C. passa a ritirare il libro di poesie che aveva ordinato qualche giorno fa. Quel giorno aveva detto che glielo aveva consigliato Sonia Bergamasco.
C. studia teatro a Milano, ma non è di Milano.
Ho saputo che sei di Udine dico, e lei me lo conferma con un sorriso che non nasconde un filo di stupore. Ho vissuto nella provincia di Pordenone per trent’anni e per un lungo periodo ho frequentato Udine, avevo un fidanzato che viveva là, rispondo alla sua domanda silente e giustifico così la mia curiosità.
Ora a essere curiosa è lei e io mi ritrovo a rispondere a quella domanda che da tempo nessuno mi fa più. Un errore di gioventù, dico, un po’ scherzando e un poco no. Ma, in fondo, sono contenta di aver vissuto tutto quel tempo in Friuli, aggiungo. Ci torno sempre volentieri e molte cose mi mancano.
Lei mi dice che ci torna molto raramente e che ha sempre saputo che se ne sarebbe andata via;
Udine me la sentivo stretta, dice. Ti offre così poco, aggiunge.
Io le rispondo che a Pordenone facevo molto di più di quello che faccio a Milano: certo forse là c’è meno, ma quel meno tu vuoi farlo, aggiungo.
Mi dice che è strano e anche interessante come ognuno di noi vive in modo diverso i luoghi.
Io penso che, forse, dipende anche dall’età, è così giovane C., ma forse anche no, è un qualcosa che va oltre gli anni che uno ha.
Entra un cliente e C. mi saluta e mi dice che è stato bello condividere i luoghi che abbiamo in comune. Poi se ne va, lasciandosi dietro un sorriso. Del resto
C. lascia sempre un sorriso quando se ne va via.

