Golem_Torino

Libro Vagabondo_Quarantottesima tappa

Sulla vetrina, accanto alla porta de La libreria del Golem, puoi leggere che l’ingresso è permesso a cani, grandi e piccoli, alle biciclette e non solo. Come appunto è scritto: sei ammesso con cosa e con chi vuoi, basta non sporcare.

E così, appena entri in libreria, non ti meravigli di trovare una bicicletta appoggiata a uno scaffale, proprio lì, accanto alla cassa.

La bicicletta è di Mattia, il giovane e burbero (ma il suo è solo un atteggiamento) proprietario de La libreria del Golem; più tardi mi racconterà che, nel periodo del lockdown, è stato il primo libraio in Italia a inventarsi le consegne a domicilio in bicicletta e, per questo, di essere stato intervistato più volte. Mi dirà anche che ormai chi entra in libreria non fa più caso alla bicicletta e, se ha bisogno proprio di quel libro posizionato dietro di lei, semplicemente la sposta e poi la rimette in posizione.

Ho liquidato subito il tema bicicletta, dato che ho percepito che per Mattia sia ormai un argomento superato, ma comunque presente. Un punto di distinzione, anche se secondario, di una libreria che una sua personalità ha guadagnato, una personalità che la trovi appesa ai muri, tra manifesti e stampe e pagine di libri che fungono da tappezzeria, tra quel blu delle pareti e quei mobili antichi che contrastano con una proposta molto contemporanea e, ovviamente, indipendente. E la trovi in quella proposta.

Mattia mi racconta di essere un po’ un (passatemi il termine) accumulatore e di farsi conquistare da ciò che vede e trova e, quindi, di arrivare spesso in negozio con l’idea di cambiare, di aggiungere un arredo, di dipingere o cambiare la collocazione delle varie case editrici.

E Chiara mi guarda, sorride, e conferma. Mi dice che capisce subito quando Mattia entra in libreria con una nuova idea, e forse teme anche quel, anzi quei, momenti…

Chiara, che in libreria lavora ormai da un po’ di tempo, è arrivata prima da frequentatrice, anche se mi racconta di essere stata una forte lettrice, ma non un’altrettanto forte compratrice, perché bisogna ricordarsi che i due dati spesso non coincidono, mi dice. In seguito ha aiutato Mattia con alcuni eventi,

poi ha iniziato con un contratto di apprendistato e oggi credo proprio si possa dire essere parte integrante della libreria. E questo lo si capisce anche dalle parole di Mattia, che del Golem parla sempre al plurale e che più di una volta sottolinea l’importanza della presenza di Chiara.

L’arrivo di Chiara ha cambiato la libreria, mi racconta Mattia. Primo perché in due possiamo lavorare meglio e occuparci di più cose, all’interno e all’esterno, con banchetti e collaborazioni. Ma non solo, continua,

prima per capire se una mia scelta si sarebbe rivelata sbagliata avrei impiegato giorni, avrei dovuto sbatterci propri il muso, ora il riscontro è immediato, magari sbagliamo ugualmente, certo, ma meno.

Insomma Chiara è anche un occhio di confronto in più, oltre che quell’aiuto che in libreria serve sempre, considerando che il lavoro è tanto.  

Chiara si occupa molto meglio di me della parte dedicata all’illustrazione per l’infanzia, mi dice Mattia, mentre io sono più forte in quella per gli adulti, anche se, riusciamo a essere intercambiabili. Questo dato che in libreria non sempre trovi entrambi, Mattia e Chiara fanno dei turni, oltre a, come detto, occuparsi di eventi o situazioni legate alla libreria, ma all’esterno.

