Inoue Yasushi – Adelphi – traduzione di Giorgio Amitrano
“L’uomo è una stupida creatura, che dopotutto aspira a essere conosciuta da qualcuno”
Un uomo si riconosce in una poesia: è lui quel cacciatore con un fucile Churchill in spalla che il poeta ha raccontato. Decide così di scrivere a quel poeta e di raccontargli chi è, di non lasciare che per quel poeta lui resti solo un uomo con un fucile in spalla incontrato in montagna.
E decide di farlo spedendo al poeta tre lettere, scritte da tre donne della sua vita e chiedendo al poeta di leggerle
La prima è della figlia dell’amante del cacciatore (chiamiamolo così anche noi, per comodità)
“Fino ad ora io avevo sempre creduto che l’amore fosse qualcosa di luminoso e splendente come il sole […]
Come avrei potuto immaginare un amore che non riceve i raggi del sole, che non si sa dove nasca e dove vada a finire, sepolto nelle viscere della terra come un canale sotterraneo?”
Una ragazza che si ritrova tra le mani il diario della madre e decide di leggerlo.
La seconda è della moglie del cacciatore, una donna tradita che sta per lasciare il marito
“Probabilmente una lettera d’addio, chiunque sia a scriverla, non può mai essere una bella lettera”
La terza è dell’amante del cacciatore, la donna con la quale il cacciatore ha stretto un patto: ingannare tutti, mantenere il segreto con tutti
“E quanto tu mi hai proposto di ingannare insieme a te Midori per il resto delle nostre vite, di diventare malvagi, senza ombra di esitazione ti ho risposto: «Se dobbiamo diventare malvagi, meglio allora essere diabolici: ingannare non solo Midori ma il mondo intero»”
Il fucile da caccia è un marchingegno perfetto, dove il non detto ha il ruolo principale. Dove il segreto forse non è segreto e l’amore forse amore non è. Dove la natura delle persone è rappresentata da serpenti
“Quale sarà il serpente che ognuno degli uomini si porta dentro? Egoismo, gelosia, fatalità? Forse una specie di karma che ingoia tutto ciò che la nostra forza non ci basta a mutare?”
Un romanzo breve, un racconto lungo, dove le bugie vengono a galla tutte. Dove ogni lettera trova incastro in quelle successive, fino a raccontarci tutta una storia. Dove la tragicità sta forse in un inganno che, in fondo, non lo è mai stato. Un romanzo che si chiede e ti chiede se nella vita è preferibile amare o essere amati
“La punizione naturalmente riservata a una donna che non ha sopportato la sofferenza di amare e ha cercato la felicità di essere amata sta finalmente arrivando”
Un piccolo capolavoro (possiamo dirlo?), piccolo solo perché composta da poche pagine, da tre lettere, una poesia e poco più. Un romanzo che con la sua grazia, con il suo indugiare su piccoli gesti o sulla seta di un haori, con il suo epilogo, probabilmente, poteva nascere solo dalla penna di uno scrittore giapponese.
.
Un romanzo breve che è una vera delizia. Meraviglia pura.

