Claudia Petrucci – Sellerio editore
“Come è tremendo il futuro senza una casa. Per quanto sia ormai rassegnata, per quanto sia cosciente di fare parte del trend negativo inevitabile della mia generazione, e per quanto è certo che noi, un numero imprecisato, milioni di individui nel pieno delle forze, della vita, non potremo mai permetterci di comprarne una, per quanto la flessibilità, la condivisione, l’abbandono della tradizione borghese, la libertà, la libertà di viaggiare, di spostarsi, per quanto tutta questa narrazione nauseante miri a farci sentire meno soli, meno dispersi, parte di un insieme di milioni di individui pronti alla fuga, per quanto la nostra giovinezza ci venga raccontata come una dote irrinunciabile, io sento di aver perso tutto. Lo dico con pace, con serenità, e senza alcun rancore, perché era inevitabile: abbiamo perso tutto.”
Irene ha superato i quarant’anni e vive in un futuro prossimo, un futuro dove il cambiamento climatico ha trasformato le città, un futuro dove su Milano regna la nebbia. Irene si occupa della vendita di case messe all’asta, case di enorme valore, ed è brava nel sul lavoro. Molto brava. Ha una storia nella quale non crede, amici che non frequenta quasi mai, nessuno figlio ma forse l’annoiato desiderio di averne uno. È fondamentalmente sola.
Un giorno nella sua vita entra una casa, una casa particolare, una casa difficile da piazzare, ma una casa che riesce a stregarla. E nella sua vita entra anche l’abitante abusiva di quella casa, una ragazza di nome Lidia.
“Irene procede lungo il confine della veranda, si ferma dove l’erba è più bassa e addomesticata. Siede a terra, appoggiando la schiena al telaio di metallo. La ragazza esita, poi la imita. Restano sedute in silenzio a osservare il confine del giardino: l’ostacolo che chiude il mondo fuori, tre metri coperti di edera; il rampicante si sviluppa in altezza e lunghezza, rigoglioso, infestando il terreno in tentacoli spessi protesi verso la casa.”
Ma la storia che ci racconta Claudia Petrucci si sviluppa su due piani temporali: quello di Irene appunto, e la metà degli anni Ottanta, il tempo della donna per la quale quella casa è stata costruita. La donna che porta lo stesso nome della giovane squatter che Irene ha trovato nella casa: Lidia
“La casa non è solo nostra, la casa è anche di chi ci sta intorno e di chi non potrà mai vederla dentro, la casa fa tutta la materia che la circonda. Io vorrei che tra ottanta o novant’anni, quando non ci sarò più, vorrei che questa casa custodisse ancora un senso, dice Lidia, vorrei avesse un valore a prescindere da me, e vorrei fosse costruita come se io non la possedessi.”
Ho voluto leggere questo romanzo perché avevo apprezzato molto il romanzo precedente di Petrucci, ne avevo lodato l’originalità, il non essere banale. E questa capacità di stupire, di proporci una storia che esca da ciò che spesso il mercato italiano ci sta proponendo, l’ho trovata anche ne Il cerchio perfetto: un romanzo che ha una scrittura che può apparire fredda, ma che serve assolutamente per raccontare una distopia. Per raccontarci un mondo dove i rapporti un po’ si sono persi, dove si parla poco e si hanno poche aspettative sul futuro. E una protagonista protesa più verso il lavoro che verso i sentimenti.
“Tu vendi al miglior offerente proprietà che non appartengono a individui, ma alla storia, al passato, a un passato che è anche tuo. Le case non sono oggetti, sono state abitate da esseri umani… sono progetti concepiti con idee di grandezza, spesso anche con sentimento… idee di costruzione, di edificazione. E tu prendi queste idee, le vendi a qualcun e le neghi per sempre a qualcuno altro.”
Il cerchio perfetto fa incontrare il distopico al romanzo di mistero, quel romanzo che ha al centro una casa che diventa protagonista non solo luogo. E, forse, a un certo punto, questo romanzo riesce a diventare altro. Ma qua mi fermo…
Petrucci costruisce una storia dalle misure perfette, proprio come quella casa in via Saterna che Irene dovrà vendere al miglior offerente, quella casa che fuori è quadrata, ma che all’interno ha la forma di un cerchio.

