Siân Hughes – Atlantide – traduzione Clara Nubile
“Mi ricordai il rumore dei treni merci che sferragliavano nella mia infanzia, un rumore quasi costante a cui nessuno faceva più caso perché c’era sempre. E di come a volte, quando il frastuono del treno si smorzava in lontananza, c’era il rumore del pianto, e anche quello era un suono sempre presente, e nemmeno di quel rumore nessuno diceva niente.”
Steffie, la protagonista e voce narrante di Il lunedì non esiste, ha avuto un’infanzia fatta da un padre manipolatore e crudele, una madre inconsistente e che la lascia troppo presto
“Era toccato sempre a lei mantenerci. Era casa sua. Allora, perché non si era mai sbarazzata di lui? […] Forse lui l’aveva ingannata, proprio come aveva fatto con me.”
e una sorella maggiore, Caroline, che a un certo punto sparisce, se ne va, e di lei resta solo il posto vuoto sull’attaccapanni e nemmeno la possibilità di pronunciare il suo nome
“Immagina che qualcuno all’improvviso ti dice che martedì viene subito dopo la domenica. Che il lunedì non esiste. Impari a non parlare del lunedì. In casa tua, il lunedì non c’è. Magari a scuola scrivi lunedì sul foglio, ma a casa non fai mai quell’errore. Ci pensi mentre lo scrivi, che cosa stupida fanno a scuola, ti fanno scrivere una parola che non esiste.”
Caroline all’improvviso non esiste più, rimane solo nei ricordi imprecisi di una Steffie bambina.
“… mia sorella […] manca da quasi tutti i miei ricordi legati a casa nostra.”
Steffie, invece, non se ne va. E la incontriamo, ormai cinquantenne, che ogni giorno porta i pasti a quel genitore che non ha, in fondo, mai meritato le sue attenzioni, ma del quale non è mai riuscita a liberarsi
“E per tutto il tempo che vissi lì con lui e mia madre e mia sorella, continuai a corrergli incontro e a stringerlo forte quando rincasava, e mai una volta mi soffermai a riflettere che era lui la fonte di quella cattiveria, che quel fiume malvagio arrivava in casa con lui, che il problema era proprio lui.”
Ma un giorno il padre muore (non è uno spoiler, succede subito) e Steffie si trova liberata da quel legame e con la possibilità di capire cosa è successo nel suo passato, e che fine ha fatto Caroline.
“In qualche modo, nella mia testa, lei era rimasta bloccata ai quattordici anni, una ragazza delle superiori senza amici. E poi, mi accorsi che ero io quella bloccata. Ero ancora bloccata qui, ero la ragazza con la sorella che se n’era andata di casa.”
Ma la nuova vita di Steffie, il suo viaggio, non saranno privi di cadute: perderà tutto o quasi, attraverserà la pioggia con scarpe rotte e un cappotto rubato, dormirà in posti improbabili e incontrerà compagnia sbagliate. Sarà derisa, sarà spesso sola. Ma non si arrenderà mai anche quando la tentazione di farlo sarà forte; continuerà a camminare, a provarci a cercare di essere migliore
“Non era una cosa da niente continuare ad andare avanti. Avere la mia indipendenza. Ma io l’avevo considerata niente, come ogni cosa che faccio, finché poi non la perdo, e troppo tardi mi rendo conto: avrei dovuto lottare con più convinzione per tenermela stretta.”
a cercare un posto da arredare, dove potersi fermare o poter tornare
“Io non avevo niente su cui contare. Non avevo nemmeno un posto mio su cui fare affidamento”
qualcuno con cui potersi sentire meno sola. Un modo per rimediare agli errori fatti
“Non basta una notte in cui sei andata nella direzione giusta per rimediare a una vita intera di svolte sbagliate.”
Se con Pearl avevamo conosciuto una Siân Hughes dalla voce poetica, con Il lunedì non esiste, saremo conquistati dal tono diretto e senza filtri di Steffie.
Due storie diverse, due scritture differenti, ma un punto in comune: il percorso di due bambine che vengono tradite dagli adulti o che, comunque, dagli adulti subiscono un torto, (in Pearl l’abbandono di una madre, in Il lunedì non esiste la manipolazione di un padre) e che dovranno crescere facendo i conti con quanto successo nell’infanzia, guardando se stesse spesso nel modo “sbagliato”
“In qualche modo, nella mia testa mi ero immaginata come una bambina mostruosamente grassa, una creatura brutta ed egoista, la sfigata in ogni gioco, la sorella cattiva.”
Nota di merito alla sempre brava Clara Nubile, capace di restituirci la scrittura di Siân Hughes anche in questo nuovo tono e di farci pervenire forte e potente la voce di Steffie.

