Nina De Gramont – Neri Pozza – traduzione Massimo Ortelio
“Vi è mai capitato di conoscere una donna destinata a diventare famosa? Col senno di poi si possono cogliere segni rivelatori, nel suo portamento, nel piglio determinato con cui l’avete sempre sentita parlare. Per tutta la vita, Agatha ha sempre negato di essere ambiziosa. Credeva di essere riuscita a dissimulare il suo ardore, ma io lo avvertivo nel modo in cui il suo sguardo vagava in una stanza, nel modo in cui scrutava le persone, immaginando per ciascuna una storia che sapeva racchiudere in una sola frase. A differenza di Archie, Agatha voleva sempre conoscere il tuo passato, e se non glielo rivelavi, te ne cuciva addosso uno di sua invenzione, convincendosi che fosse vero.”
C’è un mistero nella vita della scrittrice che tanti misteri ha risolto. Ci sono undici giorni nei quali lei, dopo che il marito Archie le ha chiesto il divorzio per sposare la sua amante, sparisce. Undici giorni dei quali nessuno sa nulla e che Nina De Gramont prova a ricostruire con l’aiuto della fiction, creando una versione possibile, ma anche no.
La storia ci viene raccontata da Nan, l’amante del marito della Christie, e Nan istaura un vero discorso diretto con il lettore, arrivando a raccontare anche ciò che non può sapere; diventando una sorta di narratrice onnisciente, sempre presente anche quando non c’è.
“È probabile che siate portati a dubitare delle mie parole, quando racconto cose di cui non sono stata testimone. Eppure vi assicuro che si tratta del resoconto più fedele che si possa desiderare. Ognuno di noi è al corrente di fatti che lo riguardano, ma di cui non è stato testimone. Abbiamo nelle mente una quantità di cose che non abbiamo visto coi nostri occhi, né vissuto in prima persona. La memoria cuce insieme ciò che sappiamo, ciò che ci è stato riferito e ciò che immaginiamo. Non è molto diverso dal metodo investigativo che unisce fra loro i tasselli di un crimine.”
Ed è, in fondo, Nan la vera protagonista di questa storia: una donna che ha un segreto, che ha una missione da svolgere, che ha un passato doloroso e una storia d’amore bella e disperata.
Questo è il classico romanzo nel quale entri e dal quale fai fatica a uscire, fino a quando non arrivi all’ultima pagina, fino a quando tutti i tasselli non vengono svelati, risolti, spiegati. Perché qua oltre al mistero di quella sparizione, di misteri e di crimini se ne incontrano altri, tanto che per un momento ti chiedi se quello che stai leggendo non sia proprio un romanzo di Agatha.
«Oh, io riesco a risolvere solo i casi che invento io. La coas più importante per una storia poliziesca è che il disegno sia chiaro: bisogna proporre diverse alternative, in modo che il lettore sia costretto a sceglierne una, compiacendosi con sé se ci azzecca. Nella vita penso che si debba usare il rasoio i Occam: la soluzione più logica di solito è quella giusta.»
Insomma belle le atmosfere, bella la storia, molto belle le due donne che ci vengono raccontate e quel rapporto strano e indissolubile che le lega. Belli quei dettagli (o dovremmo chiamarli indizi?) che alla fine vengono al pettine, così come deve essere, almeno in ogni poliziesco o giallo che si rispetti.
“Quando Archie voleva qualcosa riusciva sempre a ottenerla. Da buona scrittrice, Agatha doveva aver colto al volo questo suo tratto caratteriale. Avrebbe potuto descrivere Archie con poche pennellate veloci. Ma non le interessavano le storie d’amore, le infilava nei suo romanzi solo perché lo facevano tutti. Le considerava addirittura nocive nei romanzi polizieschi, perché a suo parere distraevano il lettore.”
E nel caso Agatha Christie c’è anche l’amore, forse più di un tipo di amore. C’è un passato che nasconde un tema importante e doloroso che ha marchiato il presente, ma non vi dico di più, sarebbe davvero un peccato leggere questo romanzo conoscendo troppo.
Aggiungo solo che lo consiglio a chi ama il mistero, ovviamente, ma anche a chi ama una storia costruita bene e che sappia sorprendere. A chi ama le biografie, vere o false che siano. A chi cerca una storia con belle figure femminili e a chi crede che, in fondo, il vero sesso forte sono le donne.

