Silvio D’Arzo – Bompiani
“Babbo e Mamma, scusatemi tanto” disse Limpo nella maniera migliore del mondo, perché davvero era molto educato, “ma voi vi siete dimenticati una cosa… Vi siete scordati di mettermi il frac. Tutti gli altri compagni ce l’hanno: e mi guardavano a una certa maniera e si mormoravano qualche cosa all’orecchio. E qualcuno non faceva che segnarmi con dito, e qualche altro mi è venuto perfino a fiutare. Ci pensate? A fiutarmi, vi dico… Il Maestro, poi, non mi ha permesso nemmeno d’entrare. ‘Bella educazione’, mi ha detto, ‘va là, entrare in classe colla sola camicia!”
Limpo è un pinguino povero che deve fare i conti con la discriminazione e che dovrà abbandonare Mamma e Papà e andare a cercare fortuna nel mondo, per potersi permettere un frac, per potersi permettere di essere uguali agli altri. Ma Limpo in quel mondo scoprirà che, in fondo, siamo tutti uguali, che si tratti di pinguini o di trichechi, di orsi o di uomini, perché abbiamo tutti una voce che ci accomuna ed è quella del pianto.
Questo il racconto che dà il titolo alla raccolta di Silvio D’Arzo, autore confesso non conoscevo e devo, quindi, ringraziare Paolo e la sua libreria Libreria del Convegno di Cremona per aver scelto questo libro di racconti per ragazzi come ventiquattresimo #librovagabondo .
Racconti per ragazzi che, come spesso accade, diventano metafore di vita. Messaggi con un respiro più ampio e se Limpo ci parla di discriminazione, forse, ma anche di come la vita la si può imparare non solo sui libri ma anche conoscendo il mondo, lo stesso fa Penny (il protagonista umano del racconto che apre il libro), che decide di fuggire perché deluso dalle bugie, ma anche per una sorta di vergogna, di inferiorità verso chi credeva di essere.
“Da mesi e mesi non ho aperto un libro, non ho più fatto una mezza riga di tema, ma ho visto il buon e il cattivo e ho potuto imparare un bel mucchio di roba. E questo prima di tutto: più una cosa è brutta, più è bene guardarla e aprir gli occhi.”
Ma Penny Wirton e sua madre ci parla anche della memoria, del ricordo di chi se ne è andato, di quel ricordo che può rimanere solo in chi sopravvive, nei figli.
E poi ci sono i magnifici e rivoluzionari castori di Tobby in prigione: una comunità che crede di essere protetta e amata dall’Uomo
“ma chi può mai conoscere gli Uomini? Quella notte ne uccisero dodici, è vero: ne ferirono otto, verissimo: e adesso, invece, ci dan da mangiare, ci hanno messo su casa e non ci torcono neanche un capello.”
ma che un giorno scopre la verità e decide di organizzare la fuga. Una storia che ricorda l’ambientazione dei campi di prigionia e dove il sorriso di chi legge si mischia per forza di cose a una sorta di amarezza.
E, infine, c’è la genialità dell’ultimo racconto (purtroppo incompiuto, ma già pazzesco): Una storia così. Dove i personaggi dei libri, rimasti chiusi per troppo tempo, dimenticati (censurati direi), prendono vita quando nessuno se ne accorge, per poi tornare a chiudersi nelle pagine dei libri (e io ho pensato subito a Toy Story, uno dei miei cartoni preferiti in assoluto)
“Erano i Tre Porcellini.
Dalla fretta avevano sbagliato pagina ed erano entrati proprio in quella del Lupo”
e dove a un certo punto spariscono David Coperfield e Tarzan e toccherà a Sherlock Holmes iniziare le indagini.
Pare ci sia un cantastorie a raccontarci le vicende dei personaggi di Silvio D’Arzo, un narratore che nelle prime pagine si rivolge direttamente ai piccoli lettori, anche se (come detto) queste storie sono adatte anche (e forse più) al pubblico di mamma e papà, di zie e zii, di nonni e nonne. Un pubblico più adulto, capace di cogliere oltre alla favola anche il retrogusto che odora di vita vera, dove non tutto ha sempre un lieto fine.
Il pinguino senza frac è il ventiquattresimo Libro Vagabondo, la proposta della Libreria del Convegno di Cremona.

