Java Road

Lawrence Osborne – Adelphi – traduzione Mariagrazia Gini

“Quando ripensi a quello che eri a diciott’anni, prima di cominciare a guastarti, sei destinato a farne un piccolo e improbabile monumento che risplende solo nelle notti irrequiete in cui non riesci a dormire. Hai bisogno di falsificare lievemente quel te stesso opaco, dargli una mano di lucido. Ma al tempo stesso è quel diciottenne che si è staccato come una vecchia pelle colui che dovrebbe giudicarti ogniqualvolta ti guardi allo specchio. È il solo giudice importante”

E Adrian Gyle, il report protagonista del nuovo romanzo di Lawrence Osborne, non solo ha fatto un monumento di se stesso a diciott’anni, ma anche della sua amicizia con Jimmy Tang, un ragazzo conosciuto al college e che, a differenza di lui, proviene da una classe sociale alta. Ha soldi Jimmy e ne avrà ancora di più nel momento in cui sposa la discendente di una ricca famiglia. Siamo a Cambridge ma i due studiano e provano a tradurre il cinese,

“Solo nella mia stanzetta, io ero quello arrivato dalla provincia e dalle scuole statali, quello senza amici, che studiava il cinese perché era una lingua squisitamente démodé ma anche, almeno per quanto mi riguardava, una materia piena di fascino perché inaccessibile”

quel cinese che diventerà sfondo della loro vita futura, in quell’Hong Kong dove li troviamo adulti e che per loro sarà casa e per noi lettori paesaggio di uno di quei viaggi nei quali solo Osborne riesce a calarci. Perché come è scritto nella quarta di copertina, i luoghi di Osborne sono i veri protagonisti dei suoi romanzi, i luoghi e quelle atmosfere che riesce a rendere vive, a trasmetterti.

Siamo in una Hong Kong scossa dalle manifestazioni degli studenti, dai gas lacrimogeni e dagli scontri con la polizia. Ma siamo anche in una Hong Kong fatta di cene formali e di alta società, dove mantenere la facciata e la giusta posizione politica è importante, fondamentale. Rimanere fedeli al comunismo e alla Cina è più importante di un tradimento sentimentale. Perché ciò che fa Jimmy è proprio questo: tradisce la moglie, lo ha fatto e lo fa ancora, ma questa volta lo fa con la donna sbagliata: Rebecca.

«… Vedi, Adrian, la vita è insopportabile non perché è una tragedia ma perché è una storia d’amore: chi l’ha detto?»
Risposi che non me lo ricordavo.
«E questa è una storia d’amore. Anche se devo ammettere che finora è stata tutto fuorché insopportabile».
Ma c’è un altro aspetto.
«Lei va alle manifestazioni ogni sera. Dopo la vedo e puzza di gas lacrimogeno. Confesso che la cosa mi piace. È il mio punto di massima vicinanza al fronte»

Una donna che oltre a essere molto più giovane di lui,

«come hai conosciuto Jimmy? Non credo che sia andata come mi ha raccontato lui».
Sapevo, naturalmente, che le loro famiglie si conoscevano, ma volevo vedere cosa avrebbe detto Rebecca.
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«Non è che l’abbia conosciuto a un certo punto. Lo conosco da sempre. Non c’è mai stato un momento in cui non lo conoscessi. È un amico di famiglia. I miei genitori ne sarebbero inorriditi se lo sapessero, ancora di più di quanto non lo siano già adesso che sanno cosa facci in giro la sera»

È una studentessa che lotta per le strade. E quando tutto questo verrà reso pubblico dalla stampa, le cose si complicheranno, sprofondando nel torbido.
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Osborne costruisce un romanzo che parla di politica e giornalismo, di generazioni a confronto, dove l’età che avanza sente la nostalgia e il rimpianto di ciò che è stata

«Intendi i “giovani”, come dite voi? Non siamo niente di speciale. Siamo voi, meno l’esperienza. Non eravate diversi, alla nostra età».

Che parla di amicizia o, forse, solo di una sorta di obbligo di riconoscenza. Un romanzo dove i personaggi sono costruiti magistralmente

«Quanto a Jimmy, l’ho visto molte volte, fin da quand’era bambino. È sempre stato un tipo piuttosto arrogante. Ho sempre pensato che con gli altri fosse senza scrupoli».
«Intende che li getta via come fanno i bambini con i giocattoli?»

e i dialoghi ancora meglio, dove una trama, che ho sentito un filo sbilanciata a favore appunto di quei dialoghi e di una scrittura che è sempre ad altro livello, viene riscattata da un finale che può e deve essere solo quello.
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No, Osborne non è riuscito a superare la perfezione del sul Nella polvere, ma leggere Osborne resta sempre un’esperienza che consiglio a tutti