Il giorno in cui Nils Vik morì

Frode Grytten – Carbonio – traduzione Andrea Romanzi

“Nils Vik aprì gli occhi alle cinque e quindici del mattino, e così iniziò il suo ultimo giorno di vita. Rimase disteso in un luogo tra il sogno e la veglia, sicuro che sarebbe scivolato di nuovo nel sonno, esattamente come faceva sempre. Ma quel giorno era arrivato.”


Inizia con queste parole il romanzo del norvegese Frode Grytten, inizia confermandoci ciò che già il titolo ci aveva annunciato: questa è la storia delle ultime ore di un uomo. Ma, come spesso succede quando la morte si avvicina, questa è anche una storia che ci racconta la vita di un uomo, un traghettatore che viaggia tra un fiordo e l’altro, un traghettatore che con il suo lavoro ha conosciuto persone di ogni tipo. E, quindi, questa diventa una storia che racconta tante storie.
 


“Una volta era lui a consegnare il giornale alle persone che abitavano lungo il fiordo: portava loro guerre, incendi, omicidi, previsioni meteorologiche, esiti elettorali, risultati delle partite di calcio, offerte su automobili, abiti e televisioni.”
 


Quel giorno, quell’ultimo giorno, Nils Vik scrive, su una cartolina, qualche riga per le figlie, brucia il materasso (perché ha visto troppa intimità per essere tramandato o venduto) e parte con la sua barca e con Luna, il suo cane. Un cane che è morto prima di lui, ma con il quale lui continua a parlare.
 
E l’ultimo viaggio di Nils Vik diventa un viaggio nel passato: tra le sue esperienze in mare
 


“Che cosa ha imparato stando qui nella timoneria, osservando il panorama? […] Ha imparato che ogni singolo giorno la luce colpisce il fiordo in un modo nuovo. Il mare può essere chiaro e grigiastro, oppure scurirsi durante un giorno d’inverno, diventare nero come birra fatta in casa, mentre una mattina la luce può incidersi nel paesaggio, dando al fiordo l’aspetto di metallo leggero; in una mattina d’agosto, il cielo può apparire pigro e appagato mentre il mare si stende in una calma densa; in un giorno di gennaio il vento può frustare la superficie dell’acqua, tracciando bianche linee sulla sua spessa coltre, e talvolta il mare si irrita, rigurgita schiuma e bile verde. Ma non accade mai nello stesso modo. Lo stesso giorno non accade mai due volte.”

 

Le vite che ha salvato, l’incontro con Luna, la narrazione di quei luoghi che gli scorrono accanto, la sua storia d’amore con Marta


“Sarebbe stato bello” disse lei quando raggiunsero l’altra sponda del fiordo.
“Che cosa?” domandò Nils.
“Penso che sarebbe stato molto bello” ripeté Marta.
“Che cosa sarebbe stato molto bello?”.
“Fare quello che tu hai pensato avremmo dovuto fare per tutto il tragitto”:
Poco meno di un anno dopo lui le chiese di sposarlo. Poco meno di un anno dopo lei disse di sì. Per tutto il resto della loro vita, Marta aveva sempre negato i aver forato di proposito la ruota della sua bicicletta quella sera.


E in quell’ultimo viaggio Nils fa salire a bordo alcune delle persone che sono passate nella sua vita, sia che lo abbiano fatto per il tempo di una traversata, sia che si siano fermate per un tempo più lungo. Fantasmi che con Nils parlano, raccontano, trasformando il nostro protagonista in una sorta di traghettatore di anime.


“Nils fa vagare lo sguardo, vede che sono le persone che ha traghettato, quelli che si sono seduti nella sua cabina e che si preparavano sigarette o sorseggiavano il caffè, quelli che si accaloravano parlando di politici e di partite di calcio e dei vicini di casa, quelli che si angosciavano per la scuola o per una visita dal medico, quelli che aspettavano con ansia un matrimonio o una gita in città. Un figlio morto. Una figlia morta. Un fratello morto. Una madre morta. Un amico morto. Quelli che hanno abbandonato la famiglia, abbandonato la storia, abbandonato il tempo.”


È poetico e malinconico Il giorno in cui Nils Vik morì, lo è nel modo in cui la letteratura nordica sa fare, e, come il mare (o forse come la vita) alterna l’alta alla bassa marea, i ricordi devastanti a quelli miti, gli incontri che hanno smosso qualcosa a quelli che hanno lasciato un segno leggero, magari fragile, ma non per questo meno importante.


“Dopo la tempesta, dopo l’incidente, dopo il naufragio, non resta nessuna prova, soltanto la superficie blu, calma e immobile. Tutto come prima. Tutto continua, Alta marea. Bassa marea.”