Patrick Modiano – Einaudi – traduzione Emanuelle Caillat
“Mi piacerebbe rispettare l’ordine cronologico e annotare i momenti in cui Nöelle Lefebvre è tornata a occupare i miei pensieri nel corso di tutti questi anni, precisando ogni volta la data e l’ora. Ma è impossibile stendere un simile calendario su un lasso di tempo così lungo. Credo sia meglio far scorrere la penna. Sì, i ricordi affluiscono attraverso la penna. Non bisogna forzarli, ma scrivere evitando il più possibile le cancellature. E nel flusso ininterrotto di parole e frasi, qualche particolare dimenticato o che hai sepolto, chissà perché, in fondo ai ricordi, tornerà in superficie a poco a poco. È importante non fermarsi, soprattutto tenere a mente l’immagine di uno sciatore che scivola in eterno su una pista piuttosto ripida, come la penna sulla pagina bianca. Le cancellature verranno dopo.”
Ritrovare Modiano per me è come ritrovare un grande amore, uno di quelli che, se pur nati in età avanzata, ho sentito essere totalizzante. Uno di quegli amori capaci di soddisfare sempre, di non deludere mai.
Inchiostro simpatico è Modiano, nel senso che se anche ti fosse capitata in mano una copia del romanzo che, per un qualsiasi motivo, avesse smarrito il nome dell’autore, tu quel nome lo indovineresti, lo ritroveresti tra le strade della sua Parigi, tra quei tavolini dove ci si siede ad aspettare, ad osservare, a cercare di capire, a indagare. In quel mistero sul quale c’è sempre il velo del “vedo non vedo”, tra quegli incontri forse casuali, forse dettati dal destino, forse semplicemente dai ricordi.
Modiano riesce in poche pagine (siamo davanti a un romanzo molto breve) a non far sentire il lettore orfano di una storia completa, una storia che parla di ciò che la memoria conserva e di ciò che abbandona (forse) nel tempo; di quei dettagli che aprono strade sul passato
“Ma forse bisogna aspettare un certo lasso di tempo prima che appaiono le lettere e i nomi, come sulle pagine dell’agenda di Nöelle Lefebvre. Questo confermava la mia idea: anche se a volte hai dei vuoti di memoria, tutti i particolari della tua vita sono scritti da qualche parte con l’inchiostro simpatico”
C’è sempre un po’ di Simenon in Modiano, sarà la brevità dei romanzi, sarà l’atmosfera, sarà il bianco e nero (perché io i luoghi e i personaggi di Modiano li vedo sempre appartenenti a un tempo passato, attori di un film in bianco e nero appunto), e in Inchiostro simpatico c’è anche un qualcosa (che non rivelerò per non fare spoiler) che mi ha riportato a uno dei romanzi di Diego De Silva (e non rivelo quale per non fare, appunto, spoiler…)

