Felix Nesi – Utopia – traduzione Elena Ricchitelli
“Un’ora prima che gli assassini attaccassero la casa di Martin Kabiti, la notte della finale della Coppa del Mondo, il sergente Ipi era andato a prenderlo con la sua moto.”
Questo è l’incipit di Gente di Timor il romanzo dell’indonesiano Felix Nesi, e questo è un incipit che non può che catturare subito il lettore.
Siamo a Oetimu ed il il 1998, gli uomini del villaggio sono radunati davanti alla televisione per tifare Ronaldo e il Brasile. Ma, nel frattempo qualcuno sta approfittando della situazione
“Aveva atteso a lungo quel giorno, il giorno in cui tutti gli uomini sarebbero usciti di casa, lasciando soli mogli e figli. Sapeva con certezza che, in quelle ore, Martin sarebbe stato alla stazione di polizia e che sarebbe tornato a casa ubriaco.”
Ma mentre il lettore saprà subito che quella finale sarà vinta dalla Francia, che Zidane segnerà due gol e che Ronaldo quel giorno “sembrava aver perso le zanne”, dovrà invece pazientare parecchio per sapere cosa succederà tra gli assassini e Martin Kabiti, tra gli assassini e Ipi. Perché Felix Nesi prima di portarci all’epilogo della storia dovrà farci conoscere i suoi protagonisti, dovrà raccontarci il percorso che hanno fatto per giungere a quella sera del 1998.
Gente di Timor è un romanzo corale, un romanzo fatto dai suoi personaggi, ma anche dalla storia di un’isola da sempre usurpata dallo straniero
“Am Siki avvertì una stretta al petto. Si rattristò, perché gli stranieri continuavano ad andare e a venire, ma nessuno voleva imparare a parlare bene la lingua del posto. Erano sempre i timoresi a dover studiare il significato degli strani suoni che uscivano dalla bocca dei forestieri: portoghesi, olandesi, giapponesi, e ora anche questi indonesiani.”
un’isola in parte autonoma in parte indonesiana.
Nesi ci presenta ogni attore della sua storia e lo fa incatenando i capitoli l’uno con l’altro, come se ognuno di quei personaggi, passasse il testimone al successivo. Ma a un successivo che, in qualche modo, entra nella sua storia, nella sua vita, e dà il via a una nuova narrazione.
Ora non vi racconterò tutti gli interpreti di Gente di Timor (andrei troppo lunga…) anche se sono consapevole che, non facendolo, vi faccio capire poco di una storia intrigata e stratificata che, a tratti, ricorda la narrazione di tanta letteratura sudamericana (compresi alcuni tocchi di realismo magico); ma posso dirvi che Gente di Timor ci regala la figura di tre donne indimenticabili.
La portoghese Laura, che si troverà ad affrontare una vita molto diversa da quella che aveva immaginato
«Non ho ancora vent’anni. Sarei dovuta essere una signorina spensierata. Ma la guerra si è portata via tutto, anche le cellule dei miei ovuli»
La rivoluzionaria Maria, donna che è incapace di non dire quel che pensa, anche a rischio di doverne pagare le conseguenze: Maria che riesce a far arrossire a anche padre Yosef
“la gente parlava, ma solo Maria sapeva la verità”
E la bella e intelligente Silvy, della quale tutti si innamorano e che diventerà (lo sappiamo già nel primo capitolo) la promessa sposa del temuto sergente Ipi
“In non più di un’ora erano stati raggiunti da due brutte notizie insieme: il Brasile perdeva e la donna dei loro sogni stava per sposare un altro uomo”
Ma ci sono anche gli uomini, ovviamente; uomini che sono spesso portatori di violenza e di guerra. Uomini che hanno ucciso, per difendersi, per vendicare, per proteggere la propria nazione, o, semplicemente, perché potevano farlo conosceremo am Siki, che per una sua azione contro i giapponesi è considerato un eroe e che ora è un punto di riferimento al villaggio
“Era un grande narratore, uno di quelli che utilizzano verbi facili e una certa mimica corporea per favorire l’immaginazione, facendo spesso perdere la cognizione del tempo ai bambini. Anche se talora si limitava a ripetere la stessa storia, ma da un punto di vista diverso, i piccoli lo ascoltavano con stupore, come se fosse la prima volta.”
Linus, bello ma stupido, che vuole servire la sua patria, ma che soprattutto vuole un figlio ed è disposto a tutto per averlo.
E, certo, i personaggi che abbiamo già incontrato all’inizio della storia: Il generale Ipi, le sue origini e i suoi modi
“ogni volta che si presentava il sergente Ipi, qualcuno veniva picchiato”
Martin Kaboto,
Atino, la sua rabbia e il suo desiderio di vendetta
“Atino pensava che l’omicidio si dovesse pagare con la vita, eppure Martin doveva vivere, per provare lo stesso dolore che aveva provocato a lui”
una narrazione corale, appunto, dove le storie a volte si ripetono, ma come nei racconti di am Siki, cambiano il punto di vista e ci danno il quadro dell’insieme.
E una narrazione circolare, perfetta, che ci riporta proprio lì nel punto da dove eravamo partiti. A quel giorno in cui Zidane segnò due gol al Brasile di Ronaldo e vinse i mondiali.
Un romanzo nel quale il lettore entrerà e rimarrà intrappolato. In cui dovrà seguire ogni labirinto narrativo per arrivare a quel finale. Una storia forte, dove spesso incontriamo violenza e sesso, e la sensazione che sia sempre il destino e le vicende della Nazione a dettare le regole della vita di ognuno.
Ma anche un romanzo che riesce, qua e là, a strapparci un sorriso, a utilizzare l’ironia per muovere una critica alla società, alla chiesa, ai coloni.
“Dovevano accettare la realtà, cioè che per essere istruiti c’è bisogno dei soldi. Gli autisti ti portano a scuola se li paghi. I maestri insegnano solo in cambio di denaro. E il denaro non è facile da trovare. Solo le foglie sono facili da trovare. E solo le mucche, nei loro recinti vicino al porto, accettano le foglie come moneta di scambio.”

