi interstellari, la vita su K-PAX sembra piuttosto noiosa».
Si innervosì: «E vivere su TERRA è meno noioso? Passare la vita cercando di andare a letto con qualcuno, guardare serie tv e sbavare dietro al denaro?»


Quella che Fabio Geda nella sua prefazione definisce la meraviglia.

Non sarà io a svelarvi il resto del romanzo, ma vi dirò che K-PAX è, in fondo, un romanzo che fa sorridere e intenerire, che commuove certo, ma che ti porta anche a chiederti perché non siamo riusciti a rendere TERRA un posto un po’ più simile a K-PAX


«Ho notato che gli esseri umani ridono molto, anche se le cose non sono divertenti. All’inizio ero incuriosito da questa cosa, fino a quando ho capito quanto tristi siano le vostre esistenze».


Anche se, prot direbbe, su TERRA la frutta è decisamente migliore.