Kerstin Ekman – Iperborea – traduzione Carmen Giorgetti Cima
“Era la vigilia della festa di mezza estate di quasi diciotto anni prima. Una giornata calda. Erano arrivate a Östersund in treno. Questo lo sapeva.
Ma come mai lo sapeva?
I ricordi visivi chiari e inconfutabili in realtà erano pochi. Lei in piedi con in mano la manovella della chiamata dei taxi. Questo era un fatto, e lo ricordava. Ma non molto altro. Il caldo: più avanti nella giornata, l’asfalto davanti al negozio Tempo era molle.”
Ad Annie i ricordi tornano in mente quando vede sua figlia Mia baciare quell’uomo che diciotto anni prima aveva visto fuggire nel bosco. Quel giorno, il giorno della festa di mezza estate, Annie era arrivata nel piccolo villaggio, lasciandosi la città alle spalle, pronta ad affrontare una nuova vita in una comune in mezzo alla natura, lontano da tutto e forse anche un po’ contro tutto.
Ma le cose non sembrano partire nel modo giusto: Dan, il suo fidanzato, colui che l’aveva convinta a cambiare vita, non verrà a prenderle alla fermata dell’autobus e Annie deciderà di prendere la figlia per mano e affrontare il sentiero di montagna con l’aiuto di una sola cartina (siamo negli anni Settanta).
Si troverà così a imbattersi nella scena di un crimine
“C’erano piume dappertutto, appiccicate alle macchie di sangue. I sacchi a pelo erano lacerati, e quando scostarono la tenda le piume dell’imbottitura si sollevarono tutt’intorno. Delicate piume d’uccello che danzando se ne andarono via con il vento fresco della montagna.”
E poco distante da quella scena vedrà un uomo scappare, quell’uomo che ora, fuori di casa sua sta baciando sua figlia. Diciotto anni dopo, perché ci troviamo di fronte a un crimine irrisolto, un crimine che la comunità ha quasi dimenticato (forse anche perché le vittime erano turisti), se non fosse per la curiosità degli estranei
“E poi erano arrivati i turisti. Volevano vedere il Lobberan. Una società che trae la propria linfa vitale dalla violenza e dalla morte deve naturalmente rendere omaggio al villaggio e al suo mistero: perché il mistero è ancora irrisolto, e ha perciò una forza irresistibile.”
Certo Il buio scese sull’acqua racconta quello che potremmo definire un “cold case”,
ma questo è forse solo un pretesto per raccontarci una comunità fatta di chiusure e silenzi, di persone che portano le loro croci e i loro segreti, di rapporti, di relazioni e di quel tempo che avanza lavando i ricordi, ma lasciando dentro le ferite.
“Non ne avevano più parlato. Tra loro era rimasta una questione aperta: se sia possibile guardare dentro le proprie tenebre e se addirittura abbiamo il dovere di farlo. O se le tenebre possiamo evocarle e, coccolandole, farle nostre.”
È un romanzo che ci racconta Annie, un’insegnante, una donna che sta cercando la sua strada e che troverà un metodo tutto suo di insegnamento
“Un raccoglitore rosso. Un raccoglitore verde. Due quaderni. Uno per la continuità. Uno per il «metti che». Avevo scoperto la mia pedagogia.”
e Johan, quel ragazzo (ora uomo) che quella sera di mezza estate aveva il suo motivo per correre e che (anche lui) ha dovuto trovare la sua strada, lontano da una famiglia che lo ha sempre visto diverso, lui sami, figlio di un padre che sami non è. E di Birgen, il dottore chiamato sulla scena del crimine, un uomo con un matrimonio in crisi e una moglie che teme non tornerà più a casa, un uomo solo. È un romanzo che si sofferma sulla psicologia dei suoi personaggi, ce ne racconta pensieri e turbamenti, dubbi e sofferenze.
Ed è un romanzo dove la vera protagonista è forse quella natura che esplode in ogni pagina: con il suo freddo e con il suo caldo, con i suoi dettagli fatti di nomi di piante e di uccelli, con le nuvole e il fiume
“Certe volte quella le sembrava la vita ideale. Lavoro fisico e riflessioni. Molta osservazione di nuvole, montagne, piante e uccelli. L’odore del vello di percola e dell’erba. La pelle calda di Dan. L’acqua. Acqua pura, corrente, mormorante. Voci di bambini.”
Quella natura che tutto avvolge: nascondendo o proteggendo. Quella natura messa in discussione da chi vuole modificarla per andare verso una vita con più agio e si scontra con chi vuole, invece, preservare tutto così com’è.
Il buio scese sull’acqua è una di quelle storie capace di trasportarti lontano e di tenerti lì, tra le sue pagine e tra i suoi alberi, per tutte le sue quasi settecento pagine.

