Pierre Adrian – Atlantide – traduzione Maria Sole Iommi
“Quell’estate tornai con un sentimento che conoscevo ma che faticavo a identificare. Quello di ricongiungermi a una felicità certa. Ogni anno, lì, si riproducevano in qualche settimana i misteri di un’intera vita. All’inizio c’era la monotonia di giorni tutti uguali. Poi l’attesa. Subito prima del capovolgimento della metà di agosto, il precipitare doloroso delle ultime sere nella luce autunnale, di già. La fine.”
Dopo otto anni di assenza un giovane uomo ritorna a trascorrere le vacanze nella casa della nonna, in Bretagna. Nel luogo che ha visto ogni agosto della sua infanzia e della sua giovinezza; ogni agosto suo e di tutti quei parenti e amici che là facevano ritorno ogni anno.
“Sembra ci siano persone che non si possono incontrare in alcun altro momento. Appartengono all’agosto.”
La nonna è ormai molto anziana,
“aveva la vecchiaia estrema, presto sarebbe stato un secolo, l’immensa fatica della vita. […] la sua maniera di stare al mondo, immobile e assente, minacciata, rappresentavano bene l’inizio del mese di agosto. I giorni passavano senza che ci si facesse più attenzione, senza contarli. Fuggivano. Era lunedì o giovedì? In fondo importava poco.”
tutti sono invecchiati o, almeno, cresciuti, e ci sono nuovi bimbi a popolare quella casa che pare essere rimasta identica, immobile. Come uguali sono rimasti i luoghi, la spiaggia, i riti che accomunano la tribù, quei ricordi che vengono rievocati perché uniscono, appartengono a quel territorio a quel tempo sospeso dell’anno
“Rievocammo insieme dei ricordi. L’infanzia ci riuniva. La discussione era confortante, immersa nella certezza del passato, nella sua rassicurante immobilità. E nello stesso tempo era dolorosa perché richiamava quanto non avremmo mai rivissuto. Ma non credevo più che rimuginare sui ricordi fosse tempo perduto. Al contrario, con Anne e i cugini della mia età cercavo di rievocarli prima che sparissero del tutto. Facevano di me ciò che ero.”
quel periodo in cui pare che l’unica tristezza possibile possa essere la fine del mese di agosto, la partenza e il ritorno in città, l’arrivo dell’autunno.
“Era cominciato con dei rumori. Sì, perché esistono i rumori dell’autunno, come quel fruscio del vento tra gli alberi che annuncia la burrasca di fine stagione o il frustare più fitto della pioggia contro i vetri. Nel sottobosco le pozzanghere non si asciugavano più. I tigli del giardino avevano una maniera differente di inclinarsi, di lasciarsi accarezzare. Eravamo entrati in un’altra estate.”
ma Pierre Adrian pagina dopo pagina inizia a istillare nel suo lettore la sensazione che quell’anno, quell’estate, qualcosa di più tragico sarebbe accaduto.
I giorni del mare è un romanzo poetico ed evocativo, dove la lingua diventa supporto della malinconia. Dove i ricordi si intrecciano con i rimpianti, dove ogni cosa pare essere stabilita fin dall’inizio, perché sempre identica ogni anno
“Quando sei arrivato? Quando parti?
[…]
Ma quando un viso spariva, s’immaginava fosse ripartito. Non lo si sarebbe più visto fino all’anno dopo. E si accettava di non rivederlo per così tanto tempo solo perché quella era anche la promessa del ritorno della prossima estate.”
e proprio per questo se ne accetta anche la fine, nell’attesa del prossimo inizio.
E Pierre Adrian raccontandoci il mese di agosto, facendo di lui il vero protagonista di questo romanzo, ci racconta la vita
“Agosto era il mese che assomigliava di più alla vita.”
Il mese che, se da una parte, ci rende tutti un po’ più bambini, dall’altro ci mette di fronte alla dolorosa consapevolezza della caducità delle cose, al ticchettio del tempo che passa, all’arrivo di quell’autunno che è età adulta
“Ci era voluta un’estate qualunque, simile alle altre, perché io mi rendessi conto che il tempo passava e che in me già esisteva una prima vecchiaia.”
Adrian è riuscito a rendere perfettamente le sensazioni di chi ogni agosto, torna nello stesso posto; incontra le persone che, per un intero anno, ha atteso di rivedere; arriva sapendo che poi dovrà ripartire, ma sperando che il tempo dell’estate possa dilatarsi come la luce dei suoi pomeriggi. E posso dire tutto questo per esperienza personale!
Un libro non di trama, ma di grande emozione, commozione e bella scrittura. Delicato e delizioso.

