Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

Jonas Jonasson – Bompiani – traduzione Margherita Podestà Heir

“Ancora incerto sul da farsi, Allan Karlsson se ne stava seduto nell’aiuola di viole del pensiero che correva lungo uno dei lati della casa di riposo. Indossava una giacca marrone e pantaloni dello stesso colore, ai piedi un paio di pantofole sempre marroni. Non si poteva dire che seguisse la moda, ma a quell’età si trattava senz’altro di un fatto perdonabile. Stava fuggendo dalla sua festa di compleanno – evento di per sé straordinario, dato che non capita a tutti di arrivare a cent’anni.”

Questa è la storia di una fuga che inizia quando Allan Karlsson, il giorno del suo centesimo compleanno, decide di scavalcare la finestra della casa di riposo, ma è anche una storia che prevede alcuni omicidi, colposi o meno, una valigia piena di soldi di dubbia provenienza, un gruppo di persone più o meno strambe, una storia d’amore altrettanto stramba, un poliziotto che insegue ma che un poco si affeziona anche, un pullman giallo e una elefantessa di nome Sonya

“In Sonya Allan aveva trovato una nuova amica. Del resto i due avevano parecchie cose in comune: uno era scappato saltando dalla finestra per dare una svolta alla propria vita, l’altra si era buttata nel lago per la stessa ragione. Inoltre entrambi avevano visto il mondo. Per giunta il muso di Sonya era pieno di rughe, proprio come quello di un centenario molto saggio”

e parecchio altro.

Ma è anche una storia che attraversa la Storia,  dal 1905 al 2005, da quanto Allan è nato a quando è fuggito coinvolgendo tutti coloro che ha incontrato sul cammino. E Allan in cent’anni di vita ha fatto esplodere bombe, salvato dittatori e mogli di dittatori, scalato l’Everest, e passato anni ai lavori forzati, ha fatto la spia ma anche il milionario con tanto di cocktail con l’ombrellino, ha cenato con presidenti

“Si figuri signor presidente,” disse Allan. “Vuole che ceniamo insieme? Di solito mi invitano.”
“Chi?”
“Be’, quelli che erano soddisfatti… Franco, Truman, Stalin… e Mao… che comunque non fece servire altro che spaghetti cinesi… anche se, va detto, era sera tardi… mentre il ministro Erlander mi offrì soltanto una tazza di caffè, adesso che ci penso. In fondo niente di male, era un periodo di razionamenti…”

è stato amico del fratello imbranato di Einstein. E parecchio altro.

Ne Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve la storia procede su due linee temporali: quella del 2005, dove seguiamo la fuga rocambolesca di Allan e la sua combriccola (per quanto possa essere rocambolesca la fuga di questo gruppo di personaggi con elefante al seguito) e quella che ci racconta il passato di Allan, ed entrambe questa narrazioni sono spassosissime, a patto, ovviamente, che tu lettore ti armi per bene della famosa sospensione dell’incredulità.

Si ride leggendo il romanzo di Jonas Jonasson (io ho seminato qua e là faccine con il sorriso e spesso ho dovuto rispondere a chi, seduto accanto a me, mi chiedeva: Che hai da ridere?) e, pur essendo io una lettrice masochista, che vuole soffrire leggendo, devo dire che ho apprezzato questo viaggio e mi sono divertita parecchio. Ho voluto bene ad Allan e al suo modo di guardare le cose, dall’alto della vecchiaia e della saggezza di chi il mondo lo ha attraversato e vissuto davvero

“Allan interruppe i fratelli affermando che aveva girato il mondo e di cose ne aveva viste tante, ma una in particolare l’aveva colpito, e cioè che i conflitti più grandi e apparentemente irrisolvibili si basavano sempre sullo stesso presupposto: “Tu sei stupido, non sei tu lo stupido, no sei tu lo stupido”. La soluzione, proseguì Allan, il più delle volte consisteva nello scolarsi insieme una bella bottiglia di acquavite intorno ai settantacinque gradi e guardare al futuro.”

Quindi un libro che consiglierei a chi vuole una lettura divertente, ovviamente, ma non banale né sciocca. Chi ha bisogno di trovare la collocazione storica in ciò che legge e a chi pensa che la satira o l’umorismo siano un modo valido per prendersi un poco gioco del potere.

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve è il quarantacinquesimo Libro Vagabondo, la proposta di Coreander di Roma