Il superpotere della lettura

C. ha preso l’abitudine di fare la pausa pranzo in libreria, a volte non mangia nemmeno e arriva avvolta nel suo giaccone morbido e abbondante e nel suo solito caldo sorriso. Ha il suo posto dedicato in libreria, così quando arriva la salutiamo, scambiamo due parole veloci e poi spostiamo il libri in mostra sulla poltrona e liberiamo il posto per lei. Poi è come se non ci fosse, C. apre il suo libro di racconti o quello di poesie e si immerge nella lettura, dice che ha bisogno di quel tempo, dice che ha bisogno di staccare dalla scuola di teatro. Non si ferma molto C., venti minuti, forse mezz’ora, poi come è arrivata se ne va. A volte dice che va a mangiare una fetta di torta nel locale di fronte, a volte che è in ritardo e deve rientrare in teatro. Ci vediamo domani, aggiunge.

I racconti che sta leggendo C. io li ho letti, non glieli ho consigliati io, ma so che sono arrivati a lei tramite la mia lettura. Così a volte ci fermiamo a parlare di uno di quei racconti, ci diciamo “bellissimo” o “assurdo”, ridiamo insieme rivivendoli. Sono solo attimi, perché poi io torno a ciò che stavo facendo e lei accavalla le gambe e va avanti per un altro pezzetto di storia; ma sono attimi che mi lasciano sempre la sensazione che il consiglio o il passaggio di un libro da lettore a lettore crei un legame, un filo che avvicina un poco. Un elastico forse che per quanto lo tiri, poi ti riporta là dov’eri, vicina, in quel momento che lo scrittore o la scrittrice hanno raccontato e che tu lettore hai vissuto, hai visto, hai trattenuto con te.

Ed è forse questo uno dei superpoteri della lettura, una sorta di abbraccio. Una condivisione che riesci a sentire con chi ha provato esattamente quello che hai provato tu in quella pagina. Quel pezzo mancante della lettura che, come sappiamo, è spesso un atto solitario, ma anche gli atti solitari, a volte, hanno bisogno di condivisione per diventare vivi, veri.