Il tarlo

Laila Martinez – La Nuova Frontiera – Traduzione Gina Maneri

“In questa casa non si ereditano soldi o anelli d’oro o lenzuola ricamate con le iniziali, qui i morti ci lasciano solo i letti e il risentimento. Il cattivo sangue e un posto dove stenderti la notte, solo quello puoi ereditare in questa casa. Neppure i capelli di mia nonna mi sono toccati, alla sua età la vecchia ha ancora certi capelli forti come spago che sono una bellezza quando se li scioglie, e io mi ritrovo quattro peli lisci e rachitici incollati al carnai che due ore dopo averli lavati son già tutti unti.”

Nella casa torna la nipote, dopo aver trascorso una manciata di giorni in prigione. Un bimbo, il figlio della famiglia per la quale lavora, è scomparso e lei ci dice di non averne colpa. Nella casa vive la nonna che ci dice di non credere a ciò che la nipote ci racconta.

Nella casa vivono anche le ombre, i morti, i santi che si pregano: e la casa stessa ha vita, pare avere un’anima, un modo di voler dire la sua

“Ogni volta che ci urlavamo contro, la casa si stringeva su di noi. Le pareti tremavano e le ante degli armadi si aprivano e chiudevano di colpo. I soffitti scricchiolavano come se stessero per crollare, come se il tetto dovesse caderci sulla testa da una momento all’altro. Ma la cosa peggiore erano le ombre. Ci afferravano le caviglie per farci cadere, ci strattonavano i vestiti e ci si appendevano ai capelli, ci lanciavano i piatti e i bicchieri che c’erano negli armadietti. Le nostre liti le facevano ammattire, uscivano di testa a sentire gli urli e le imprecazioni e gli spero che muori e i magari non fossi mai venuta al mondo, disgraziata”

Quattro generazioni di donne, perché nonna e nipote ci narrano anche delle loro madri, dei muri che nascondono segreti e quel tarlo

“E allora mi sono addormentata e quando mi sono svegliata avevo un tarlo dentro che non so se ce l’avevano messo le ombre di notte fra i sussurri o se mi era venuto in testa da solo ma non importa perché ho capito comunque che quel tarlo me lo dovevo togliere e che non potevo ancora lasciare il lavoro perché mi restava qualcosa da fare.”

che muove, che spinge a non dimenticare. A vendicare.

“In  questa famiglia sono morti tutti per la stessa ragione, di odio proprio o altrui, ma sempre di odio”

È un romanzo gotico quello di Layla Matinez, un romanzo horror forse. Ma è un romanzo che parla anche di patriarcato e di violenza, di donne sottomesse che trovano un modo silente di farsi giustizia. Di ricchi che disprezzano i poveri e di poveri che disprezzano i ricchi, forse. È un romanzo soffocante e angosciante, adatto per la notte di Halloween; da leggere al lume di una candela per poi correre spaventati sotto alle coperte. Ma attenzione, perché forse quello non è il luogo migliore per sfuggire al pericolo

“Tutta la casa si è stretta intorno alla camera da letto, in attesa”