Galveston

Nic Pizzolatto – Minimum fax – traduzione di Giuseppe Manuel Brescia

“Il mio nome è Roy Cady, ma Gino aveva cominciato a chiamarmi Big Country, e anni dopo mi chiamavano ancora tutti così, pur senza particolare affetto. Vengo dal Texas orientale, dal cosiddetto Triangolo d’Oro, e quei ragazzi mi avevano sempre considerato un bifolco, il che andava benissimo visto che avevano anche paura di me.”


Siamo nel 1987 e sappiamo subito, dalle prime pagine, che Roy scopre di avere un male incurabile, e, subito dopo, anche che il suo capo, il boss della mala di New Orleans, lo vuole morto. E Roy, ovviamente, nonostante sappia che la sua vita è in dirittura d’arrivo, non vuole morire.
 

“La luce che filtrava attraverso le tende mi si riversava addosso in strisce da prigione vecchio stile. Aspettai un bel po’ su quella sedia, ma il tizio non si fece mai vedere. E visto quello che sarebbe successo dopo, sono arrivato a considerare il tempo passato ad aspettarlo come una linea di demarcazione nelle nostre vite, la sua e la mia.
Un momento nel quale le cose sarebbero potute andare in un modo, prima che andassero in un altro.”


Riesce però a sfuggire all’agguato e lo fa lasciandosi alla spalle qualche cadavere, ma trascinando con sé nella fuga Rocky, una giovane prostituta trovata sulla scena e destinata alla sua stessa fine. E Rocky, a sua volta, porterà con se Tiffany la sorellina di tre anni.
La fuga di questo strano terzetto arriverà in un motel a Galveston.

 
“Non sapevo cosa fare con lei.
Non ero sicuro di capire perché fossi lì, e sapevo che non mi sarei fermato.
Un piano d’azione ragionevole, persino gentile, sarebbe stato trovare un albergo dove potessero stare, pagargli una camera per qualche giorno, e tagliare i ponti. Era difficile, però, guardare la piccola e non sentirsi inclini a una maggiore generosità. Tuttavia sono proprio quelli gli impulsi che ti fottono, che finiscono per farti pagare conti che non sono i tuoi.”


Galveston è un noir ed è un noir polveroso e americano, fatto di alcol, di morti ammazzati e di prostituzione. Ma è anche un romanzo che riesce a farsi attraversare da una vena di generosità e di protezione.

Perché il nostro eroe, in fondo, non è un eroe senza macchia o senza cattivi pensieri (anzi!), ma è anche un uomo capace di soffrire per amore, un uomo che ha le sue ferite. Un uomo che sta pagando i suoi errori


“Nasci, e quarant’anni dopo esci barcollando da un bar, sbigottito dai tuoi stessi acciacchi. Nessuno ti conosce. Guidi lungo superstrade non illuminate, e ti inventi una destinazione perché il segreto è il movimento. E così ti dirigi verso l’ultima cosa che ti resta da perdere, senza avere davvero idea di cosa ne farai.”


Un uomo che riesce a farsi coinvolgere dalla vita e dal futuro delle sue due giovani compagne di avventura (o di sventura)

Nic Pizzolato, noto come creatore della serie tv True Detective, ci regala un romanzo cinematografico, fatto di perdenti e di personaggi ben caratterizzati, scritto con uno stile asciutto e incalzante, dove momenti di calma apparente si alternano a scene dove il pericolo arriva a palesarsi.
Un romanzo fatto di ferite che cercano la loro cicatrice, dove il passato riemerge per gettare in faccia ogni errore. Un romanzo fatto di personaggi costretti ai margini e un eroe che riesce a trovare la sua dignità pagando il suo debito con sé stesso


“E così mi sbagliavo quando dissi a Rocky che puoi scegliere cosa provare. Non è vero. Non è nemmeno vero che puoi scegliere quando lo proverai. Tutto quello che succede è che il passato si coagula, come una cataratta, una crosta di ricordi sui tuoi occhi. E un giorno la luce riesce a entrare.”