Michele Ruol – Terrarossa edizioni
“A Madre capitava di andare verso l’ingresso pensando che fossero loro.
Dalla finestra aperta venivano rumori di voci, e si aspettava, pochi minuti più tardi, di sentirle scoppiare mentre entravano in casa. Stavano arrivando, li vedeva quasi che sbattevano il portoncino blindato sul fermaporta – una palla di vetro fumé.
Non si saluta neanche?, gli avrebbe urlato continuando ad affettare la cipolla sul tagliere.
Andando in bagno si era affacciata un attimo nelle loro camere e si era stupita di trovarle vuote. Il letto, la sedia davanti al computer contenevano ancora le loro forme: come se si fossero appena alzati.
Madre aveva spadellato la pasta, solo a quel punto si era accorta di aver apparecchiato per quattro.
Aveva lasciato lì il pranzo, ed era tornata in terrazza a spazzare e strofinare via la cenere piovuta ormai quasi un mese prima.”
Si chiamano Madre, Padre, Maggiore e Minore i protagonisti di Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia. Sono una famiglia come tante o, meglio, lo erano, perché ora Maggiore e Minore non ci sono più. Maggiore e Minore sono morti e lo sapremo subito, dal primo oggetto che Michele Ruol sceglie di inventariare: “cornice in argento, 15×22 cm”
“La foto dei ragazzi sul tavolino nell’ingresso è la stessa che avevano usato per la lapide”
Primo oggetto di una lunga serie (99 brevi capitoli, 99 oggetti) che, come scritto nella seconda di copertina, raccontano un prima e un dopo. Un prima e un dopo quell’incidente. Un prima e un dopo la foresta incendiata
“Passati otto anni, il dolore era sempre lì, immutato.
Madre, quando pensava alla sua vita, immaginava la foresta distrutta dal fuoco nella stessa notte dell’incidente. Rivedeva quelle distese di alberi carbonizzati, distese di moncherini neri lungo il fianco della montagna.
Un bosco identico a quello che c’era prima non sarebbe mai più cresciuto, lei lo sapeva.”
Ruol disegna la mappa della vita di una famiglia distrutta dal lutto, ma anche di una famiglia che prima di quel lutto aveva i problemi, i battibecchi, le incomprensioni e gli atti d’amore che ogni famiglia, in fondo, ha; e lo fa attraverso il quotidiano degli oggetti, attraverso le storie che ogni oggetto può raccontare, che sia un toner esaurito, che sia una clessidra
“Per molti è la metafora del tempo che scorre inesorabile e che non si può fermare: sopra quello che ancora abbiamo, sotto quello che ormai è passato, le aveva detto.
Però a guardare bene, la sabbia si sposta, ma non se ne va mai. Basta girare la clessidra e il tempo riprende a scorrere. […] Alla fine, è sempre questione di prospettiva.”
Che sia un termometro a pile, una copertina rossa o uno stradario.
E ci racconta quel lutto, quei silenzi, il modo diverso e i tempi diversi di Madre e Padre di viverlo. I pianti, la depressione, due mani che si stringono e, forse anche, la vita che continua, in un altro modo certo, con una mancanza enorme, ma che deve trovare il modo di continuare
“Prendi una pineta, della macchia mediterranea, un bosco di lecci, quello che vuoi. Sì, c’è qualche corbezzolo, ma sono pochi, sparsi qua e là, soffocati dal resto della vegetazione. Poi scoppia un incendio e non rimane niente.
E quindi?
Tra i primi a rinascere ci sono i corbezzoli. Le fiamme e la cenere rendono acido il terreno, questo li stimola a buttare nuovi germogli dalle radici. Sotto terra sono ancora vivi. Dopo l’incendio gli alberi che gli toglievano la luce non ci sono più e ora i corbezzoli crescono più rigogliosi di prima. E poi sono piante speciali, aveva proseguito Madre entusiasmandosi, capaci di fare contemporaneamente fiori e frutti: grappoli di campanelle bianche e bellissime bacche rosse e arancioni.”
Un romanzo delicato e splendido nel raccontare con un tono, mai melodrammatico, ma sempre doloroso, cosa resta dopo l’incendio, cosa resta quando una famiglia è distrutta dalla perdita dei figli. E pare dirci che quello che resta sono proprio i ricordi intrappolati in quegli oggetti che per gli altri possono anche essere banali, scontati, ma non lo sono per chi quegli oggetti li ha vissuti, condivisi, resi parte della narrazione familiare. Imprescindibili.

