Tsushima Yuko – Safara – traduzione Maria Teresa Orsi
“Alla vista della ripida scala che dal basso sembrava salire in verticale emisi un sospiro di sconforto, ma non appena aprii la porta avanzando all’interno di un passo mi resi conto che per me non ci sarebbe stata nessun’altra casa. Il pavimento rosso fiammeggiava al sole del tramonto. La stanza vuota, da tempo rimasta chiusa, era gremita di luce”
La protagonista de Il dominio della luce è una donna che ha appena lasciato il marito e che, con la figlia di circa tre anni, prova a iniziare una nuova vita in una nuova casa. E protagonista di questo romanzo è anche quella casa fatta di stanze che si misurano in tatami (siamo in Giappone, ovviamente) e di luce che, entrando dalle finestre, incendia le giornate di madre e figlia.
In questo romanzo la luce pare essere ovunque, almeno all’esterno: luce che detta le stagioni e il passare delle giornate,
“Stretta fra vecchie case e nuovi edifici moderni, si apriva una tranquilla strada in salita. Sul selciato erano sparse qua e là piccole macchie umide e rosse. Era un rosso brillante. Avanzai lungo la strada osservandole. Erano piccole bacche cadute da un albero di idesia perché troppo mature. Alzai il viso e vidi che formavano grappoli rossi come quelli dell’uva e splendevano abbondanti e luminose sullo sfondo azzurro del cielo.
Mia figlia raccolse una grossa foglia caduta insieme a tante altre sul bordo della strada e le lanciò verso l’alto. La foglia appassita non riuscì a sollevarsi più di tanto e subito planò volteggiando dolcemente fra le bacche. Questa volta fui io che provai a lanciarla verso il cielo. Era un cielo azzurro, profondo e abbagliante”
luce che porta con sé la bellezza anche quando è la conseguenza di un incendio.
Ma questo è l’esterno, perché la vita della nostra protagonista è popolata da pensieri oscuri, dalla morte che pare perseguitarla
“… ogni volta che lungo la strada scoprivo i segni di una cerimonia funebre non potevo fare a meno di pensare che ci fosse un rapporto con la mia presenza. Avevo lasciato morire un’altra persona.”
Nel suo quartiere, nei suoi ricordi, nei suoi sogni
Il dominio della luce è la storia di una donna che prova a ricostruirsi dopo una separazione che forse non ha voluto, ma che dopo le sembra essere la strada giusta, l’unica. È la storia di una madre che non sempre ama il fatto di esserlo, che in alcuni momenti detesta o non capisce la figlia, che arriva a sognare la morte di quella bambina, ma che, nello stesso tempo, ha il terrore di perderla.
“Durante tutta l’estate le finestre del nostro appartamento rimasero spalancate.
Mia figlia continuò di nascosto a buttare piccoli oggetti che le appartenevano sul tetto dei vicini di casa. Non ebbi il coraggio di rimproverarla davvero per il timore che le venisse in mente di gettarsi a sua volta”
È la storia di una solitudine, di una ricerca del calore dell’altro; ed è, in fondo, la storia di un cambiamento o, meglio, di una rinascita, di una riscoperta.
Una storia giapponese, fatta di poche parole, di tanto colore, di immagini e di quella delicatezza che solo loro (i giapponesi) possono trasmettere
“Accovacciata per guardare l’acqua verde e stagnante ai miei piedi, riuscii a ricreare, come in un sogno o in un film, una scena avvenuta più di dieci anni prima. La luce del sole sembrava essersi cristallizzata avvolta dagli alberi da frutto, dalle erbe e dai fiori. Era una scena luminosa, tranquilla e proprio per questo inquietante. Un paesaggio che si schiudeva alla vista quando si lasciava alle spalle la rumorosa strada principale dove passavano macchine e tram, appena oltre un vecchio portale rimasto lì come una traccia del passato. Pensavo che non avrei mai dovuto riferire ad altri che avevo scoperto quel posto. Non dovevo parlare con nessuno dell’esistenza di un luogo con cui volevo fondermi fino a diventare io stessa una particella di luce”
Ed è un po’ come il film Perfect Days di Wim Wenders: un racconto fatto di poco, forse, di una quotianità, di una vita, ma in fondo fatto davvero di parecchio

