Nadeem Aslam – Add edizioni – traduzione Norma Gobetti
“Un giorno, quand’era piccola, Helen aveva chiesto all’uomo di nome Massud cosa significasse la parola «leggere». Era la figlia dei domestici, e le avevano detto di starsene tranquilla in un cantuccio mentre i genitori lavoravano. Lui ci aveva pensato su per un po’ e poi aveva detto: «Ho sete». Aveva preso lo strumento che chiamava penna, accostato la punta scintillante a un foglio e tracciato alcuni segni sulla carta. Poi gliel’aveva dato. Le aveva chiesto di portarlo a Nargis in cucina. Helen l’aveva fatto, ed era rimasta sbalordita quando Nargis l’aveva rimandata da Massud con un bicchiere d’acqua. «Leggere è una magia», aveva dichiarato lui”
Inizia con un attentato Il libro dell’acqua e di altri specchi, anzi inizia un attimo prima quando Mussad e Nargis escono insieme per fare una commissione. Sono marito e moglie, sono due architetti e si amano molto, la loro è una bella storia d’amore, ma quel giorno a casa farà ritorno solo Nargis.
La loro è una storia d’amore che non ha dato loro figli, tanto che hanno in qualche modo adottato Helen, la figlia dei domestici cristiani analfabeti. Helen orfana di madre quando è ancora bambina.
La loro è una storia d’amore ma che nasconde un segreto: siamo in Pakistan e Mussad è mussulmano, Nargis, che in realtà si chiama Margaret, è cristiana ma nessuno lo sa.
Questa è una storia che parla d’amore, quella tra Nargis e Mussad non è l’unica storia che troviamo tre queste pagine: c’è l’amore tra Helen e Imran, un ragazzo in fuga dagli orrori dell’oppressione in Kashmir, c’è quello tra il padre di Helen e una vedova mussulmana, amore clandestino e impronunciabile.
Ma siamo in una città dove i peccati vengono raccontati al megafono e dove la giustizia la si pretende per strada
“Ormai da settimane, qualcuno entrava nelle moschee della città – quasi sempre di notte – e si serviva degli altoparlanti dei minareti per rivelare ai quattro venti i segreti degli abitanti, le loro dissolutezze e i loro atti immorali, esponendo apertamente i vizi tenuti fino a quel momento gelosamente nascosti. Nessuno era riuscito a individuare il colpevole, o i colpevoli, e la città di Zamana era attanagliata da un’inedita forma di terrore”
Questa è una storia che parla anche, e soprattutto, di persecuzione, di differenza di religione, di odio e violenza. È una storia che ci racconta qualcosa di un Pakistan per noi lontano, della sua storia, delle sue guerre interne. Ed è una storia che parla di libri, libri frantumati e ricuciti
“Prese l’ago e, assicurandosi che il filo fosse abbastanza lungo, e il nodo al fondo abbastanza spesso – cominciò a cucire la pagina successiva, appaiando i frammenti di immagini e testo.”
Una storia che parla di legami che sanno essere coraggiosi e forti
“Helen stava sorridendo, le labbra contro quelle di lui, respirando la sua stessa aria. Non se n’era accorto, ma Helen aveva sollevato la falda della propria camicia e l’aveva cucita alla manica di lui, poi aveva cucito entrambe le camicie alla pagina. Ora annodò il filo e lo spezzò.”
dell’incongruenza della religione a volte, di politica e di rapporti tra stati e dell’importanza dell’accettazione dell’altro
“Elencava alcuni casi in cui l’incontro fra esseri umani aveva avuto esiti disastrosi, illustrando quel che accadeva quando un popolo si rifiutava di riconoscere il valore dell’altro, ignorando il suo diritto alla dignità. La diffidenza. Gli inganni. Il disprezzo.”
Il libro dell’acqua e di altri specchi è un romanzo che riesce a coniugare una trama avvincente a una scrittura poetica, capace di commuovere con le parole, con quel tocco lieve, quasi vellutato, che ricorda certe scritture mediorientali
«Quando Munir era bambino, qualcuno gli aveva chiesto se sapeva cos’era l’anima, e lui aveva risposto: “Sì, l’anima è una tasca, in cui tieni i nomi delle persone che ami”»
e che regala personaggi memorabili nel loro essere sfaccettati, incompleti, tridimensionali, confusi a volte. Eroi ed eroine che ti mancheranno quando chiuderei l’ultima pagina. Ed è uno di quei libri che contiene molto di più di ciò che io riesco a raccontare in poche righe…

