I principi dello stagno Finn

Lars Elling – 21 lettere – traduzione Andrea Romanzi

“In entrambe le proprietà c’è lo stesso prato da tagliare e deve essere sempre fatto contemporaneamente. Quando si conclude la guerra militare delle mele, inizia un periodo di distensione, il cui fragile equilibrio si basa sul fatto che nessuno ha tagliato l’erba per primo o è stato il primo a uscire con il rastrello quando cadono le foglie. Se tutto viene fatto in modo sincronizzato in quelle proprietà specularmente identiche, è possibile ottenere una sorta di tregua. Il conflitto aperto diventa una guerra fredda ma mano che i giorni si accorciano e si raffreddano.”



Due proprietà confinanti, l’8a e l8b, su una delle due cresce un melo, sull’altra quel melo fa cadere i suoi frutti. Le mele vengono spinte di qua e di là da quel confine, nessuno le raccoglie, restano lì a marcire.
Da una parte vive Flip, un adolescente degli anni Ottanta, con una gamba che fa un passo più lungo dell’altra



“La mia andatura disegna una sorta di arco ellittico verso destra. Se sono assorto nei miei pensieri, oppure se ascolto il walkman e sono sovrappensiero, potrei finire nel fossato sul lato della strada.”



e la passione per il disegno; una madre malata e un padre sempre un poco assente.

Nella stessa proprietà vivono anche nonna Jennifer e lo scorbutico nonno Arnstein, quello che Flip chiama il Vecchio



“Il Vecchio è il re del pianterreno. Bestefar, dicono gli altri. Nonno, Chiamalo nonno, Bestefar. Eccola, una parola inutile, perlomeno inutile per me, così com’è composta da due parti che non vanno assolutamente bene insieme. Beste, migliore, e far, papà. Il Vecchio, per quanto io ne sappia, non è mai stato il migliore in nulla, tantomeno come capofamiglia.”



Nell’altra proprietà vive Truls, il fratello del Vecchio, con la moglie.



“Lui e il nonno non si parlano da quando il terreno è stato diviso. O forse anche da prima”.



Noi incontriamo Arnstein ormai malato che, tra un colpo di tosse un altro, mentre il respiro viene a mancare, decide di rendere Flip il destinatario della sua storia. Di raccontare cosa è successo quando lui e Truls erano ancora bambini

 

“Periodo tra le guerre?! Che diamine di espressione è questo? Non lo sapevamo mica che ci sarebbe stata un’altra guerra. Non sapevamo nemmeno che erano i duri anni Trenta. Lavoravamo e basta. Non avevamo tempo di filosofeggiare su quale epoca stavamo vivendo”.


Lo fa, certo, nel suo modo un po’ rozzo. Ma con parole che si addolciscono quando torna a quegli anni, quando racconta com’era il legame tra i due fratelli


“Dovevamo sempre essere noi due. Mai solo tu, e mai solo io. […] Né “Truls”, né “Arnstein” ma “noi”. Se a uno dei due veniva affidato un compito da svolgere, in giardino o in negozio, lo facevamo insieme. Se c’era da portare un secchio d’acqua, tenevamo entrambi il manico, e se metà dell’acqua si rovesciava […] e uno di noi si bagnava la gamba sinistra e l’altro quella destra, facevamo un altro giro e scambiavamo posto, così da bagnarci equamente su entrambi i lati.”


con un padre dispotico che per addestrarli alla vita li “getta” letteralmente nel bosco


“Quindi chiamavate vostro padre Kaiser?”
“Non quando ci ascoltava. Sarebbe scoppiata la guerra”.


ma, a un certo punto, Il Kaiser decide di mettere i due “principi dello stagno Finn” (così si definiscono) davanti a una prova diversa, davanti a un ostacolo. Ma qua mi fermo, perché per sapere cosa è successo, per sapere come è nata la “guerra della marmellata”, dovrete leggere il romanzo di Lars Elling tradotto dal norvegese dal sempre bravo Andrea Romanzi.


Una lettura lenta che penetra nel mondo del bosco, tra i suoi abitanti: quegli animali che i nostri due ragazzi incontrano e conosco bene. Perché il bosco è la loro scuola di vita.


Una lettura che si perde nella descrizione del paesaggio, dei dettagli, di quella flora e fauna delle quali Arnstein e Truls conoscono anche i nomi scientifici.


E, giorno dopo giorno, parola dopo parola, nipote e nonno arrivano ad attendere quel momento in cui si incontreranno. Quel momento in cui la narrazione avrà inizio


“Cosa faranno Truls e Arnstein se il Vecchio muore adesso? Non riuscirei a mantenere il contatto da solo. Non esistono senza il Vecchio. Non esistono senza il Vecchio e me.”

 

I principi dello stagno Finn è un romanzo intriso di arte e di natura, di biologia a tratti; un romanzo che parla di legami e di quei punti di svolta che decidono il destino di quei legami; di un segreto nascosto nel passato; e di storie raccontate che diventano nuovo legame


“Il Vecchio è una sorta di Sheherazade pietrificato e impolverato.”


un romanzo che forse avrebbe potuto essere un poco più corto, ma che va bene anche così, perché il romanzo di Lars Elling è una lettura per chi non va di fretta, per chi ama fermarsi in riva allo stagno ad aspettare che i pesci abbocchino.


Del resto è un romanzo che inizia con queste parole


“Per l’effimera ogni secondo è importante.”