Sono di quella generazione in cui i capricci non erano consentiti, o almeno non lo erano in casa mia. Quando uscivo con mamma e papà, da bimba, non potevo chiedere o potevo farlo una volta sola, non insistendo davanti a un No. Non potevamo permetterci grandi cose, certo, quello che serviva, pochi fronzoli. Ma forse il punto non era nemmeno quello, o comunque io da bimba non lo potevo capire. Sapevo solo che così era: pochi capricci e stop. I miei non avrebbero perso tempo per cercare di calmare una lacrima in più, dei piedi battuti a terra, un broncio e due braccia incrociate con forza sul petto. Non avrebbero perso tempo e, quindi, io non piangevo per ottenere qualcosa, non battevo i piedi per terra e non mi fermavo con il broncio davanti alla vetrina, perché il rischio di rimanere lì da sola forse un poco lo temevo.
Così oggi mi meraviglio quando vedo i capricci non puniti, quando osservo genitori cedere davanti a un bimbo che piange a urla.
Quando vedo come un capriccio ottenga ciò per cui è stato architettato. Mi meraviglio e mi chiedo, io che madre non sono stata e mai sarò, se quella sia la risposta giusta. Se quello sia il modo di preparare un figlio ai no che la vita gli farà incontrare; ai divieti, ai rifiuti, agli ostacoli.
Mi meraviglio e, lo confesso, mi innervosisco anche, perché in questo io vedo il nascere di persone che non si occuperanno del rispetto verso gli altri. Che non conosceranno un limite.
Sono bimbi si dice, ed è vero. Ma da lì, forse, nasce tutto. Da lì si incammina il futuro.
L’altro giorno in libreria sono entrati due adolescenti, un maschio e una femmina, due fratelli, cercavano un libro giallo da regalare alla mamma.
Sono entrati timidi, lui ha tenuto con una mano la campanella della porta perché non facesse rumore, perché non disturbasse. Hanno parlato con un tono basso, hanno chiesto e ascoltato le risposte. Scelto senza tante storie e ringraziato con un sorriso. Hanno detto Questo pensiero ce lo siamo tolti, e sono usciti salutando.
Mi sono chiesta chissà se questi ragazzi sono figli di capricci o hanno imparato ad accettare un No, ad abbassare la voce in mezzo alla gente. A non interrompere i grandi che parlano. Ad aspettare.

