I taccuini del coccodrillo

Qui Miaojin – Add – traduzione Sivia Pozzi

«I coccodrilli non sono autentici esseri umani. Chiunque differisca anche solo dello 0,1 per cento dalla maggioranza è da considerarsi anormale. Signore e signori, siete disposti a tollerare che questi elementi degenerativi si diffondano nella società? Volete davvero che un giorno tutti ci trasformiamo in coccodrilli?»


Parto da questa citazione per raccontare il romanzo di Qiu Miaojin, primo perché così faccio entrare subito in scena il coccodrillo del titolo, secondo perché in questa citazione è presente già molto dell’opera e del messaggio dell’autrice.
Ma questo romanzo non parla di coccodrilli, anche se un coccodrillo compare qua e là come elemento disturbante, o come elemento capace di portare il focus della narrazione su un punto cruciale: il disagio di dover nascondere il proprio essere, la propria identità, ciò che siamo.
Ma partiamo dall’inizio, anzi partiamo dalla struttura narrativa.



“I primi due taccuini sono i più miseri. Non c’era un diario a cui far riferimento, così ho pizzicato qualche corda sottile della memoria e l’ho fatta vibrare per comporre un’armonia complessa. Ho perso moltissime cose durante i quattro anni di università. Alcune, come un posto auto che sparisce mentre stai ancora facendo manovra. Altre sono rimaste ammassate in un angolo troppo a lungo, finché formiche e scarafaggi non le hanno smembrate e portate via. Altre ancora sono state sacrificate nelle grandi pulizie di fine anno[…]. Infine, ci sono quelle che ho dato in permuta, come quando chiedi uno sconto per compare un’auto nuova.”



I taccuini del titolo sono i diari che la protagonista, Lazi, utilizza per narrarci la storia o, forse, per raccontare ciò che nel mondo reale tende a nascondere, a volte, persino a se stessa.
Siamo a Taiwan alla fine degli anni Ottanta e Lazi è una donna che ama le donne



“Una come me. Una donna, agli occhi del mondo. Ciò che prendeva forma nelle pupille altrui era solo un’immagine, da incasellare nelle loro categorie.
[…]
… chiunque io fossi, comunque gli altri mi vedessero, e anche se non avessi mai capito chi ero, c’era qualcuno al mondo che mi aveva accettata, che mi portava nel cuore, che mi aveva amata veramente.”

 

ma è anche una ragazza che cerca disperatamente di essere almeno un poco capita, accettata.
Lazi, attraverso il suo taccuino racconta la sua storia d’amore con Shui-ling, una storia che non riesce a trovare i tempi giusti, dalla quale continua a prendere le distanze, a non abbandonarsi mai del tutto, pur nella consapevolezza che quello resterà sempre il suo grande amore.
Racconta gli incontri con altre “anime perse” come la sua. Amori che falliscono, capaci di farsi del male o, forse, semplicemente non capaci di affrontarsi di trattenersi


“Ci sono dolori e tristezze così profondi da non poter essere espressi, e amori così intensi da risultare irripetibili. Una volta vissuti, lasciano dentro un vuoto. Se mi volto indietro, tutto ciò che resta sono fossili. La mente cerca di sondarne la profondità, di conservarne le tracce, ma, a forza di rimuginare, anche l’immagine della valle fossile si dissolve nel nulla.”


Racconta il dolore, l’impossibilità di comunicare a volte, la lenta presa di coscienza di ciò che si vuole e si è, ma, nello stesso tempo, la sensazione di essere sempre fuori luogo, persi in un mondo non capace di comprendere


“Come scrisse Maugham nelle sue memorie: «La mia vita mi è sempre parsa irreale, come se stessi a guardare un altro me stesso recitare, in un miraggio, mille ruoli diversi»


Qui Miaojin, morta suicida a soli ventisei anni, trasporta nella sua opera il suo disagio, ce lo racconta attraverso un romanzo che ha il coraggio non solo di “parlare” e di essere manifesto del movimento queer (Qui Miaojin ne è stata figura iconica), un romanzo impossibile da incasellare in un unico genere e difficile da raccontare anche. Certo un dialogo intimo, una denuncia sociale, un diario ricco di citazioni di alto livello, ma anche il racconto metaforico di quel coccodrillo che riesce anche a farti sorridere (amaramente), un coccodrillo che è costretto a travestirsi da uomo, per non essere riconosciuto.


“Tutti concordano tuttavia sul fatto che, attorno ai quattordici anni, i coccodrilli si confezionano un «costume da essere umano» e fuggano da casa.”