Chiara mi racconta di prediligere e di leggere prevalentemente saggistica. Perché, mi diranno entrambi, noi leggiamo ciò che ci piace, ciò che ci attira. Siamo cambiati come lettori, certo un libraio deve essere un lettore differente: deve sempre pensare chi potrebbe essere il destinatario di quel romanzo, deve leggere con gli occhi degli altri oltre che con i suoi, ma noi, ripetono, continuiamo a leggere ciò che avremmo letto come lettori. Insomma cambia il modo non il cosa.

Del resto non si può leggere tutto ciò che entra in libreria, ma la proposta del Golem è fatta, oltre che dai libri che leggiamo e consigliamo, anche da quelle case editrici che sono diventate amiche, che con noi collaborano e che ormai ci conoscono e sanno cosa può funzionare qua dentro.

Perché una libreria possa funzionare bisogna fare rete, sottolinea Mattia: un libro è fatto da chi lo scrive, da chi lo pubblica, da chi lo legge e poi sì, anche da chi lo vende.

I rapporti, le collaborazioni sono importanti, il creare dei legami che diventano anche sostegno oltre che confronto, dice Mattia.

Durante il lockdown si è rafforzata anche l’amicizia con @la_confraternita_dell_uva di Bologna (quarantasettesima tappa del Libro Vagabondo), mi racconta Mattia:  con Giorgio, il proprietario, ci siamo conosciuti a un Salone e siamo diventati amici: durante il lockdown questa amicizia si è rafforzata, abbiamo condiviso molto e ci siamo suggeriti a vicenda le mosse da fare. Cosa che continuiamo a fare anche oggi;  gli ho anche montato gli scaffali della nuova sede!, aggiunge ridendo.

Le due librerie, infatti, si assomigliano molto, non tanto nello stile quando nella scelta. Una scelta esclusivamente (tranne pochissime eccezioni) indipendente. Siamo simili, ma abbiamo gusti e preferenze differenti e questo si riflette in ciò che suggeriamo, proponiamo e teniamo in libreria.

Noi abbiamo una scelta, più politica, più legata ad alcuni argomenti di saggistica, più working class. I

o, per esempio, amo la letteratura sudamericana e questo lo si vede da ciò che propongo mi dice Mattia, e poi mi mostra un poster di Pedro Lemebel incorniciato in bella vista.

Mi racconta della presenza al Salone, a come ha dovuto sdoppiarsi quasi per seguire più di un banchetto, perché se le case editrici che ci sono amiche hanno bisogno di noi, noi cerchiamo di fare il possibile. Mi racconta della collaborazione con librai e librerie amiche, mi parla di Niky @le_cafeaulait di @libreriamilton ma anche di altre realtà con le quali collaborano. Insomma la parola collaborazione torna spesso in questa chiacchierata.

Ma facciamo un passo indietro. La libreria del Golem apre circa sei anni fa, quando Mattia decide di rilevare una libreria già esistente: ho cambiato tutto, mi dice, e comunque la libreria è molto diversa da quella che era all’inizio, quando non sapevo bene nemmeno io cosa dovevo fare, continua Mattia, ho dovuto sbatterci il naso, perché io solo così sono capace di affrontare le cose, sulla mia pelle. Ho vissuto in libreria per parecchi mesi, sempre qua dentro, dice, e quando dico vissuto intendo proprio che avevo il letto nel retro.

È stata parecchio dura, ma lo rifarei.

Sono diventato libraio perché, dopo essermi laureato in Storia e aver capito che nel campo dell’insegnamento la strada era praticamente impossibile, ho fatto un po’ di tutto, mi racconta mostrandomi una foto dove solleva almeno sette boccali di birra con ognuna delle mani; ero davvero stanco di lavorare con il corpo. Anche se mi fa capire che in libreria, un poco, anche con quello bisogna lavorare, perché è anche lavoro di fatica: Fare il libraio non è di certo un lavoro romantico, dice, come molti immaginano.

