Fabrice Caro – Nottetempo – traduzione di Camilla Diez
“Sai, a tua sorella farebbe davvero piacere se tenessi un discorsetto il giorno della cerimonia. Forse ho frainteso il tono della richiesta, forse in fondo era soltanto una semplice domanda di servizio che io ho preso un po’ troppo in fretta per un’ingiunzione senza possibilità di confronto. Dopotutto basterebbe che gli dicessi con estrema semplicità, Ascolta, Ludo, non me la sento, senz’altro questa storia del discorso è un’ottima idea, anzi, mi fai un grande onore a chiedermi di parlare al vostro matrimonio e ne sono davvero commosso, ma sai, è meglio se ci pensa qualcun altro, non credo di essere la persona più adatta per questa missione”
Ma Adrien non è nemmeno la persona adatta a dire no, lui è quello che pur avendo quarant’anni si mette in bocca un Tic Tac dopo aver fumato una sigaretta e solo per non confessare ai genitori di essere un fumatore. Lui è quello che da sempre riceve dalla sorella un’enciclopedia come regalo di compleanno e non sa perché. È quello che non ha mai detto ai genitori che il porta strofinacci, da lui fabbricato in prima media e ancora appeso alla parete della cucina, ha un’inquietante forma fallica. È quello che non si oppone, è quello che finge sempre di avere una ragazza che non è potuta venire alla cena di famiglia. Lui è sempre il numero cinque a quelle cene.
“Nelle cene di famiglia, per colpa mia, a tavola siamo sempre stati dispari. Sono quello che non viene mai in coppia, sono solo una mezza entità. Quando arrivo lanciano un’occhiata furtiva oltre le mie spalle per verificare che non manchi un pezzo. Ecco: sono sempre stato dispari. Per colpa mia non si sa mai come tagliare la torta in una successione di diametri, bisogna spaccarsi la testa, elaborare sapienti calcoli collettivi, ma dopo numerosi interventi in cui ciascuno propone la sua soluzione matematica alla divisione si torna sistematicamente ai diametri, e nel piatto rimane sempre quella porzione che nessuno vuole, non per una specie di regola di cortesia, ma perché trasuda una solitudine che temono sia contagiosa.”
Si svolge nel tempo di una cena il romanzo di Fabrice Caro e tutto nella testa del suo protagonista, Adrien, un single di quarant’anni che è appena stato lasciato dalla ragazza del quale è ancora innamorato e alla quale manda un messaggio proprio prima della cena, un messaggio che riceve la doppia spunta blu, ma nessuna risposta.
Ciao Sonia, spero tu stia bene, baci!
E quel messaggio diventa pretesto per rivivere la storia con Sonia, e per fare un’analisi tragicomica sulle storie che finiscono lasciando appesi a una speranza, a un’illusione e a un messaggio che viene vivisezionato e adombrato dal “avrei potuto scrivere così invece di…” o dal
“Mi ero ripromesso di non scriverle. Per una specie di teoria secondo cui l’assenza rafforza la presenza”
E durante quella cena che anticipa un matrimonio, mentre mentalmente fa le prove per quel famoso discorso, Adrian pare tirare le fila della sua vita fino a quel momento e analizzare la sua posizione in una famiglia dove pare essere visto come un eterno adolescente, senza una famiglia sua, senza una casa sua. Dove è lui stesso a mettersi agli angoli, partecipando solo se necessario, pensando ad altro. Essendo altrove.
E il lettore entra in questo altrove, perché Adrian pare raccontare a lui i suoi pensieri, pare ammiccare con lui. C’è un passaggio in cui ci racconta che lui e Sonia avevano un modo per comunicarsi che si stavano annoiando, si passavano un dito sulle labbra, come avevano visto fare in un vecchio film. E Caro fa questo con il lettore, crea dei simboli, dei ritorni, dei riferimenti che solo il lettore (in quanto confidente) può capire. Così la spremuta di arance della madre diventa il rimedio a tutto, e i peperoni rappresentano il fatto che Adrien non viene ascoltato o capito.
Caro è un Hornby francese, l’Hornby di Alta fedeltà. Alcuni passaggi de Il discorso vi faranno ridere, anche se con una sorta di amarezza. Specialmente se, come me, in quei passaggi vi riconoscerete: in quanto elemento dispari, in quanto “adolescente” senza una casa di proprietà, in quanto in continua attesa di una risposta a una doppia spunta blu