Bisogna dimenticare l’idea del libraio seduto dietro al banco con il solo compito di leggere e parlare di libri o di recuperare quei libri, quello forse è il bibliotecario, aggiunge. Il libraio oggi deve fare un po’ di tutto, compresa molta burocrazia,

per esempio, mi dice, io ora devo fare le fatture, perché se voglio incassare devo farlo. E la libreria è un lavoro, non dimentichiamolo.

Noi non vediamo il libro come un oggetto di culto, continua Mattia; è  un oggetto fatto di carta stampata in tante copie. Un libro può essere anche maltrattato, perché conta quello che ti lascia e quello che ti lascia può essere anche qualche ora di divertimento, qualche risata. Mi racconta di aver letto anche libri che io, gli ho risposto, reputo una vera perdita di tempo. Ma lui mi sorride e dice No! Io ho riso tanto e ridere non è una perdita di tempo.

Alcuni libri si vendono da soli, mi racconta, servono a far entrare il cliente in libreria, sono visibili, riconoscibili. Sta poi a noi proporre ciò in cui crediamo, e del resto molti tornano qua proprio per la nostra proposta e le nostre idee. I nostri clienti, comunque, sono per la maggior parte nostri coetanei, parliamo la stessa lingua, ci capiamo, sappiamo rispondere alle loro richieste. E forse anche per la nostra proposta, aggiunge. Ma qua io mi sono sentita di dissentire, perché io che, loro coetanea non sono di certo (anzi!) tra quelle scelte editoriali mi ritrovo; Mattia mi risponde che sì, è vero, in libreria entrano clienti di ogni età, ma il salto generazionale c’è e si sente e, forse, ha anche ragione penso io (e credo di dirlo anche),

quando sento Mattia parlare con un suo coetaneo di argomenti che per me (ormai boomer) sono davvero molto lontani. Ma al Golem, io sono certa, ci sono proposte adatte a ogni genere di età.

La divisione sugli scaffali è per casa editrice e questo, mi dice Chiara, può creare confusione in un nuovo cliente che è abituato a orientarsi per genere, ma qua subentriamo noi con le nostre indicazioni. E questo è il bello dell’essere librai, penso io, come il bello dell’essere lettori: trovare ciò che non pensavi di volere.

La libreria del Golem ha un gruppo di lettura molto libero (ovviamente!) partecipa chi vuole e quando vuole. In libreria vengono fatte diverse presentazioni e, mi racconta Mattia, è capitato di avere eventi con più di settanta persone. Non sapevamo dove mettere la gente, aggiunge, alcuni hanno dovuto accontentarsi del retro.

Quando chiedo del loro essere sempre così frizzanti e originali sui social, sento di aver toccato un tasto non del tutto piacevole. Sui social bisogna esserci, mi dice Mattia, altrimenti non esisti. Ma né io né Chiara amiamo comparire, però cerchiamo di farlo,

perché quello che deve emergere dalla pagina di una libreria è certo la proposta, e come proposta intendo quei i libri che identificano la libreria, aggiunge, ma anche chi sei tu. Il social bisogna farlo, ma bisogna farlo bene.

Entra un cliente e Mattia gli chiede con che aggettivo definirebbe la libreria, lui ci pensa un attimo e risponde: acustica. Acustica? chiedo io. Sì, mi risponde, qua c’è un rumore di sottofondo che io trovo riconoscibile e piacevole e che non trovo altrove. Mattia mi dice che il cliente è un poeta. E io mi chiedo se quel rumore è formato dalla musica oppure da quei libri che un poco qualcosa ci vogliono raccontare.

Ho un treno che mi aspetta, recupero il #librovagabondo e me ne vado di corsa. Prendo il treno al volo, ma una volta seduta mi accorgo che ho dimenticato di farmi scrivere la dedica da Mattia, chiedo perdono: sono una boomer io!

 

La Libreria del Golem è a Torino, via Rossini 21/c
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qua è dove puoi conoscere Mattia e ascoltare le sue risposte alle cinque domande

il Libro Vagabondo proposto da Mattia